domenica 8 giugno 2008

generazione rubata


La prima volta che ho sentito parlare di "Generazione rubata" è stato quando mi son trovato a proiettare il film omonimo al mio cinema, una pellicola australiana del 2002; lo rivedrò quanto prima e pubblicherò la consueta recensione. Questo termine è entrato in uso negli anni ottanta per indicare quei bambini indigeni australiani che sono stati forzatamente sottratti alle loro famiglie dal Governo australiano in un periodo di tempo che va dal 1869 al 1969.

Non ricordo se il film spieghi le motivazioni di questa scelta. Informandomi un po' (Wiki as usual) ne ho trovate di più o meno grottesche: si va dall'aiuto alla razza (i bambini "rubati" sarebbero dei mezzo sangue che venivano emarginati nelle loro tribù; ma in realtà probabilmente non si voleva farli mischiare troppo coi bianchi), al tentativo di civilizzare (dando accesso ad un istruzione che sarebbe stata loro negata rimanendo con le famiglie). In realtà l'effetto positivo è stato soltanto uno: da adulti, questi bambini sradicati dalle loro famiglie hanno avuto mediamente un miglior salario, probabilmente dovuto al fatto di essere entrati in contatto più stretto con la società e aver ricevuto più facilmente gli aiuti statali. Il prezzo pagato però è stato enorme!

Non tutti i bambini forzatamente trasferiti hanno successivamente condannato il sistema. C'è chi ha trovato delle buone intenzioni in tutto questo, il tentativo di dargli un educazione e di fargli quindi trovare un lavoro, e si è solo lamentato della poca considerazione data alle famiglie al momento del trasferimento. Altri osservano che almeno loro hanno imparato a leggere e scrivere correttamente e che la situazione era migliore di quella attuale. Sarà, ma di modi per aiutare la comunità migliori della deportazione forzata dei bambini penso ce ne siano...

Quello che mi ha stupito è che soltanto in tempi recenti sia stata creata una commissione per lo studio di questo fenomeno: nel 1995, grazie alle pressioni delle comunità indigene riguardo l'ignoranza storica di questo fenomeno, è stato creato un gruppo di lavoro che nel 1997 ha pubblicato un rapporto sulla situazione, chiamato Bringing them home. Secondo questo rapporto, almeno 100.000 bambini sono stati allontanati dalle loro famiglie, ma non essendoci registri precisi su cui basarsi il numero totale potrebbe essere più elevato. L'anno seguente, nella stessa data di pubblicazione del rapporto, il 26 maggio, è stato istituito il National Sorry Day.

Nonostante questo rapporto abbia indicato chiaramente le conseguenze disastrose di questa pratica, alcuni politici del governo di destra (al potere nel periodo della pubblicazione del Bringing them home) hanno mosso varie critiche sulla portata del fenomeno, con il Primo Ministro John Howard che si è rifiutato di chiedere scuse ufficiali per paura di scatenare un caos di richieste di risarcimento, aggiungendo che la generazione attuale non deve chiedere scusa e prendersi le colpe delle azioni compiute dalle generazioni passate. In seguito alle pressioni crescenti è tornato sui suoi passi, senza però portare delle scuse ufficiali.

Si è dovuto attendere l'insediamento del nuovo governo laburista a fine 2007 e l'inizio dei lavori del Parlamento australiano nel febbraio '08 per sentir dire dal nuovo Primo Ministro Kevin Rudd: "We say sorry." Qui se vi interessa c'è il filmato del discorso tenuto da Rudd (almeno i primi minuti con la lettura del testo principale).

Come detto da chi è stato vittima di questa deportazione, "qualche centinaio di parole non può risolvere i problemi creati. Ma è un inizio importante."

1 commento:

  1. La condizione degli aborigeni è l'unico aspetto australiano ad avermi lasciato quintali d'amaro in bocca. Sono più o meno trattati come i nativi americani. Isolati e considerati cittadini di serie C2. Uniche possibilità tangibili sono rifugiarsi nell'alcol o fare i guitti per i turisti. Ti capiterà di vederne in ogni dove, nudi e pittati a fare i pagliacci. Purtroppo.

    RispondiElimina