Visualizzazione post con etichetta australia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta australia. Mostra tutti i post

venerdì 1 aprile 2011

australian rock mix


In Australia c'è una fiorente scena rock, molto influenzata dai seventies e tendente più alla ricerca melodica che alla perizia tecnica fine a se stessa. Il livello generale è a mio parere molto buono, anche grazie ad un underground vivace, con molti locali dove suonare; la ricetta è semplice, ma qui in Italia non sembra prendere piede, purtroppo.

Negli ultimi anni, sia per suggerimenti di amici che per scoperte fatte sul posto, sono venuto a conoscenza di diverse band australiane che mi hanno molto affascinato e che tornano di frequente nei miei ascolti. Alcune di queste band hanno avuto enorme successo in patria e sono praticamente sconosciute al di fuori (Powderfinger), altre hanno avuto la sorte opposta (Jet), ci sono realtà in crescita ed ora ai loro primi tour europei (Karnivool) ed altre che, nonostante un livello qualitativo molto alto (nella composizione, ad esempio) combinato con un'orecchiabilità radiofonica, sono inspiegabilmente poco seguite sia dentro che fuori dall'Australia (Thirsty Merc).

Oggi ho pensato ad un mix che riunisse queste band, senza nessuna pretesa di completezza: ho solo voluto riunire i gruppi australiani che più mi piacciono e che spero possano interessare a qualcuno di voi. Se volete approfondire, di seguito ci sono le pagine wikipedia con le discografie, altrimenti chiedete pure a me. Il rock è il comune denominatore, con una piccola escursione nell'electro dei Pendulum (ma la loro base è rock e si sente), per il resto ci si sposta poco, giusto qualche influenza metal nei Karnivool e nei Dead Letter Circus, o la ricerca più intima di Pete Murray (questi sono tra i suoi pezzi più spinti, si inserivano meglio nel mix).

Qui sotto il link per scaricare il mix (per chi non fosse pratico, basta cliccare su "Download Standard" e attendere che finisca il conto alla rovescia):
Download!

Fatemi sapere se qualche band è di vostro gradimenti e se l'idea vi è piaciuta.
Buon ascolto!

venerdì 11 giugno 2010

take me home

Ultimo weekend australiano prima della partenza, si cominciano a chiudere vari capitoli: stamattina sono stato alla Boathouse per prendere l'ultima paga e per i saluti e gli addii di rito. L'ultimo mio giorno di lavoro l'ho fatto martedì, visto che la mia disponibilità per il giorno seguente non è servita causa pioggia. Se gli ultimi giorni di lavoro non mi hanno dato particolari emozioni, forse perché vedevo la partenza ancora non così imminente, andare oggi al lavoro da semplice cliente mi ha colpito.

Certo, i tre mesi e poco più passati al chiosco non sono tantissimi, però l'esperienza l'ho sentita molto emotivamente, e comunque è stata parte del mio quotidiano australiano, che proprio perché tale è forse amplificato: tutto qui è stato nuovo, l'unico collegamento con l'Italia era dietro questo schermo del computer, per il resto ogni cosa è stata da scoprire e conoscere. Mi sono un po' commosso allontanandomi dal parco dopo i saluti, un po' perché era palese il dispiacere dei colleghi e persino del capo, un po' per le belle parole che mi sono state dette, e poi perché sapevo che non avrei più rivisto questo angolo del parco per me ormai così familiare.

Ma come dicevo qualche post fa, ci sono progetti nuovi ad attendermi, quindi ben venga questa nuova partenza, vissuta un po' come la terza dopo quella dall'Italia prima e da Perth verso il Victoria poi. Scrivevo qualche giorno fa in una mail ad un amico di come per me questo continuo cambiare sia inedito, vista la fossilizzazione in cui tendo sempre a ficcarmi. E insegna anche molto, a far tesoro di quello che si sperimenta e ovviamente a mettersi in gioco di più, altra mia grande lacuna. Questo ritorno è solo tale perché verso il luogo da cui sono partito, ma non è un ritorno alla mia vita prima dell'Australia. E penso che capirò se davvero e in cosa sono cambiato solo quando mi ritroverò in Italia e vedrò le mie risposte a input familiari.

Intanto l'emozione è forte, faccio fatica a prender sonno la notte allo stesso modo di quando contavo i giorni prima della partenza per l'Australia. Sinceramente ora come ora non sento tanto nostalgia di questa vita australiana, ma probabilmente è solo perché ci sono ancora immerso. Mi è bastato allontanarmi dal chiosco per sentire un nodo allo stomaco, probabilmente sarà così anche martedì mattina quando uscirò di casa per l'ultima volta. Sono però contento di aver trovato quella serenità nel pensare e programmare il mio futuro che probabilmente era l'obiettivo principale di questo viaggio. Avevo bisogno di allontanarmi da tutto, per quanto difficile fosse, e stare solo per conto mio per capirlo. Veramente non ne ero sicuro, ma ha funzionato!

Vorrei dedicare il tempo restante a visitare un po' la città, ma il meteo non mi aiuta vista la pioggia che si fa vedere spesso. Ieri comunque ho seguito un itinerario della mia guida di Melbourne che mi ha portato nelle viette più nascoste del centro: nate come strade di servizio, con lo sviluppo intenso della città si sono pian piano riempite di negozi e di caffè, vedendo sfruttato ogni centimetro disponibile.

Alcune di queste vie, però, sono rimaste quasi inutilizzate, preda quindi degli artisti di strada che le hanno trasformate in un'opera d'arte in continua evoluzione, tra graffiti e poster ovunque. Una di queste è la famosa ACDC Lane, istituita ovviamente in onore della più famosa band australiana e di Melbourne.

E' stato bello essere "Nick" per qualche mese, riabbracciare Sergio, scoprire un paese nuovo e viverlo andando oltre l'immagine da cartolina, parlare inglese con più o meno difficoltà, guidare per migliaia di chilometri con un sei cilindri sotto il pedale, fare lavori diversi, scoprire l'indipendenza di un appartamento mio... E istruttivo, più di tutto, scoprirsi fragili e in crisi nelle difficoltà e venire a contatto coi propri limiti. Ora mi aspettano sedicimiladuecentosettanta chilometri (e centoventiquattro metri) da attraversare, da casa mia a Kew a quella dei miei genitori ad Albano. Si torna a casa! E visto il lungo viaggio, un Ganesh benaugurante non fa male.

giovedì 27 maggio 2010

le profezie di Misterione, terza puntata

Continuano le previsioni sul 2000 de Il Globo, questa volta incentrate sul tema alimentazione. Vado subito col primo sommario:

Nell'Imperial Valley della California si fanno fruttare le piante quattro volte all'anno e si ottengono chicchi d'uva grossi quanto mandarini - Carciofi "su ordinazione" in pochi giorni - Esplode il germoglio appena gettato il seme - Dall'istante della semina fino alla tavola del consumatore, nessuna mano d'uomo tocca il prodotto e nessun contadino si sporca più di terra neppure la suola delle scarpe - A forza di incroci, dei maiali sono stati ridotti alle dimensioni di coniglio per un più facile allevamento e smercio - Bastano 42 giorni per trasformare un pulcino in un grasso e carnoso pollo da mercato: meno della metà del processo naturale - I tacchini senza padre, nati da madre vergine

Come nella puntata precedente, anche qui le previsioni sono quell'attimo ottimistiche. Non capisco bene quanto contento potrebbe essere il contadino, né la sua ragione d'esistenza, se davvero non fosse più necessario lavorare i campi. Anche del maiale rimpicciolito mi sfuggono i lati positivi: che me ne faccio di un salame grande come un dito?! Vediamo se col prossimo sommario va un po' meglio:

Alcuni segreti della dieta dei nostri nipoti: bistecche disidratate, ridotte alle dimensioni di francobolli, sandwiches di pollo come un'ostia che si gonfiano dopo l'immersione nell'acqua, fragole trattate con raggi gamma e conservabili fino a vent'anni - Prosciutto, funghi e pere sottoposti a radiazioni atomiche, rimangono freschi come all'istante della produzione e della raccolta - Il frigorifero non servirà più - Gli industriali di cibi inscatolati si lamentavano che i pomodori erano troppo grossi e irregolari: così sono stati prodotti pomodori quadrati - Negli stabilimenti della Du Pont a Wilmington si fabbrica già marmo sintetico che ha le identiche qualità e prestazioni, ma costa un terzo, del marmo naturale - La plastica materiale principale del futuro

A parte l'indovinata impennata dell'utilizzo della plastica, anche qui si naviga nella fantascienza. Se anche fosse possibile avere cibi sempre freschi, non so quanto sarebbe salutare mangiarli conditi di radiazioni atomiche! Mentre il cibo francobollo forse non è così assurdo, ma di certo non si è ancora diffuso quanto credevano.

Stupisce la fiducia incondizionata verso le scienze ed il trattamento chimico del cibo, qualcosa che ora si comincia a mettere seriamente in discussione con coltivazioni biologiche, organiche, biodinamiche... Probabilmente è un po' il taglio della rubrica de Il Globo ad essere così poco critica, magari già dai primi anni '70 c'era qualche movimento verde attento alle coltivazioni; non sono affatto ferrato sull'argomento, quindi non so essere più preciso. Altra cosa da dire, gli accenni alle mutazioni indotte degli animali qui fanno sorridere, ma ci sono cose che l'uomo ha già fatto e che continuerà a fare che forse non sono poi troppo distanti, anzi magari son pure peggio!

Diciamo che questa fantascienza anni '60, questa visione del futuro come qualcosa di efficiente, sicuro e sano, mi fa sorridere, ma in fondo la invidio, perché quest'ottimismo lo si è perso. Ora il futuro è irrimediabilmente oscuro, inquinato, popolato da guerre per le risorse, alterato dai cambiamenti climatici e dall'incuria e il disinteresse dell'uomo. Speriamo di sbagliarci tanto quanto Misterione!

lunedì 17 maggio 2010

inglish

"Vado in Australia per migliorare il mio inglese". La maggior parte delle volte dopo aver detto questa frase mi sono sentito rispondere: "Ma allora stai sbagliando paese!"

E' vero, l'inglese parlato dall'australiano medio ha una cadenza particolare, ma il più delle volte la verità è che un inglese "vero" non esiste. Certo, c'è il british english, c'è "l'inglese della regina", ma anche solo in Inghilterra è possibile trovare diversi dialetti, per non parlare della Gran Bretagna intera. Il più delle volte quando si pensa ad un inglese standard, si ha in mente quello americano: vuoi per la musica, vuoi per i film o le serie tv, è questo per me l'inglese che ho come riferimento e quello che la mia cadenza maccheronica tenta di imitare di più.

Essendo un ex colonia inglese, in Australia l'influenza del british english è forte, ed è la base su cui poi è partita l'evoluzione dell'inglese australiano. Probabilmente questi mesi passati downunder stanno un po' modificando la mia parlata, in fondo non avevo mai passato prima più di due settimane in un paese anglofono. Quello su cui riflettevo oggi, però, è che quotidianamente sono esposto ad una miriade di inglesi differenti, di cui quello australiano è solo una piccola parte.

Al chiosco dove lavoro ho a che fare con molti stranieri, dai paesi più differenti, oltre a qualche australiano: c'è Joe da Newcastle, Tammy da Manchester, Clare e Lee da Glasgow, poi gli asiatici Chay e Rick (India), Basu e Ace (Nepal), Jet (Malaysia), più qualche altro collega del caffè che vedo ogni tanto, come il messicano Juan, o i cuochi del ristorante, un italo-australiano di nome Enzo e un indiano.

Ognuno di loro parla un inglese differente, quello senza "erre" e con delle vocali aperte degli inglesi, lo scottish english che è sicuramente il più curioso e per me il più difficile da capire, il buffo inglese degli indiani che sa essere ostico anche per la testardaggine dei parlanti che non si sforzano molto per risultare meglio comprensibili, la versione malese un po' più nasale e aperta, che fa percepire il background della lingua orientale di partenza, oppure le cadenze più familiari dell'inglese influenzato dallo spagnolo o dall'italiano. Durante le prime settimane ho anche avuto un collega tedesco che come molti suoi connazionali parlava un inglese corretto e facilmente comprensibile.

Oltre a questi colleghi stranieri c'è una manciata di australiani, ognuno col suo modo di parlare: c'è Robbie che è l'australiano doc con la parlata dell'outback, quella proprio eccessiva e caratteristica, c'è Emma che sarebbe comprensibile se rallentasse un po' la velocità di espressione, Kieran che eccede nel senso opposto con una parlata lenta e per questo molto chiara, più qualche superiore, ognuno con una gradazione diversa di accento australiano nel proprio inglese.

Insomma, il chiosco è uno spaccato dell'Australia, tante nazionalità e tante parlate differenti. Sicuramente una buona palestra, se non per imparare un inglese perfetto, almeno per adattare l'orecchio ad una costante babele di inglesi diversi!

sabato 8 maggio 2010

le profezie di Misterione, seconda puntata

Spulciando i vari numeri de Il Globo dei primi anni '70, mi sono imbattuto in una rubrica dal nome "America 2000", dedicata alle invenzioni scientifiche prospettate per i trent'anni a venire. Il giornalista Luigi Romersa, curatore di questa rubrica, ha viaggiato in lungo e in largo gli Stati Uniti da un laboratorio scientifico all'altro, intervistando visionari inventori e cercando di delineare quella che sarebbe stata la vita negli anni duemila.

Dovendomi dedicare alla ricerca di ben altro materiale, non mi è stato possibile leggere gli articoli per intero, ma non ho potuto fare a meno di trascrivere i sommari introduttivi. E' vero che non è mai facile fare previsioni sul futuro, si tende sempre a immaginare un mondo fantascientifico a pochi anni di distanza. Bisogna riconoscere che alcune delle previsioni si sono rivelate corrette. Certe affermazioni di Romersa, però, mi sembrano parecchio ingenue! Mi chiedo che scienziati folli abbia intervistato! E che fine abbiano fatto loro ed i loro studi...

In ogni caso, puntata dopo puntata, prendendo in prestito il nome dell'ormai mitico profeta Misterione, vi riporterò questi geniali sommari. Qui di seguito il primo:

Helmer e Gordon, due vulcanici cervelli da cui dipendono gran parte delle sorti dell'America e del mondo, scatenano una guerra alle leggi della natura per rendere l'uomo utile e giovanile fino dopo i 200 anni d'età - Fra pochi anni, nel 1975, i traduttori automatici elimineranno il problema delle differenze delle lingue - Nel 1990 la vita sarà creata del tutto artificialmente in laboratorio e nello stesso tempo si potrà provocare a piacimento la pioggia e il bel tempo - La scienza farà del futuro un miracolo continuo - Si potrà smontare un essere umano, togliergli il cuore, i polmoni, il cervello, il fegato, l'intestino, le gambe, le braccia e ricomporlo con pezzi artificiali - Si troverà il sistema di avere donne sempre giovani e belle e scomparirà lo spauracchio della menopausa - Topi vengono educati e poi ammazzati, ed il "neurone", in cui è concentrata la scienza appresa, è quindi iniettato in topi "ignoranti": sarà lo stesso per gli uomini

Non male la vita nel duemila, eh? Soprattutto per le donne sempre giovani e belle... Piuttosto ottimistica la previsione sulle lingue, mi sa che Romersa ha intervistato uno sceneggiatore di Star Trek credendo fosse uno scienziato! Col meteo qualcosa si è fatto, ma non così a comando. Anche l'ultima ipotesi fa molto fantascienza ed eugenetica. E questi Helmer e Gordon che avevano in mano le sorti del mondo, dove sono finiti?!

Ed ecco il secondo sommario:

I militari, che potranno essere trasportati da un punto all'altro del mondo nel giro di venti o trenta minuti per mezzo di razzi, adopereranno piccole "carabine atomiche" della potenza di un kilotone - Tempeste e bufere di pioggia e tormente di neve saranno artificialmente create per bloccare il nemico - I delfini verranno adoperati come i ricognitori marini del futuro - Regolari traffici con la "colonia-Luna" per mezzo di autobus spaziali a centocinquata duecento posti - Basterà una pillola per rendere gli uomini immuni alle radaizioni nucleari

Anche qui grande ottimismo, sembra più L'Eternauta che una plausibile previsione per il duemila. I delfini credo siano stati seriamente usati in campo militare, ma sono piuttosto ignorante al riguardo e tutto quello che riesco a ricordare sono quelli totalmente inutili di Steve Zissou! Alla prossima!

giovedì 6 maggio 2010

A380 experience!

Oggi ho preso il biglietto di ritorno, parto il 15 giugno mattina e arrivo il giorno seguente, all'alba, a Malpensa, volando con Singapore Airlines. Purtroppo la lowcost AirAsia che tanto economica si era rivelata all'andata, per il viaggio di ritorno diventa meno conveniente. E' vero che volo da Melbourne, quindi più lontano rispetto all'arrivo nell'Australia Occidentale, però il prezzo è più che raddoppiato!

Con un centinaio di dollari in più, quindi, posso volare con una compagnia aerea vera, cibo e intrattenimento compresi, e non devo fare scalo a Londra. Inoltre avrò l'inaspettato piacere di poter volare, nella prima tratta da Melbourne a Singapore, su un Airbus A380! Trattasi, per chi non ne fosse al corrente, del più grosso aereo di linea mai costruito. E' vero che è solo qualche metro più grande dello storico 747, ma il solo fatto di avere due piani lo rende un vero e proprio palazzo volante! Ok, sto parlando più dell'aereo che del ritorno, ma se mi conoscete non sarete sorpresi. Aggiungo soltanto che ho deciso di partire qualche ora prima e attendere di più a Singapore solo per poter volare sull'A380 e non su un "banale" Boeing 777 (che, per la cronaca, mi attenderà a Singapore per il volo verso l'Italia).

Fino a qualche settimana fa pensavo di tornare intorno a metà maggio, l'avevo anche scritto qui sul blog mi pare. Ho però cambiato idea, o meglio ho deciso di estendere di un mese la mia permanenza, perché mi sembrava di partire troppo presto. Un po' perché sul lavoro ormai mi trovo bene, mi arrangio in tutto e, a parte in questi giorni di pioggia, mi trovo a lavorare di più perché alcuni colleghi hanno lasciato. Per quanto banale possa essere il mio lavoro, è comunque piacevole e abbastanza soddisfacente gestirmi i miei spazi e le mie mansioni senza dover chiedere continuamente agli altri come fare le cose o dove trovare quello che serve come all'inizio. La routine casa-lavoro è, appunto, diventata un'abitudine e mi sono reso conto che non volevo abbandonarla così presto.

Inoltre, sia per il maggior lavoro che per un mio impigrimento, la ricerca per la tesi aveva subito un rallentamento. Ben venga quindi questo mese aggiuntivo per completare gli studi sul posto. La spulciatura delle prime pagine de Il Globo procede a gonfie vele, tra brutto tempo e giorni di riposo, in questi giorni sto facendo una full-immersion alla State Library con i microfilm del giornale, ho appena terminato gli anni '70. Mi ha fatto un certo effetto leggere i titoli del caso Moro, settimana dopo settimana, o le notizie quasi regolari degli altri omicidi legati al terrorismo di sinistra o di destra. Altro titolo regolare in quel periodo è stato questo: "Il governo Andreotti in crisi"! Ma quanti governi ha guidato o tentato di guidare?! Inoltre scopro perle di giornalismo come la seguente:

Mi è stato appena chiesto se mi sento triste o agitato per il rientro. Devo ammettere che in questi giorni ho faticato a prendere sonno, quindi probabilmente agitato lo sono! La tristezza ci sarà di sicuro, ma intanto non si sente visto che ho ancora più di un mese davanti a me. I piani per il futuro prendono piano piano forma, anche per questo il rientro lo vivo in maniera positiva e con attesa. Spero inoltre che il tempo a Bergamo, in questi quaranta giorni che mi separano dall'Italia, abbia modo di sistemarsi e volgersi al bello!

mercoledì 28 aprile 2010

le profezie di Misterione, prima puntata

La lettura delle prime edizioni de Il Globo continua a regalare spunti interessanti! Oggi mi sono imbattuto in un articolo in prima pagina che mi ha lasciato senza parole. Il numero su cui è pubblicato è dei primi giorni di marzo del 1969 (allora Il Globo era ancora un settimanale), ho quindi pensato che fosse un pesce d'aprile in anticipo, ma sui numeri delle settimane seguenti non s'è più fatto cenno alla storia raccontata. Ma l'ilarità del testo è troppa anche per gli anni '60, suppongo quindi sia stato uno scherzo della redazione e che nessuno ci abbia creduto seriamente.

La notizia che viene riportata è la scoperta di un manoscritto del 1582, ritrovato nelle rovine dell'antico convento basiliano di Polistena, una piccola cittadina della provincia di Reggio Calabria, raso al suolo dal "flagello del 1783", un devastante terremoto che interessò tutto il sud Italia. Facendo qualche ricerca ho scoperto che in Calabria esisterebbe tuttora una superstizione secondo cui le estati molto calde (come quella dell'anno precedente il flagello, il 1782) precederebbero i terremoti.

Il contenuto clamoroso di questo manoscritto è una preveggenza di incredibile precisione, ad opera di uno sconosciuto monaco, di nome Misterione! Inutile dire che le ricerche di cui sopra non hanno portato ad alcun risultato riguardo sia la preveggenza che il nome (geniale) di questo monaco. Tale Misterione aveva previsto lo sbarco sulla Luna ad opera di tre astronauti americani con ben 400 anni di anticipo! E' piuttosto curioso però che questo manoscritto sia venuto alla luce solo quattro mesi prima del vero e proprio sbarco dell'Apollo 11...

In ogni caso, spazio alle parole di Misterione!

"Seculo de la luna sirà nomato quello et auuerrà insù alla fine de lo anno bismillesimo de la era crisiana. Et li primeri huomini che alla luna adiungeranno sirano tres huomini de lo novo continente, buscato da messer Colombo novanta anni or sonvi et itinere faranno verso la luna ne lo tempo sacro di Natale et sirà quello el primero Natale lunatico."

Ok, in effetti si fa riferimento al Natale, mentre Armstrong e compagni sono sbarcati a luglio. Ma Misterione ha anche parole premonitrici sugli usi e costumi dei giovani del '900! Prima attacca i ragazzi dai capelli lunghi:

"Et haurassi abbondevol copia di homini giovini che li capelli usque alli pedi poraranno o trezza assai longa, fino at assembrare selvaggiosi ed raminghi come li antichi romei, per lo chè essi hauer douarebbero cento tratti di corda cadauno per omne capillo de la testa, ouuero anni tres di relegatione ne la insula di Sardinia, infra li nuraghi."

Poi ne ha anche per le ragazze e per i loro vestitini post-rivoluzione sessuale:

"Et le femine, pulzelle grande licenziosità et nudità ne lo vestimento hauranno perlochè ne lo Polo frigiorioso esse devariano essere mandate et colà bramar vestimento et non hauerlo, et piagner de frigore et nidutate per secula seculorum."

Ma il meglio arriva alla fine, quando si ritorna alla preveggenza lunare, con delle metafore da applausi:

"Io veggio huomini iscapar navigando diritto come fulgure verso lo cielo de le stelle fisse, auuerossia verso la luna et ponere pede su quella grande frittata d'argento che naviga ne lo padellon del cielo."

Grande Misterione!

Il Globo mi ha regalato altre sorprese ed altre preveggenze sulla vita negli anni 2000, questa volta sicuramente senza ironia, seppur con parecchia ingenuità, quindi rimanete sintonizzati perché la rubrica "le profezie di Misterione" rimarrà a farci compagnia per un po'!

sabato 24 aprile 2010

district 9

Ieri sera ho visto District 9 al cinema, in una serata dedicata alla fantascienza, in cui era proposto insieme allo splendido Moon. Sapevo poco di questo film sudafricano, giusto la premessa che fa da sfondo alla storia e che viene spiegata anche dal trailer, praticamente un riassunto dei primi dieci minuti del film.



Dopo questa fase introduttiva, il documentario lascia spazio all'azione, in un crescendo sempre più movimentato e cruento. Non voglio rivelare alcun dettaglio per chi di voi deve ancora vedere il film, sappiate che parecchie scene a me hanno fatto davvero effetto ed in genere non mi lascio impressionare facilmente. Ma se quest'azione colpisce durante la visione, le riflessioni del giorno dopo si concentrano soprattutto sui contenuti sociali della pellicola.

L'ambientazione sudafricana non lascia scampo, i riferimenti all'apartheid sono palesi, addirittura più di quanto pensassi, visto che per mia ignoranza non ho mai approfondito bene la storia degli scontri razziali in Sud Africa. Per esempio, il nome del distretto in cui sono rinchiusi gli alieni e la deportazione di questi fa riferimento al District Six, un'area residenziale all'interno di Cape Town da cui sono state forzatamente rimosse 60 mila persone di colore per trasformarla in un'area per soli bianchi.

Ma gli eventi e le situazioni che il film rappresenta da un punto di vista fantascientifico potrebbero benissimo essere applicate ad altre zone nel mondo in cui vi sia uno scontro razziale o religioso. Preoccupante e desolante sentire alcune persone ridacchiare durante la proiezione del film durante certe scene in cui gli alieni vengono maltrattati; gli australiani hanno poco da insegnare visto che con gli aborigeni hanno fatto ben peggio che gli umani in District 9. Peccato che ancora oggi ci sia chi considera la fantascienza solo un'evasione dalla realtà quotidiana.

Tornando a District 9, informandomi un po' su wikipedia ho scoperto che il regista (alla sua opera prima: complimenti!) ha adattato al grande schermo un corto da lui realizzato nel 2005, Alive in Joburg. Eccolo qui sotto, o se volete qui con sottotitoli in italiano.



Al di là della realizzazione ovviamente amatoriale (gli alieni sono anche fatti bene, ma le armature sembrano dei Gundam super-deformed!), anche qui i riferimenti agli scontri etnici sono più palesi di quanto sembri: per esempio, le interviste riportate in cui non si fa riferimento agli alieni sono prese da veri documentari in cui gli intervistati esprimevano la loro opinione sui rifugiati zimbabwiani.

Guardandolo ora dopo aver visto il lungometraggio, è bello notare come ci siano diversi elementi che sono stati ripresi e ampliati, inoltre l'attore al minuto 3:20 è il protagonista di District 9.

geniale campagna pubblicitaria per District 9

Certo il film di Blomkamp mette tante questioni scottanti sul tavolo senza proporre alcuna soluzione, inoltre lo sfondo sociale fa, appunto, solo da sfondo, il resto è azione. Si parla inoltre di sequel (che forse sarà un prequel), il che mi fa storcere il naso. In ogni caso District 9 rimane un gran film, decisamente consigliato.

sabato 17 aprile 2010

di partenze e rimanenze

E così Kerem è partito ed io sono tornato alla solita routine. E' stato bello avere una compagnia diversa in questi giorni, parlare tanto, fare nuove esperienze e godersi Blues Brothers al cinema: cosa chiedere di più? In un certo senso in questi giorni Kerem ed io ci siamo influenzati a vicenda, trovando nell'altro quello che ci mancava.

Dopo mesi on the road, Kerem aveva voglia di un po' di tranquillità, di dormire sotto un tetto che non fosse quello della sua auto, di fare la vita di città; io invece, dopo più di un mese di routine lavorativa, avevo voglia di evasione, di staccare dal lavoro e di fare cose diverse. Adesso, paradossalmente, io avrei voluto andare con lui verso Perth per assaporare ancora la sensazione di libertà che solo un viaggio verso mete distanti migliaia di chilometri può dare, mentre lui era quasi in fastidio a partire e avrebbe voluto fermarsi di più e godersi la tranquilla vita di sobborgo!

Ma ognuno ha ripreso la sua strada, contento di questa condivisione inaspettata. Arrivederci in Europa quindi, tra diversi mesi. Kerem vorrebbe tornare via terra, o mare, passando in particolare per la Turchia, paese d'origine della sua famiglia. Ma intanto ci sono ancora diversi mesi in Australia, visto che come per me il suo visto scade a novembre e lui ha intenzione di sfruttarlo fino alla fine.

La proiezione di ieri sera è stata davvero uno spasso, la sala era quasi piena e vedere Kerem divertito (era la sua prima volta con i Blues Brothers, non male quindi godersela al cinema) mi ha fatto davvero piacere. Come per tutti i film visti e rivisti in gioventù, sono più legato alla versione doppiata in italiano, anche perché in questo caso i doppiatori hanno fatto un grande lavoro rendendolo quasi migliore e caratterizzando meglio i personaggi. In ogni caso, nonostante i suoi trent'anni, rimane una commedia musicale geniale, sempre piacevole da vedere anche se la si conosce a memoria. E poi avere un pubblico che ride, applaude e ripete le battute più mitiche esalta ancora di più!

venerdì 16 aprile 2010

...due cigni...neri...dei pipistrelli...neri...

Dopo due settimane di tempo variabile, pioggia e soprattutto temperature massime intorno ai 15 gradi, ecco tornato il sole, il cielo blu e i 25 gradi! Non ho idea di quanto durerà, a Melbourne non si può mai essere certi di nulla riguardo il meteo, quindi meglio godersi il sole finché c'è. Nonostante ieri fossero ancora le nuvole grigie a farla da padrone, io e Kerem siamo usciti per una passeggiata. Visto che Kew è un sobborgo carino, ma non certo per turisti, ho pensato che sarebbe stato più piacevole andare al parco e, soprattutto, noleggiare una canoa per un giro sul fiume, visto che come dipendente alla Boathouse posso farlo senza pagare.

Arrivato al molo ho trovato due amici visti soltanto un'altra volta in questi mesi, due splendidi cigni neri che vivono in zona, ma che si fanno vedere raramente. La prima volta che li ho visti stavo lavorando e quindi non avevo la fotocamera con me, ma questa volta sono riuscito ad immortalarli. Trovo che siano davvero splendidi, tra l'altro sono molto amichevoli e se ti avvicini ti vengono incontro. Fa davvero strano vederli, sembra di guardare un cigno in negativo!

Il giro in canoa è stato davvero bello, anche grazie al fatto che le due gocce di pioggia che avevano iniziato a cadere hanno presto lasciato spazio a qualche raggio di sole, salvo poi tornare di nuovo, ma nel corso del pomeriggio. Completamente soli, ci siamo diretti controcorrente come sempre si consiglia, visto che viene più facile poi tornare indietro. Certo la corrente sullo Yarra non è forte, ma abbiamo verificato che il rientro è stato davvero più semplice, anche se c'è da remare. L'idea era di farci un giro di un'oretta, per poi rifare la stessa strada a piedi arrivando però fino alla colonia dei pipistrelloni. Invece, a forza di remare, ci siamo arrivati in canoa e sono davvero contento che sia andata così, perché vederli dall'acqua, da molto vicino, è stata un'esperienza che non dimenticherò!

Le volpi volanti sono tante, centinaia di sicuro, probabilmente anche un migliaio. Durante il giorno si aggrappano ai rami degli eucalipti e sembrano dei frutti neri e sproporzionati. Forse per il nostro passaggio o forse perché semplicemente chiacchieravano tra loro, il rumore dei loro versi era molto forte.



Mentre facevamo qualche foto ci siamo avvicinati ad uno degli alberi ed abbiamo notato come i pipistrelli nei rami più bassi avevano aperto le loro ali e ci fissavano! Non credo che ci fosse alcun vero pericolo, ma certo ci ha fatto impressione e così abbiamo deciso di tornare a più sicure distanze.

La zona è comunque controllata da telecamere, come avvertono i cartelli nella zona, e l'imperativo è non disturbare. L'odore cattivo di cui avevo sentito parlare si è sentito, ma non in maniera forte, né fastidiosa come credevo.

Il giro in canoa era qualcosa che ci tenevo a fare, come anche il visitare la colonia dei volponi volanti, è stato bello poterlo fare con Kerem che si è entusiasmato quanto me.

Oggi invece siamo stati da un meccanico per far controllare la sua auto. La situazione non è così critica come sembrava, anche se purtroppo non c'è stato modo di trovare il pezzo che andrebbe sostituito sulla sua auto per correggere la piega della ruota. Il problema non è il pezzo in sé, che può resistere anche così, quanto il consumo e la pressione della ruota che si ritrova a toccare l'asfalto solo con la spalla destra. In ogni caso, Kerem pare determinato a tentare il viaggio verso ovest, o per lo meno ad iniziarlo tenendo sotto osservazione la situazione. Lo posso capire, quando viaggi e trovi un'auto come compagna ti ci affezioni molto, paradossalmente l'incidente lo ha legato ancora di più ed ora raggiungere Perth con quella Subaru svergola è diventata una missione!

L'importante è non rischiare stupidamente di fare un altro incidente, inoltre c'è da tener conto il parere della polizia: non credo che una macchina che sembra disegnata da Picasso possa passare un controllo... In ogni caso, la strada da qui ad Adelaide non è particolarmente lunga né attraversa zone deserte, quindi è fattibile. Il problema potrebbe essere l'attraversare il Nullarbor, che non perdona; io ho suggerito di cercare ad Adelaide il pezzo di ricambio: qui in Victoria tutto è più costoso e meno alla mano, sicuramente nel South Australia, e ancora meglio nel Western Australia, i pezzi di ricambio per auto di vent'anni fa si trovano senza grossi problemi.

E rimanendo in tema di uomini in missione, stasera lo porto al cinema a vedere Blues Brothers, che non ha mai visto! Eresia. Non potevo mancare quest'appuntamento: dopo la splendida proiezione fatta al Conca Verde due capodanni fa da dvd, adesso avrò modo di vederlo anche in pellicola! Ora che ci penso, si rimarrà anche in tema "incidenti d'auto"...

mercoledì 14 aprile 2010

Kerem

Questa mattina ho ricevuto una chiamata da Kerem, l'amico tedesco conosciuto nei primi giorni a Melbourne, tornato oggi in città dopo due mesi passati in Tasmania. Al contrario di quanto successe a gennaio, quando io ero in crisi totale e lui mi risollevò il morale, adesso è lui ad essere in una situazione problematica, quindi per me è stato un piacere poterlo aiutare offrendogli almeno l'alloggio per qualche giorno, visto che il mio coinquilino è a Sydney coi genitori.

Qualche giorno fa Kerem si è capottato con la sua auto. Per fortuna non si è fatto un graffio, nonostante il ribaltamento e il finestrino del lato guidatore che sia andato in frantumi. Passata la paura è subentrato lo sconforto: l'auto doveva servire per un viaggio verso l'ovest e poi il nord dell'Australia, mentre ora è un catorcino ambulante che non si sa ancora se possa avere un futuro.

Al di là del danno estetico, c'è una ruota posteriore che ha un'inclinazione poco simpatica. Il meccanico da cui Kerem è andato per capire un po' che fare si è persino rifiutato di controllarla dicendo che è da buttare. Io non me ne intendo, ma non mi pare che il danno sia così estremo. Certo, visto i prezzi delle auto usate forse non val la pena di sistemarla, ma addirittura rifiutarsi di controllarla mi pare eccessivo. Comunque adesso vedremo cosa si può fare, ovviamente la sicurezza ha la priorità.

In ogni caso, ora ha qualche giorno per riflettere ed a me fa molto piacere avere compagnia. Dopo cena abbiamo parlato parecchio, raccontandoci le esperienze di questi mesi e poi partendo in discorsi filosofici sul senso della vita. Si, avevamo bevuto, ma solo uno o due bicchieri di vino!

Mi ha colpito rivederlo, positivamente, sia per il piacere di passare il tempo con una persona speciale quale lui è, sia perché rivederlo ora mi fa riflettere sui cambiamenti di questi mesi. Come già detto, l'ho conosciuto proprio nel momento più nero di quest'esperienza australiana, in piena crisi appena arrivato a Melbourne. E fu proprio lui a farmi rilassare, sorridere e a darmi coraggio. E adesso, dopo qualche mese, eccoci qui ancora insieme, però questa volta nel mio appartamento. Chi l'avrebbe mai detto quei primi giorni, sperduto in una città ostile?

Neanche a farlo apposta, domani e dopo sono di riposo dal lavoro, quindi avrò modo di godermi questa breve convivenza, anche se mi ero ripromesso di concentrarmi bene sullo studio che sto pigramente lasciando da parte e quindi mi prenderò i miei spazi. E' bello aver ritrovato una persona così speciale e poter essere d'aiuto, sono piccole esperienze che però contano tanto.

martedì 13 aprile 2010

il ritorno

Oggi ho comunicato al mio capo che tra un mese smetterò di lavorare e devo ammettere che la decisione di tornare in Italia a maggio non è stata così facile da prendere come avrei immaginato. In realtà era già nei piani, anzi mi ero persino detto che sarei anche potuto tornare prima. Poi dopo ardua ricerca ho finalmente trovato il lavoro al chiosco e da lì è cominciata la routine casa-lavoro che continua tutt'oggi.

Proprio questa routine mi ha tenuto lontano dal blog, non perché non avessi materialmente tempo per scrivere, ma a causa di una mancanza di argomenti interessanti di cui parlare. Qui tutto procede bene: sono arrivati i genitori del mio coinquilino (anche se ora sono tutti a Sydney per festeggiare il capodanno buddista), sul lavoro ormai mi arrangio senza problemi e coi colleghi mi trovo sempre bene e sto piano piano approfondendo la conoscenza e legando.

Ma c'era un altro motivo che mi ha tenuto temporaneamente distante dalla scrittura in queste prime settimane di aprile: dopo i giorni impegnativi delle vacanze pasquali ho cominciato a pensare al ritorno in Italia e a come organizzarmi ed in quel momento mi sono reso conto che mi spiaceva lasciare tutto quello che avevo costruito qui. Ci sono tanti motivi per cui ho voglia di tornare, non fraintendetemi: rivedere la famiglia, i nipoti, gli amici, ritrovare le atmosfere di casa, tornare ad esprimermi compiutamente senza troppe ansie (si, lo so, anche in italiano a volte faccio fatica) e soprattutto continuare coi progetti di studio. Però....

Però qui ho una casa in cui mi trovo bene ed ho i miei spazi, ho un lavoro che non è eccezionale, ma che mi permette di mantenermi e che vivo serenamente, che a volte è impegnativo e altre mi regala belle risate. Ed ho un visto che dura fino a metà novembre. Per un po' di giorni sono stato quindi incerto sul da farsi. Certo, restare avrebbe voluto dire posticipare per l'ennesima volta gli impegni universitari, rinviare di qualche mese il ritorno tra le persone che ho care, ma almeno mi sarei goduto ancora un po' la mia vita a Melbourne, la mia indipendenza, e avrei potuto garantire un rapporto di lavoro più duraturo al chiosco.

Stamattina la decisione definitiva, quella di tornare a metà maggio. Il mio capo non ha fatto storie, probabilmente non solo perché è una persona comprensiva, ma anche perché in fondo non sarei stato così essenziale nei prossimi mesi, con l'inverno alle porte (il chiosco è aperto tutto l'anno, chiude solo il giorno di Natale). Mi sono ritrovato a commuovermi quando l'ho poi comunicato ai miei colleghi. Oggi c'erano proprio le persone con cui mi trovo meglio, l'indiano Chai che condivide con me la zona cibo, Rebecca e Joe. Mi ha commosso soprattutto trovarli dispiaciuti, mi son quasi sentito in colpa. Ma quello che mi ha fatto decidere è proprio il fatto di sentire la mia indipendenza così importante. Rimanere qui prolungherebbe una situazione sicuramente piacevole, ma comunque temporanea. So per certo di non voler restare qui a lungo termine, quindi non creerei le basi per qualcosa di più duraturo, né questo lavoro mi permette di mettere da parte chissà quanti soldi in questi mesi. Meglio quindi tornare, perché prima torno, prima mi incammino lungo una nuova strada.

La malinconia però c'è, pur con ancora un mese davanti a me. Mi sembra di terminare anzitempo un'esperienza che sarebbe dovuta durare di più. E mi colpisce come sia praticamente il lavoro a darmi questa sensazione, come sia il mio essermi ambientato e sistemato a farmi desiderare di restare. Ma le cose sono andate così, avessi trovato il lavoro appena arrivato a Melbourne magari ora sarebbe tutto diverso e mi sentirei più pronto a partire. In ogni caso, visto che di esperienze lavorative ne avevo ancora poche, faccio tesoro di questi mesi al chiosco, sia per quello che ho imparato praticamente, sia per il lato umano dell'esperienza.

Inoltre l'alternativa era tra farmi l'inverno australe e poi quello boreale o tornare per l'estate italiana...

martedì 30 marzo 2010

microgiornalismo

Oggi ho avuto la giornata libera dal lavoro, a sorpresa: ero a dieci minuti dal parco quando mi hanno chiamato dal chiosco per dirmi che potevo stare a casa, dato che il tempo si stava mettendo sul brutto. In realtà non ha poi piovuto, ma non mi sono lamentato perché una giornata libera per lo studio mi faceva decisamente comodo.

Sono così finalmente andato alla State Library in centro, dove ho potuto consultare i primissimi numeri de Il Globo, su microfilm. Che bello! E' stato davvero affascinante! Prima di tutto i microfilm sono decisamente comodi: le pagine del giornale vengono proiettate su una base ampia e quindi la lettura è facilitata, cosa da non trascurare vista l'impaginazione piuttosto caotica del tempo (tante colonne strette, attaccate le une alle altre). Inoltre ogni singolo numero si scorre molto velocemente, quindi si può consultare parecchio materiale in poco tempo. Particolare anche l'atmosfera della stanza dedicata alla lettura, con le luci soffuse e questi cabinoni con i rulli per il microfilm in alto (mi sembrava di essere tornato a proiettare, hehe), il piano di proiezione illuminato e la rotella laterale per far scorrere la pellicola.

A tutto questo si aggiunge il fascino di consultare giornali degli anni '60, con notizie politiche mondiali concentrate soprattutto sulla guerra fredda, ma anche sugli eventi, soprattutto tragici, che hanno colpito ad esempio l'Italia (tipo il Vajont) o il Cile (con titoli e immagini di un terremoto e maremoto che tristemente ricordavano molto quello appena avvenuto). Per ora ho coperto quattro anni, dal primo numero del '59 alla fine del '63. E' quindi morto Kennedy e gli americani ancora lottano con i russi cercando di raggiungere la Luna. Modugno non ha convinto gli spettatori a Melbourne, mentre la Pizzi si prepara per un tour molto atteso. Mi ha tristemente colpito il caso beffardo di una pubblicità a tutta pagina dell'Alitalia che esaltava il suo primo anno coi nuovi DC-8 a motore Rolls Royce che tanta soddisfazione e successo economico hanno portato, salvo poi trovare la notizia di un disastro aereo della nostra compagnia di bandiera nel numero successivo, proprio di un DC-8 partito dall'Australia e schiantatosi tentando un atterraggio a Bombay in pieno monsone (ma la colpa pare sia stata del controllo del traffico aereo indiano).

Fantastica poi questa notizia, trovata nella rubrica "Notizie dall'Italia" del primissimo numero:

PER UNA SCOMMESSA
beve un fiasco di vino

Modena, 29 ottobre
Per una scommessa di cinquecento lire tale Remo Miglioli di 45 anni, ha bevuto tutto d'un fiato un fiasco di vino facendosi poi ricoverare all'ospedale in gravi condizioni.

E da ridere anche titoli come questo: Un guappo assassinato in un duello a revolverate

Altri tempi...

Forse avrò il giorno libero anche domani, se così sarà tornerò negli anni sessanta per un'altra immersione giornalistica. Vorrei avere più tempo per leggere anche le notizie che non riguardano direttamente l'immigrazione, ma purtroppo i numeri da consultare sono tanti, quindi è meglio che mi concentri sugli editoriali.

Dopo aver visto e salutato i nipoti Tommy e Ginevra settimana scorsa, oggi ho avuto modo di vedere l'accoppiata Richi e Ludo! Ecco uno screenshot della movimentata telefonata! Bello pensare che tornerò presto dai miei nipotini.

sabato 27 marzo 2010

a day at the races

Ieri ho passato la giornata al circuito di Albert Park, per le prime prove del Gran Premio di Formula 1 e gli eventi di contorno. Come quasi tutti tra voi già sanno, sono appassionato di automobilismo da quando ero piccolo, ma finora non avevo mai visto una Formula 1 correre su un circuito. Vedere il Gran Premio di domenica sarebbe stato fantastico, ma non posso permettermi la spesa e, soprattutto, chiedere un'altra domenica libera dopo quella dello scorso weekend. Ma volevo almeno togliermi lo sfizio, visto che tra l'altro il circuito è veramente a due passi dalla città.

Che dire, è stato fantastico! Il mio biglietto mi consentiva l'accesso alla tribuna Schumacher, davanti all'entrata dei box tra le ultime due curve. Il posto non è male, le auto affrontano la penultima curva a bassa velocità (credo sia il punto più lento) per poi riaccelerare lungo l'ultimo curvone e lanciarsi verso il rettilineo del traguardo, quindi le si possono ammirare per bene. Inoltre un megaschermo dall'altro lato della pista permette di seguire gli eventi lungo tutto il circuito. Ho passato metà della giornata seduto in tribuna, e l'altra metà sull'erba ai lati del circuito, in punti diversi lungo le ultime quattro curve.

Devo dire che stare a pochi metri dalle Formula 1 regala emozioni impareggiabili! Certo, se non si ha uno schermo nelle vicinanze (cosa praticamente impossibile visto che stanno tutti di fronte alle tribune) non si può capire molto di quello che succede, ma tanto si è comunque frastornati dal rumore incredibile dei motori. Diciamo che per una giornata come il venerdì, quindi gran poco affollata, il bordo pista va bene perché ci si può mettere dove si vuole. Per il weekend invece, soprattutto la domenica, credo che la tribuna sia indispensabile, a meno che non si voglia arrivare al circuito di buon ora e occupare un buon posto per tutta la giornata. La tribuna permette di seguire meglio ciò che avviene in pista, ma dopo aver provato l'emozione di veder sfrecciare le Ferrari o Schumacher a tre o quattro metri di distanza, beh, ti fa sembrare di essere tornato a casa davanti alla tv!



Le gare di contorno erano interessanti. Prima c'è stata la prima prova del Campionato GT australiano (Porsche, Lamborghini Gallardo, qualche Viper, una splendida R8...), poi una dimostrazione storica con gioielli come una Lancia Stratos o una Ford GT 40.




Quello che però attendevo con più interesse era il campionato V8 Supercars, con top ten shootout a metà pomeriggio e gara a fine giornata. Bellissimo poter entrare liberamente nel paddock di questa serie, stando davanti ai garage e guardare i meccanici lavorare ed i piloti che parlano coi fan. C'era un tempo in cui anche la Formula 1 era così...



Di contorno ci sono state anche tre esibizioni aeree: le RAAF Roulettes (vedi video), la squadriglia acrobatica nazionale, due elicotteri Black Hawk ed un F/A 18 Hornet che ha concluso con un'accelerata a post bruciatori in verticale sparendo oltre le nuvole lasciando un buchino tipo fumetto!



Le due sessioni di Formula 1 sono state davvero emozionanti, ovviamente non per i contenuti, ma solo perché era la prima volta che sentivo e vedevo una monoposto su un circuito. Devo ammettere che, nonostante il cuore batta Ferrari, quando vedevo un bolide d'argento ed un casco rosso mi emozionavo ogni volta! Credo sia normale quando si sa che alla guida di quella vettura c'è un sette volte campione del mondo. Potrei parlare per ore di questa esperienza senza riuscire a trasmettervi un decimo di quello che ho provato, perché sono tutte sensazioni, di vista, di udito, ma anche di olfatto. La sensazione di esserci è incredibile: guardi lo schermo davanti a te e segui il giro del pilota, poi sposti lo sguardo e lo vedi dall'altra parte del lago, nella sezione veloce del circuito e lì ti sale l'emozione! Per un attimo ti era sembrato di guardare la tv come al solito, invece dopo tre curve ecco la vettura che ti passa davanti e riaccelera verso il rettilineo finale! Bello poi essere circondato da altri appassionati che, come te, esclamano un "ooh!" ad ogni controllo al limite che vedono. Insomma, un'esperienza unica se, ovviamente, si ha questa passione. Abito a 50 km da Monza e dovevo venire fino in Australia per vedere le mie prime Formula 1!



Se siete interessati, qui c'è una galleria di foto della giornata. Purtroppo con la mia macchina fotografica fare foto decenti alle auto in corsa era quasi impossibile. Ho quindi optato per brevi filmati in HD da cui poi ho preso degli screenshot. Beh, non sono il massimo, ma di più non potevo fare!

mercoledì 24 marzo 2010

studley park boathouse kiosk

Ecco qualche foto del mio posto di lavoro, trampolino di lancio per la mia carriera di scaldatore di cibo.

Questa la struttura vista da fuori, col ristorante al piano superiore. Il chiosco è diviso in tre parti: la prima è occupata dalla macchina per fare caffè e varie bevande calde e dalla zona ritiro di queste, nella parte centrale ci sono le due casse ed il frigorifero/espositore del cibo, nell'ultima invece l'area di lavoro per la preparazione del cibo e la zona per il suo ritiro.

Qui la zona cibo in primo piano, con Chay che se la ride davanti al forno; alla destra del forno c'è la friggitrice, nascosti il tostapane e i due microonde.

Visione d'insieme all'entrata, con Rebecca che distoglie lo sguardo per non essere fotografata (troppo tardi). Dietro di lei c'è qualche scaffale che si usa per mettere borse e vestiti e, più indietro, l'area pulizia piatti, con la lavastoviglie professionale.

Primo piano all'espositore del cibo con, nell'ordine da sinistra a destra: pie, sausage o spinach roll (nascosti), frittata (che è una torta alle verdure), beef o chicken focaccia (che è un panino), ham tomato and cheese toasty e croissant, egg and bacon muffin e vegetable muffin, una cosa dolce che non ricordo come si chiama e i muffin dolci con la frutta. Il ripiano superiore è occupato da torte varie, che cambiano di giorno in giorno.

La mia zona lavoro; anche se ogni tanto faccio altre cose, tipo il noleggio barche, la maggior parte del tempo la passo qui. I piatti al centro sono quelli che si usano nel forno (e con cui mi sono marchiato a fuoco il secondo giorno di lavoro), più a destra si vede l'olio spray (.....) che usiamo per non far attaccare il cibo ai piatti mentre li scaldiamo. Nell'angolo in alto a destra si intravede la macchinetta che stampa i "docket", gli ordini che noi poi mettiamo in fila appendendoli alla barra il alto al centro della foto (in questo momento vuota, visto che non c'era molta gente in giro).

Questo è il molo con le barche a remi (metà erano state prese da una scolaresca, di solito è più affollato). Scatterò qualche altra foto più avanti, intanto almeno vi siete fatti un'idea di dove passo le giornate e mi guadagno il pane.

lunedì 22 marzo 2010

la vecchia visita a sorpresa

Weekend alternativo quello appena passato, l'ho infatti trascorso sulla costa ovest, a Perth! Un mese fa mi ha scritto Leela chiedendomi se sarei riuscito ad andare da loro per fare una sorpresa a Sergio, che il 21 ha compiuto trent'anni. Lei avrebbe organizzato e pagato il tutto, era quindi solo richiesta la mia disponibilità. Allora il lavoro non l'avevo ancora trovato e all'inizio ero titubante, perché non mi sembrava il massimo propormi ad un datore di lavoro chiedendo già di avere un weekend libero. L'idea però era davvero bella, inoltre il compleanno era di quelli importanti ed essere presente sarebbe stato davvero bello; in pratica, sarebbe stato un regalo anche per me, avendo tutto pagato e potendo rivedere Sergio e la sua famiglia prima di tornare in Italia. E così ho accettato.

Sono partito da Melbourne alle sei e mezzo di sabato mattina, dopo una bella serata italiana con Laura e Giovanni (pizza e gelato, entrambi proprio buoni) e poco più di due ore di sonno. Il viaggio di andata è trascorso bene, ero un po' in stato comatoso, ma avvicinandomi a Perth l'emozione saliva e questo mi ha tenuto sveglio. Bellissimo rivedere Leela e da ridere scoprire che Sergio ed i suoi genitori (che sono stati da lui per quasi un mese e ripartiranno per l'Italia domani) erano a Rottnest Island e che avrei dovuto raggiungerli, cercando di trovarli! Rottnest è un isola che si trova a pochi km ad ovest dalla costa rispetto a Perth, famosa per le splendide spiagge e per la numerosa popolazione di quokka (detti anche "canguri paralètec", nome scientifico dato dal padre di Sergio), dei piccoli marsupiali che si possono trovare quasi esclusivamente qui. Durante la mia permanenza in Western Australia non l'avevo visitata, quindi sono stato felicissimo di sapere che avrei avuto la possibilità di andarci. E così, dopo una pausa veloce a casa, eccomi su una nave diretto a Rottnest.

Il viaggio in barca è stato più movimentato di quello che pensassi, ma nonostante avessi anche alle spalle la turbolenza del volo, non ne ho affatto risentito. Inoltre l'emozione cresceva ancora, mi veniva persino da ridere cercando di immaginare la reazione di Sergio. Purtroppo la fortuna non è stata dalla mia parte, visto che il cellulare del padre di Sergio, che attendeva una mia chiamata e che era al corrente del mio arrivo, non aveva campo ed era quindi irraggiungibile, inoltre dopo dieci minuti di pedalate (sull'isola si può girare solo in bici) ho persino forato! Arrivata la bici di ricambio ho ripreso il mio giro piuttosto disperato: senza contatto telefonico, potevo solo sperare di incrociarli per caso, ma le probabilità erano piuttosto ridotte.

Nel frattempo mi sono goduto il posto davvero splendido, con dolci colline, spiagge bianche e acque trasparenti, ma soprattutto simpatici quokka che saltellavano tra i bush, ma anche vicino ai turisti.

Dopo un'oretta il cellulare ha finalmente cominciato a squillare, purtroppo però a rispondere è stato Sergio. Dopo un po' di titubanza ho deciso che era meglio stabilire un contatto rinunciando a presentarmi di sorpresa di persona, visto che probabilmente non li avrei incontrati prima del traghetto delle 16:30, che sapevo che avrebbero preso. E così, dopo lo stupore e le risate, mi sono fatto dire dov'erano e li ho raggiunti. Davvero una curiosa sensazione rivedere non solo Sergio, ma anche i suoi genitori qui in Australia! Spostarmi in macchina verso Melbourne mi aveva dato modo di metabolizzare il viaggio, osservando il paesaggio con calma e facendo varie tappe. Invece viaggiare da una città all'altra in solo quattro ore fa rimanere spaesati, quasi stupiti di essere dall'altra parte del continente.

Lasciati i genitori di Sergio sulla spiaggia, ho fatto un mezzo giro dell'isola con lui, pucciando poi i piedi nell'acqua fresca, in una giornata perfetta, con cielo blu e caldo non opprimente.

Dopo la notte breve di venerdì, il volo, la nave, la pedalata, le emozioni e le risate, ho riconquistato il letto dopo quasi 24 ore, stanco ma contento. La domenica si è festeggiato Sergio con un bel pranzo, passando poi il pomeriggio con amici. Un'altra notte breve e un altro volo alle sei del mattino, questa volta per tornare a casa, all'ormai familiare Melbourne ed al mio appartamento, in tempo per mangiare qualcosa, farmi una mezzora di riposo e andare alla terza lezione di percussioni africane.

Mi spiace che il prossimo lunedì sarà l'ultimo di questo corso, abbiamo fatto davvero tanto in sole tre lezioni. L'oge, il ritmo che abbiamo studiato di più, ormai lo gestiamo bene e stiamo imparando i break, quelle rifiniture, quei passaggi che arricchiscono il ritmo. I corsi in realtà continuano dopo la pausa di Pasqua, ma io mi fermo qui visto che per continuare sarebbe necessario comprarsi il proprio djembe e per me è una cosa poco praticabile dovendo tornare tra breve. Cercherò qualche corso a Bergamo al mio ritorno, facendo tesoro di questa bella esperienza australiana. Qualche giorno fa riflettevo su come queste musiche tradizionali africane evidenzino una differenza sostanziale nel modello di società rispetto all'occidente: la loro musica è sociale, è suonata in gruppo durante i rituali o le feste, in un gruppo in cui molti suonano la stessa parte, in cui quindi il singolo è sì importante, ma è comunque una parte di un tutto. Kanchana ci raccontava stasera della sua esperienza in Ghana con Ray, dov'è andato per approfondire i suoi studi. Dopo qualche giorno sono stati iniziati dal capo della tribù del paese, in una grande festa dove centinaia di persone suonavano per strada accompagnandoli verso il capo, attraversando tranquillamente la strada e bloccando per questo il traffico, ma senza causare alcuna lamentela visto quanto è considerata importante da loro la musica e questo tipo di iniziazioni! Kanchana credeva che in Sri Lanka ci fosse un gran caos, ma dice di aver cambiato opinione dopo quell'esperienza!

E adesso si ritorna alla vita a Kew, domani riprendo col chiosco e coi soliti ritmi, ma arricchito dai ricordi di un weekend speciale, che quasi non sembra sia successo veramente da come è stato veloce! Ma le foto ci sono e provano che è successo davvero. Un grande grazie quindi a Leela che ha reso possibile tutto questo e grazie anche a Sergio, la cui amicizia resiste senza alcuna difficoltà agli assalti degli anni che passano e dei chilometri che ci separano.

lunedì 15 marzo 2010

quarantadue

Sono mezzo addormentato, ma mi andava di scrivere qualche riga e quindi eccomi qui. Ieri sera sono rimasto sveglio fino a tardi per vedere il primo Gran Premio della stagione 2010 di Formula 1. Stare sveglio non è stato affatto facile, purtroppo, visto che le nuove regole non hanno cambiato di molto la competizione. Certo c'è da dire che la pista non aiutava, a parte qualche bel rettilineo, e che qualche duello all'ultima staccata nelle retrovie si è visto. In ogni caso, a dieci giri dalla fine la mia attenzione ha subito un brusco aumento quando Vettel ha cominciato a rallentare, permettendo il sorpasso del duo Ferrari. Meglio di così la stagione non poteva iniziare!

Oggi ero ancora al chiosco, giornata piuttosto spenta dedicata a qualche pulizia ed alla preparazione delle scorte di cibo visto che i clienti sono stati proprio pochi. Anche con questo lavoro, com'era già per il cinema, mi ritrovo ad avere weekend piuttosto intensi e pieni e inizi settimana molto blandi: altro che triste lunedì, ieri sera ero proprio contento di essermi lasciato il weekend alle spalle! Otto ore sabato e altrettante domenica, con tanta gente visto che dopo qualche giorno di sole l'estate pare tornata: oggi 30° di temperatura massima.

Oggi invece ho staccato alle tre e domani ho il giorno libero, che dedicherò al volantinaggio prima ed allo studio poi. Invece questa sera sono finalmente tornato in città per la seconda lezione di african drumming. Ritrovato Kanchana e gli altri compagni di corso (anche se c'era qualche defezione, eravamo una decina), abbiamo ripreso coi ritmi della prima lezione aggiungendo nuove cose e aumentando le velocità: il risultato mi è proprio piaciuto, suonare tutti insieme con tre pattern diversi e Kanchana che fa il solista è stato proprio bello! Mi ha anche affascinato sentire racconti di musiche tradizionali con tamburi giganti usati solo per le cerimonie più importanti di re africani che hanno rischiato di andare perdute e vengono oggi studiate e recuperate; ore intere di basi percussive coi tamburoni (una buona dozzina) che si alternano in una sorta di dialogo.

Oggi ho concluso un libro che mi è davvero piaciuto tantissimo e che mi ha colpito per l'assurda genialità. Si tratta del famoso "Guida galattica per gli autostoppisti" di Douglas Adams. Mi è stato regalato appena prima della partenza per l'Australia (grazie Vale!). Anzi, in realtà mi era stato espressamente richiesto di leggerlo durante il viaggio, ma sull'aereo, vista la scomodità, la tensione e la stanchezza, non ero andato oltre le prime pagine. Dopo quella prima lettura, ho erroneamente creduto che il libro fosse semplicemente demenziale, invece ho ora scoperto che Adams s'è spinto molto oltre! Nato inizialmente come programma radiofonico e, si dice, scritto puntata dopo puntata, è successivamente diventato un libro e poi, di recente, anche un film. La storia dei personaggi del primo volume continua poi in altri quattro libri, formando quella che viene definita una "trilogia" di cinque volumi. Non stupisce scoprire che Adams abbia collaborato coi Monty Python, addirittura scrivendo insieme a loro qualche sketch, onore che condivide con una sola altra persona. Leggo da Wiki che era un fan della Apple, addirittura pare il primo a comprare un Mac nel Regno Unito... In ogni caso era un grande fan della tecnologia, cosa che si capisce chiaramente leggendo la sua "Guida galattica", che non sembra affatto un libro scritto nel '79, visto quanto risulta essere moderno e all'avanguardia quando immagina tecnologie come, ad esempio, gli schermi touchscreen. Certe trovate poi sono semplicemente indescrivibili, come l'astronave a propulsione d'improbabilità! Ora voglio leggere gli altri libri della "trilogia"!

domenica 7 marzo 2010

rainy

Se in Sud Africa splende il sole, qui invece piove senza tregua. Ieri poi c'è stato un bel temporale, che qui a Kew non ha causato troppi danni, ma che in città ha intasato il traffico e creato parecchi disagi. E' caduta una bella grandine, addirittura si parla di peggior tempesta degli ultimi quarant'anni. Mi pareva esagerato, a me era parso allo stesso livello di un temporale orobico, niente di più, ma in effetti le foto dei quotidiani facevano effetto: auto con l'acqua ai finestrini, chicchi di grandine della dimensione di una pallina da tennis, auto ammaccate o addirittura con lunotti posteriori bucati... Insomma, una ventina di minuti di delirio!

Io però ero al calduccio della mia casa. Mi sono alzato di buon ora, ho fatto la doccia, preparato la colazione e, tra una fetta di pancarré e l'altra, ho ricevuto una telefonata dal lavoro: visto che aveva appena iniziato a piovere, non ero più necessario. Devo ammettere che non mi è dispiaciuto troppo, dall'altro ieri sono un po' raffreddato, quindi un giorno tranquillo a casa avrebbe fatto al caso. Confesso però che ogni buon proposito è andato a farsi benedire, visto che la giornata non è stata per nulla produttiva. Un po' ho riposato, un po' ho chiacchierato con gli amici tedeschi di Sujee che stavano giusto per ripartire, un po' ho letto... Tra una cosa e l'altra è arrivata sera. Va beh, l'ho preso come un giorno di meritato riposo dopo la settimana piena di lavoro.

Oggi invece al chiosco si è lavorato parecchio. Nel primo mattino il cielo era ancora scuro, poi si è schiarito giusto verso le 11 e questo ha portato parecchia gente al parco: sembra quasi che siano tutti all'entrata ad aspettare il sole! Appena vedi qualche raggio, arriva gente a ordinare cibo! Mah... Se faccio ancora un po' fatica a star dietro agli ordini quando se ne accumulano cinque o sei insieme, devo dire che è bello quando c'è molto da fare perché il tempo vola. Oggi poi ho incontrato ben tre italiani, quindi ho potuto chiacchierare un po' senza preoccuparmi dell'inglese, ogni tanto fa piacere. Ho anche visto un bell'opossum! Stavo sistemando le barche nel deposito, quando ho visto questo coso peloso (un poco più grande di un coniglio) che è corso a rintanarsi impaurito: peccato che il buco dove voleva entrare fosse piuttosto stretto, così per diversi secondi è rimasto col sedere di fuori, salvo poi riuscire a infilarsi completamente!

Domani è ancora un incognita, visto che tuttora sta piovendo e piuttosto bene. Attendo una chiamata per le 9, mi diranno se sono necessario o meno. In settimana poi dovrei continuare coi volantini: per ora sono a 4000, ma ho già un altro migliaio pronto nello zaino ed ho già ricevuto la card di 100 dollari per la spesa al supermercato! Ah, dimenticavo: domani qui è festa, la festa del lavoro. Tanto per fare i diversi, ogni stato ha la sua data: qui nel Victoria ed in Tasmania sarà domani, nel WA è stato lunedì scorso, negli altri stati addirittura in mesi diversi.

Il mio coinquilino Sujee stasera m'ha detto che presto verranno a trovarci i suoi genitori e che ha già detto a sua madre di prepararsi a cucinare ogni giorno! Mi aspetta una dieta cingalese full time! Non mi spiace affatto, penso che sia un'occasione che non capita spesso. Tra l'altro Sujee prima mi raccontava di Whitney Houston che da più di una settimana alloggia all'Hyatt hotel dove lui lavora: sembra che si scoli una birra dopo l'altra e sia sempre più ubriaca! Magari sfrutterò il mio coinquilino a fine mese, quando per il Gran Premio d'Australia penso che il suo hotel si riempia di piloti (come per l'Australian Open era pieno di tennisti)!

mercoledì 3 marzo 2010

pensieri notturni

Giornata piacevole quella di oggi, iniziata con un bel sole e una temperatura un poco più estiva (ho controllato, 27 di massima, direi perfetto). Le gambe non erano nemmeno così doloranti come temevo, inoltre visto che dovevo iniziare alle 11 alla Boathouse me la sono presa comoda piazzando la sveglia alle 9 e facendomi quindi una bella nottata di riposo. La camminata verso il lavoro me la sono proprio goduta, devo dire che non mi dispiace la mezzora a piedi da casa al parco, stamattina con Branduardi in cuffia.

Il lavoro è stato abbastanza vario: ho passato la giornata con Joe, inglese di Newcastle che ha appena iniziato il suo secondo anno in Australia, mi ha mostrato come gestire il noleggio delle barche e mi ha fatto compagnia nel preparare il cibo. Questa mattina un ragazzo a cui ho noleggiato una barca è tornato tutto contento, si è proposto alla fidanzata durante il giro lungo il fiume! Tra l'altro prima o poi proverò anch'io a farmi un giro, si possono usare anche canoe e kayak. E se ho capito bene per noi dipendenti è pure gratis, ma mi informerò meglio.

Stamattina ho anche ricevuto il marchio del fuoco: da bravo pirla invece del panno adatto ho preso una sorta di asciugamano per togliere un piatto dal forno e da bravo furbo la mia reazione non è stata quella di mollare tutto, ma di trovare un posto dove appoggiarlo! Non so perché, ma l'idea di rimetterlo subito nel forno non m'è venuta, forse perché ho istintivamente valutato che non sarei riuscito a mirare bene tra i vari ripiani, chissà. Joe dice che il prossimo passo sarà intasare il lavandino della zona pulizie, ci sono passati tutti. Farò del mio meglio! Consiglio: la vescica che si forma è meglio romperla o lasciarla?

Domani ancora Boathouse, dalle 11 in poi. Oggi sono rimasto fino a chiusura alle 17 e 30, credo sarà ancora così anche domani. Venerdì invece ho in programma i duemila volantini che mi separano dal buono da 100 paperdollari.

Stasera invece ho avuto ospiti, l'altra coppia di italiani, quella conosciuta in ostello: Simone e Francesca. Purtroppo il loro lavoro da camerieri si è rivelato un incubo, con la padrona del ristorante italiano che li tratta a pesci in faccia. Visto che anche con la casa è un po' un casino, hanno comprato un van e nel weekend partono per la Tasmania. Magari è un pensiero un po' stupido, però prima riflettevo su come possono essere diverse le esperienze di ognuno, anche quando si vive nella stessa città. Conosci persone poco affidabili, superiori sul lavoro che spadroneggiano ed il tuo ricordo del posto non potrà che essere negativo. Altri, come me, nonostante le difficoltà incontrano persone simpatiche e affidabili, trovano un lavoro con un'atmosfera serena e si ambientano bene. Mi spiace per loro, ennesima conferma di come sia meglio evitare i ristoranti italiani, ho sentito praticamente solo racconti di esperienze negative, almeno da parte di connazionali. In effetti però il mio capo è italiano... Ma magari coi chioschi è diverso.

martedì 2 marzo 2010

no junk mail!

Sdraiato a letto, tazza dissetante di tè caldo, in pigiama più felpa perché fa freschino (fuori ci sono 17 gradi), mi sa che l'estate è agli sgoccioli. Mi sto proprio godendo questo momento di relax, ma andiamo con ordine.

"Attento a ciò che desideri, potresti ottenerlo", diceva qualcuno. Ho scritto post su post lamentandomi di non avere lavoro ed ora mi ritrovo a dovermi giostrare con gli orari per riuscire a far tutto quello che mi viene richiesto! Finalmente ieri mi hanno chiamato per il volantinaggio, con una buona settimana di ritardo su quanto inizialmente preventivato. Inoltre tutti i 10 mila volantini sono da fare entro lunedì 8, giorno in cui parte l'offerta sponsorizzata dalla pubblicità. Al chiosco mi avevano garantito i due giorni del weekend, dalle 10 e 30 alle 18, lasciando in sospeso un probabile giorno durante la settimana; ieri mi hanno poi chiamato per lavorare domani e dopo dalle 11 fino a ora incerta, si decide in base a come procede la giornata.

Questo quindi significa che non potrò consegnare tutti i volantini come avrei voluto, ma va bene così, in fondo al chiosco prendo di più faticando meno. Proprio a proposito di fatica, avendo quindi qualche giorno disponibile per volantinare, c'ho dato dentro alla grande. Ieri ho avuto solo quattro ore di tempo, visto che poi avevo il corso di african drumming (ne parlo in seguito). In quelle ore ho consegnato 900 volantini, creandomi finalmente un riferimento visto che non avevo veramente idea di quanto tempo questo lavoro avrebbe impiegato.

Oggi gli ho dedicato tutto il giorno ed ora sono veramente stremato. Stamattina l'area in cui ho consegnato le pubblicità era veramente odiosa: una zona residenziale con singole case giganti e grandi prati, il che ha significato sgambettare per gran poco; vedendo che mi rimanevano ancora un sacco di volantini ho iniziato a consegnare pure di corsa, arrivando a racimolare 700 miseri volantini in quattro ore. Nel pomeriggio invece sono tornato nelle zone vicino a casa mia, con begli appartamenti e cassette della posta in gruppo: sei, otto, dieci, anche sedici! Quando le vedevo ero felice come un bambino! Ho finito alle 19 e 30 collezionando un 2100 volantini consegnati per tutta la giornata: soddisfatto, ma con qualche problema di deambulazione...

Ottimo esercizio per le gambe, comunque, ma soprattutto ottimo per le entrate economiche: non solo il gommista mi ha alzato la paga da 50 a 60 dollari ogni mille volantini consegnati, ma m'ha anche detto che se riesco a consegnarne almeno 5000 mi regala una card con 100 dollari da spendere in vari posti, tra cui il mio supermercato! Contando che non faccio mai grandi spese e, la volta che ho speso tanto sono stato sui trenta dollari, significa che mi posso veramente fare tre spesone grasse gratis! Voglio assolutamente quella card e direi che sono a buon punto con 3000 già raggiunti, un venerdì tutto libero e, se finisco presto al chiosco, anche mercoledì e giovedì per farne qualche centinaio. Il titolo della mail si rifà ad un adesivo che si trova su almeno la metà delle cassette della posta. In teoria penso che anche il mio volantino, come ogni pubblicità, sia junk mail (cioè posta spazzatura), ma il gommista m'ha detto di andar tranquillo che al massimo la gente si lamenterà con lui. Meglio così, altrimenti sarei a mille volantini consegnati, altro che tremila!!

Mi rendo conto inoltre che prima di iniziare a lavorare pensavo alle cose che avrei voluto fare e per cui mi spiaceva non avere i soldi, mentre ora che guadagno qualcosa mi faccio più problemi a spendere. In ogni caso, avere un primo assegno da 120 dollari da depositare nello zaino e la card in mente mi ha dato la carica per affrontare il lungo pomeriggio. Beh, ora vediamo come procede al chiosco, inoltre spero mi chiamino ancora i greci, così in una settimana potrei veramente raccogliere un bel po' di soldi.

Ieri sera, come detto, ho iniziato il corso di african drumming: veramente divertente! Ray Pereira, musicista professionista che organizza queste lezioni, ha passato un po' di tempo con noi, ma, come annunciato già in precedenza, ha lasciato il posto di insegnate per il corso principianti ad un suo allievo, Kanchana (accento sulla prima 'a'), un ragazzo dello....Sri Lanka! E' inutile, sono circondato da asiatici qualsiasi cosa faccia. Ma mi fa molto piacere, visto che anche lui si è rivelato molto simpatico, inoltre vive in Australia da molto tempo, tanto da aver perso l'accento cingalese. All'inizio eravamo solo in sei, per una mezzora Kanchana ci ha spiegato le basi del djembe, una percussione originaria dell'Africa occidentale oggi diffusa ovunque e ci ha insegnato le tre note, i tre modi di colpire la pelle: basso, tono e slap, questi ultimi due molto simili come esecuzione, ma dal suono molto diverso. E' la cosa più difficile da imparare e viene col tempo, io ancora non ho capito come devo fare! Ci arriverò pian piano.

Kanchana che ci mostra un ritmo

In seguito è arrivata una decina di altre persone che già avevano seguito qualche corso o qualche lezione in passato. Insieme abbiamo imparato un nuovo ritmo, con Kanchana che dava il via e chiudeva e noi che entravamo tutti insieme, con metà del gruppo che suonava una certa parte e l'altra metà un'altra. Veramente bello sentire l'insieme ed esserne parte! In alcuni momenti ho chiuso gli occhi per concentrarmi meglio sul ritmo (talvolta guardare gli altri che suonano parti diverse può distrarre) e l'effetto è proprio esaltante, ho liberato la mente dopo le ore di volantinaggio ed il tempo della lezione mi è proprio volato.

screenshot da un video che ho fatto per ricordare il ritmo, il braccio sulla sinistra è il mio

Il mio background batteristico mi ha sia aiutato che messo in difficoltà. Aiutato perché il senso del ritmo ce l'ho ed anche un minimo di coordinazione. Col djembe si gioca molto di levare, inoltre la base a cui si fa riferimento non è il 4/4, ma il cosiddetto "bell": non riesco a renderlo a parole, ascoltate il suono delle bacchette all'inizio di questa canzone di Jack Johnson, quello è il bell. L'intro di ogni pezzo è suonato dal solista e si basa sul bell, serve a dare l'avvio a tutti gli altri, che non entrano all'1 del 4/4, ma prima. Insomma, a parole, viste anche le mie scarse conoscenze musicali, mi viene difficile da spiegare, è molto più semplice da fare. Tra l'altro leggevo che a livello professionistico certi ritmi non sono scritti perché non trasportabili su pagina col modo occidentale di scrivere musica!

Tornando alla batteria, mi sono reso conto di come l'uso delle braccia e delle mani sia proprio opposto con il djembe: suonando la batteria si deve muovere molto il polso e poco il braccio, con questa percussione invece è proprio l'opposto. Quindi all'inizio mi dovevo proprio forzare per tenere il polso fermo e muovere invece tutto il braccio! Bell'esperienza comunque, adesso devo aspettare due settimane perché qui l'8 marzo è festa del lavoro, quindi si salta lezione. Peccato, ho proprio voglia di picchiare sulle pelli!