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domenica 21 dicembre 2014

batterismi 2.0

Ancora un post sulla batteria, questa volta però voglio parlare del mio secondo set, non quello acustico, ma bensì elettronico: la Roland TD-1KV. Ho sempre considerato le batterie elettroniche come qualcosa di poco interessante, lontano anni luce dal feeling e dal sound di un set acustico e utile per lo più per poter suonare in ambienti casalinghi, dove difficilmente ci si può permettere di far troppo rumore. E così non ho mai approfondito l'argomento.

Poi un paio di mesi fa ho avuto l'occasione di provare al volo il set elettronico di mio fratello Mattia, che nonostante sia bassista è sempre stato affascinato dal mondo batteristico (e forse non è così strano visto che basso e batteria compongono la sezione ritmica di un gruppo e qualcosa la condividono) e, a differenza del sottoscritto, ha sempre subito il fascino delle batterie elettroniche. Con mio grande stupore, passare anche solo qualche minuto provando i vari set mi ha molto entusiasmato! I suoni erano molto meglio di quanto credessi, inoltre la varietà è notevole (si va da set che riproducono batterie acustiche a percussioni e suoni elettro più sintetici). Divertente!

Già questo aveva suscitato molta curiosità in me, ma la vera folgorazione l'ho avuta scoprendo il video seguente, durante la ricerca fatta cercando di recuperare tutto quello che potessi sul mondo delle batterie elettroniche. Coi miei pregiudizi ero rimasto negli anni '80, mentre invece il mondo elettronico, ed in particolare Roland, era arrivato a livelli incredibili.


Ok, c'è da dire che il batterista in questione, Tony Royster Jr., è un mostro di tecnica e bravura e questo aiuta, ma la cosa che mi ha davvero lasciato di sasso è la qualità del sound di quella batteria, la TD-30KV. In particolare, il set al minuto 4:22 ha un sound spaziale, che riproduce in maniera incredibilmente fedele quello di un set acustico. L'avessi ascoltato senza vedere il video, mai avrei pensato ad una batteria elettronica. Ed oltre ad avere suoni molto fedeli, ha anche una riproduzione del tocco delle bacchette che sembra assolutamente realistica. Inoltre i tamburi con le pelli mesh danno un feeling molto vicino a quello di un set tradizionale (ed anche il look è molto simile), ormai i pad di gomma rimangono solo sulle batterie più economiche. Insomma, mi si è aperto un mondo! Certo, batterie come questa sono fantascienza per me, per il top di gamma parliamo di 7mila euro di prezzo... 

In ogni caso quel video, e la prova del set di Mattia, mi hanno fatto nascere la voglia di approfondire la mia esperienza nel settore, proprio in un momento in cui mi sono ritrovato a cambiare saletta col gruppo, trasferendomi più lontano da casa e soprattutto non avendo più la possibilità di provare quando volevo con la mia batteria nella nostra saletta personale. Suonare una sola volta a settimana durante le prove è decisamente troppo poco per pensare anche solo di mantenere una certa abilità, figurarsi persino di migliorare con un po' di studio. E così ho deciso di farmi un regalo di Natale anticipato ed ho preso la novità Roland, la nuova entry level TD-1KV.


Ovvio che siamo anni luce lontani dalla meraviglia top di gamma, ma pace, sono felicissimo del nuovo acquisto! La scelta è ricaduta su questo set soprattutto per la sua compattezza, poi per la qualità visto che Roland è probabilmente la leader nel settore e infine per il prezzo comunque contenuto. Se tom e timpano sono riprodotti coi classici pad di gomma più economici, il rullante è invece con pelle mesh, ottimo quindi per lo studio e l'allenamento di paradiddle, vista la risposta quasi equivalente ad un rullante acustico. Questa TD-1 ha compresi 15 set molto vari, con l'unico difetto di non aver la possibilità di creare un set user prendendo i suoni che si vogliono, opzione che invece ha Mattia sulla sua Yamaha; peccato, non mi pareva così difficile da implementare. Ci sono diverse canzoni implementate su cui suonare, la possibilità comunque di collegare lettori mp3 o direttamente un computer per suonare con la propria musica ed esercizi vari col metronomo. Decisamente un'ottima compagna di studio e divertimento! Sentita da fuori non fa nemmeno troppo rumore (ah, le pelli mesh hanno anche il vantaggio di essere più silenziose dei vecchi pad) e se in casa si sente, i vicini dicono di non essersi accorti di nulla, ottimo così quindi!

Al di là della soddisfazione per il mio kit, mi piacerebbe davvero molto poter provare la splendida TD-30. Il feeling di un set acustico credo che sia qualcosa di unico, qualcosa di cui non vorrei mai privarmi. Io in particolare adoro le accordature basse delle pelli di tom e timpano e sentirli vibrare sotto i colpi delle bacchette e godermi quel sound profondo credo che non sarebbe possibile allo stesso modo con un set elettronico, per quanto evoluto. Però le pelli mesh, unite ad una varietà pazzesca di suoni (il kit ne contiene mille, personalizzabili poi dall'utente), più la possibilità di avere suoni differenti per pelle e bordo del tamburo, crea potenzialità infinite. Chissà, intanto mi limito a sognarla e a divertirmi con la mia nuova arrivata!

Altro vantaggio dell'elettronica, collegandola al mio Mac dovrebbe essere abbastanza facile da registrare, cosa che devo ancora sperimentare. Chissà che questo non permetta qualche altra collaborazione oltreoceano col mio amico downunder, che ne dici Seh? :)

sabato 20 dicembre 2014

batterismi

Rileggendo l'ultimo post sui Qaanaaq ho notato come non sia stato chiaro in alcuni punti, che provo a riprendere qui. Suonare e ideare le parti di batteria insieme al mio gruppo è molto divertente, soprattutto grazie alla varietà della musica che mi viene proposta da chi compone, piena di spunti ritmici intriganti (per esempio, non vedo l'ora di sviluppare gli ultimi riff registrati, con dei tempi dispari che mi metteranno alla prova!). Come dicevo nell'altro post, non essendoci posti alcun limite nella band e non avendo nessuna speranza commerciale, la libertà è massima: l'unico metro di giudizio è il nostro gusto, quando qualcosa non ci piace ce lo diciamo e questo viene scartato.


il mio set, Mapex Horizon, piatti UFIP e doppio Iron Cobra

Se questo è comunque vero, non era mia intenzione però dire che il voler rimanere all'interno di un genere musicale oppure il voler ricercare un'immediatezza d'ascolto sia un qualcosa di negativo. Anzi, collaborando con Sergio ad un suo pezzo rock ho scoperto quanto sia difficile essere semplici, ma efficaci, sostenere la canzone senza essere invasivi e lavorare per il risultato d'insieme con coerenza. Sergio compone ottimi pezzi rock con un orientamento post-grunge (tra i primi Nickelback e i Foo Fighters giusto per dare una vaga idea), quindi canzoni molto diverse da quelle che suono coi Qaanaaq. Dopo averlo aiutato a trovare una linea di batteria essenziale, ma efficace come mi aveva richiesto per un suo pezzo, mi sono anche proposto di registrarla, avverando un sogno che avevo da tantissimo, quello di avere una collaborazione musicale con lui. Io e Sergio siamo cresciuti insieme, ma ci siamo sviluppati musicalmente in tempi e modi molto diversi, lui ben prima e con un grande studio alle spalle (che continua tutt'ora su vari strumenti) io invece in maniera molto più sporadica, scriteriata e in tempi relativamente recenti. Ma almeno su quella canzone siamo insieme! Beh, in realtà ci siamo arrivati in tempi recenti, visto che lui ha registrato tutto tranne la batteria in un momento, ed io sono arrivato mesi dopo, in studio da solo con lui dall'altra parte del globo! Ma tant'è, il risultato c'è e non vedo l'ora che la canzone sia ultimata per poterla fare ascoltare. Temo ci vorrà del tempo, in ogni caso il rough mix della registrazione è comunque un tesoro che custodirò gelosamente e che porterò sempre nel cuore!


in studio per registrare, tutti quei microfoni mettono pressione

In ogni caso, al di là dei modi e dei tempi, trovare il giusto mezzo tra l'essere incisivi e il non strafare, tra lo studiare un passaggio che dia energia e che sostenga, ma senza essere né scontato né eccessivo, il trovare una certa coerenza, con qualche idea che magari viene ripresa più volte durante il pezzo e che, probabilmente in maniera inconscia, venga recepito dando continuità, non è affatto facile! Devo dire che diverse idee per la canzone erano state sviluppate da un precedente batterista, altre erano state suggerite da Sergio e da mio fratello Mattia, bassista della precedente band di Sergio. Però mettere le mani su quanto c'era già, cercare di levigare, di trovare le connessioni e soprattutto i passaggi giusti, è stata una bellissima esperienza, con la ciliegina sulla torta data dalla soddisfazione di Sergio per il risultato.

In un certo senso, è più difficile doversi muovere tra dei paletti che comporre in piena libertà. E quella che suona come una canzone sostanzialmente semplice, non vuol dire che sia stata facile da comporre. Non credo che la difficoltà tecnica o l'ostinata varietà di un pezzo ne attesti proporzionalmente la qualità. Certo è bello esprimersi senza limiti e scoprire fin dove ci si può spingere suonando canzoni da dieci minuti con cambi di tempo, intermezzi jazzati e sfuriate di doppio pedale; è sperimentazione pura. Ma avendolo provato, trovo che possa dare soddisfazione anche il comporre e suonare in maniera più lineare, creando alla fine delle canzoni che possano rimanere in testa e che coinvolgano emotivamente grazie alla facilità con cui ci si può connettere, perché non cercano invece lo smarrimento e spiazzamento a cui certi pezzi composti dai miei fratelli possono portare.

Alla fine, tra l'altro, ascolto più gruppi di rock melodico e con una forma canzone classica che band sperimentali quanto quella in cui suono io. Anche le emozioni che si provano suonando questi diversi generi sono in parte differenti, perché con i Qaanaaq mi trovo più impegnato fisicamente (non che faccia sfoggio di chissà quale tecnica, perché quella proprio mi manca!) e devo prestare più attenzione vista la varietà dei pezzi, mentre nel brano inciso con Sergio mi godo di più la canzone, è più facile sentirsene parte e abbandonarsi alle emozioni (che tra l'altro aiutano a suonare con più convinzione e coinvolgimento). Non sono differenze nette, diciamo che in alcuni momenti queste sensazioni diverse si sovrappongono, perché anche in una canzone metal c'è abbandono alle emozioni (un passaggio veloce per esempio tende a farmi sfogare parecchio, pestando come se per la pelle del rullante non ci fosse un domani!), oppure un certo giro di una canzone rock può essere comunque impegnativo e richiedere attenzione nell'esecuzione.


tu-pa tu-pa tu-pa!

Quello che conta è che si stia suonando qualcosa che si reputa interessante, che trasmetta emozioni. A me piace il rock melodico, è forse il genere musicale che ascolto con più piacere, proprio mentre scrivo sto ascoltando i Foo Fighters, band che ultimamente mi ha molto coinvolto grazie all'uscita dell'ultimo disco, l'ottimo Sonic Highways (e dell'omonima, splendida mini serie). Mi piace dare sostegno ed energia con la batteria a canzoni che hanno una melodia, che io stesso posso seguire e sentire suonando. Allo stesso tempo, mi piace pestare sfogando le frustrazioni, mi piace suonare veloce (per le mie possibilità) e sinistro, sentendo il cantante che tuona un growl estremo, il basso che fa vibrare ogni cosa, la chitarra ribassata che gli fa concorrenza e la tastiera che sostiene il tutto con dei cori epici! Probabilmente a causa, o dovrei dire grazie, ai vari ascolti della mia infanzia, non credo che riuscirei a limitarmi ad un solo genere musicale. La musica fatta bene, fatta col cuore, è tutta meritevole. Scaturisce da emozioni diverse e procura emozioni diverse, sia ascoltandola che suonandola. La varietà arricchisce sempre, ascolti diversi aiutano ad ampliare gli orizzonti e a scoprire nuovi modi di esprimersi, così come suonare generi diversi migliora le capacità di espressione musicale e la tecnica. 

Ci tenevo a fare queste precisazioni perché nel post precedente mi sono concentrato troppo sui Qaanaaq e davo l'impressione di ritenere la varietà fine a se stessa come una condizione necessaria per la riuscita di una canzone, ma non è così.

venerdì 12 dicembre 2014

qaanaaq

A due anni dall'ultimo post, eccomi tornare a scrivere su queste schermate. Compagno costante nel periodo pre-Australia e durante la mia permanenza downunder (già cinque anni son passati), il mio blog non era più stato il contenitore delle news o dei miei flussi di coscienza, con qualche eccezione, tipo le prime esperienze con la maratona e poco altro. Non so se da adesso riprenderò a scrivere in maniera più costante, ma mi piacerebbe registrare qui le esperienze di questi mesi, legate alla musica e in particolare al gruppo in cui suono, i Qaanaaq.


La band si è formata poco più di tre anni fa, con un nucleo composto da me ed i miei due fratelli maggiori (batteria, basso e tastiere), a cui si è aggiunto Francesco alla chitarra. Nulla era stato deciso a tavolino, c'era solo voglia di trovarsi in sala prove e jammare, per puro divertimento e con la curiosità di scoprire cosa ne sarebbe venuto fuori. E quello che abbiamo scoperto subito è stato un gran divertimento, dello stare insieme e del condividere quest'esperienza che è curioso non sia accaduta prima: tre fratelli, tre musicisti, più o meno capaci per carità, ma comunque in grado di suonar qualcosa che però in anni e anni mai si erano messi a far qualcosa insieme! Beh, l'importante è averlo fatto ora. Pur non essendoci alcuna idea precisa del genere musicale che si sarebbe suonato, era ovvio che il rock e il metal sarebbero state le due influenze principali, perché generi fondamentalmente preferiti da noi. 

I nostri ascolti in famiglia però sono sempre stati molto vari, anzi proprio di questo devo ringraziare i miei fratelli, ed anche i miei genitori. Son cresciuto in una casa in cui la musica era sempre presente. La sera, dopo cena, spesso mio padre imbracciava la chitarra ed insieme a mia madre cantava i loro pezzi preferiti, soprattutto musica italiana, Battisti, Pooh e tanti altri di cui non so nemmeno il nome. Riascoltate ora, quelle canzoni mi mettono sempre malinconia, come tutto quello che riporta all'infanzia. Quelle ore passate ad ascoltare i miei genitori sono state il primo insegnamento su quanto potere ha la musica. Inoltre solo in tempi recenti ho capito quanto il modo di suonare di mio padre mi abbia influenzato, con la sua passione e la sua energia che prendono il sopravvento nei momenti più sostenuti; pur suonando un altro strumento, mi rendo conto che sono parte di me (anche in altri campi, ma qui si divagherebbe troppo).

E poi, appunto, c'era la musica ascoltata dai miei fratelli e da mio cugino, a noi legato come un fratello: dal rap anni '80 (Run DMC su vinile) a Frank Zappa, dal primo Elio e le storie tese al progressive anni '70 e Branduardi, i Queen ed il grunge, gli Iron e la folgorazione del Black Album dei Metallica del dei primi '90, più qualche spruzzata di punk (Ramones e Bad Religion soprattutto) e gli imprescindibili fratelli Blues. E tanto, tanto altro ancora. Poi crescendo ho avuto varie fasi di innamoramento verso qualche genere in particolare (il Power Metal in adolescenza su tutti), ma comunque gli ascolti musicali erano sempre vari, cosa che mi ha portato ad essere aperto a tanti stili differenti. E così, tornando al discorso Qaanaaq, pur avendo una certa predilezione per il metal e comunque il rock in generale, c'era la massima apertura verso qualunque influenza. Le chitarre pesanti e ribassate di Francesco hanno steso sicuramente un velo oscuro sulle prime composizioni, mentre l'avvicendamento con Dario avvenuto qualche mese dopo ha aggiunto una chitarra più eclettica, oltre ad un membro ormai saldo del gruppo.


la prima, storica Qaanaaq Room

Per molto le canzoni sono state solo strumentali, ed alla fine funzionavano anche così, tanto che l'idea di cercare un cantante o meno è stata fonte di dibattito per molto tempo. Enrico è stato il primo e alla fine unico cantante a provare con noi e si è inserito in un contesto non facile, considerando la struttura musicale il più delle volte lontana dalla forma canzone classica, ma il suo growl è ormai parte integrante della band, sicuramente quella più metal, che si fonde con le altre influenze a volte più rock e progressive.


Qaanaaq Room 2.0

Mi è difficile dare un giudizio alla musica che suoniamo, dovrei ascoltarla in maniera più distaccata, ma non mi è possibile, visto che i pezzi li conosco da troppo vicino, in ogni dettaglio e li ho suonati ormai decine e decine di volte. Certamente non è musica per tutti, anche per chi ha comunque dei gusti musicali tendenti all'estremo, perché non siamo comunque catalogabili in un sottogenere metal preciso. Mi stupisce sempre quindi quando sento fare degli apprezzamenti ai pezzi, soprattutto da chi magari ci ha appena sentiti suonare dal vivo, visto che la durata e la varietà di ogni pezzo lo rendono a mio parere per lo meno poco immediato. 

Però questo è anche il bello di suonare liberi da ogni necessità commerciale: suoniamo quello che ci viene naturale, lasciandoci ispirare senza condizionamenti. Partiamo da un'idea, molto spesso un giro di tastiere, oppure anche di basso o di chitarra, e da lì si procede, suonando insieme e vedendo dove porta. Spesso un passaggio viene poi stravolto e reso irriconoscibile, altre idee vengono semplicemente scartate e poi magari recuperate in altre canzoni. E non avendo nemmeno una necessità di stare nei classici tre o quattro minuti radiofonici, abbiamo modo di spaziare e di far evolvere il pezzo come vogliamo, spesso sfiorando i dieci minuti di durata. Il bello è che, quando suoniamo, le canzoni mi passano veloci, soprattutto se suonate dal vivo. Lì si aggiunge anche il lato emotivo, l'emozione di suonare davanti ad un pubblico. E che siano cinque, trenta o più persone non conta, in quel caso i minuti passano come secondi.


durante il nostro primo concerto, al Rocker Pub

Come dicevo, c'è una constatazione molto realistica della situazione, si suona per il puro e solo gusto di suonare insieme, senza nessuna illusione. E non è poco comunque, questo gusto. Già suonare uno strumento regala emozioni, ma suonare insieme è qualcosa di speciale. Qualche sera funziona meglio, qualche altra meno, a volte sei fresco e carico e altre vieni da otto ore di lavoro e una giornata piena di impegni. Ma quando funziona al meglio (e a volte succede proprio quando meno te lo aspetti), quando sei proprio dentro al pezzo, è qualcosa di magico. Io so suonare solo uno strumento (o per lo meno ci provo) e mi limito quindi solo all'esperienza che questo può dare, ma stare dietro ad una batteria e dare il ritmo a tutta la band, magari in un momento sostenuto, scambiare occhiate rapide ma piene di significato coi fratelli e con gli amici, vederli sorridere e godersi il momento, sa essere molto emozionante. Ed è ancora più bello pensare che tutto questo sia nostro, venuto da noi e dalle nostre idee, dai nostri ascolti e dalle nostre influenze.

Perché scrivere solo ora del mio gruppo? Perché mi piacerebbe avere un resoconto di queste settimane che, se tutto procede secondo i piani, ci porteranno a registrare un demo dei nostri pezzi. Oltre alla musica, vorrei avere anche un'analisi più approfondita di quello che farò io in preparazione e durante le registrazioni. E infine perché è tanto che non scrivo e questo un po' mi mancava.

Potrei parlare di musica per ore, e magari lo farò, approfondendo il lato batteristico della cosa. Ma per ora va bene così.

mercoledì 14 dicembre 2011

venerdì 1 aprile 2011

australian rock mix


In Australia c'è una fiorente scena rock, molto influenzata dai seventies e tendente più alla ricerca melodica che alla perizia tecnica fine a se stessa. Il livello generale è a mio parere molto buono, anche grazie ad un underground vivace, con molti locali dove suonare; la ricetta è semplice, ma qui in Italia non sembra prendere piede, purtroppo.

Negli ultimi anni, sia per suggerimenti di amici che per scoperte fatte sul posto, sono venuto a conoscenza di diverse band australiane che mi hanno molto affascinato e che tornano di frequente nei miei ascolti. Alcune di queste band hanno avuto enorme successo in patria e sono praticamente sconosciute al di fuori (Powderfinger), altre hanno avuto la sorte opposta (Jet), ci sono realtà in crescita ed ora ai loro primi tour europei (Karnivool) ed altre che, nonostante un livello qualitativo molto alto (nella composizione, ad esempio) combinato con un'orecchiabilità radiofonica, sono inspiegabilmente poco seguite sia dentro che fuori dall'Australia (Thirsty Merc).

Oggi ho pensato ad un mix che riunisse queste band, senza nessuna pretesa di completezza: ho solo voluto riunire i gruppi australiani che più mi piacciono e che spero possano interessare a qualcuno di voi. Se volete approfondire, di seguito ci sono le pagine wikipedia con le discografie, altrimenti chiedete pure a me. Il rock è il comune denominatore, con una piccola escursione nell'electro dei Pendulum (ma la loro base è rock e si sente), per il resto ci si sposta poco, giusto qualche influenza metal nei Karnivool e nei Dead Letter Circus, o la ricerca più intima di Pete Murray (questi sono tra i suoi pezzi più spinti, si inserivano meglio nel mix).

Qui sotto il link per scaricare il mix (per chi non fosse pratico, basta cliccare su "Download Standard" e attendere che finisca il conto alla rovescia):
Download!

Fatemi sapere se qualche band è di vostro gradimenti e se l'idea vi è piaciuta.
Buon ascolto!

martedì 2 marzo 2010

no junk mail!

Sdraiato a letto, tazza dissetante di tè caldo, in pigiama più felpa perché fa freschino (fuori ci sono 17 gradi), mi sa che l'estate è agli sgoccioli. Mi sto proprio godendo questo momento di relax, ma andiamo con ordine.

"Attento a ciò che desideri, potresti ottenerlo", diceva qualcuno. Ho scritto post su post lamentandomi di non avere lavoro ed ora mi ritrovo a dovermi giostrare con gli orari per riuscire a far tutto quello che mi viene richiesto! Finalmente ieri mi hanno chiamato per il volantinaggio, con una buona settimana di ritardo su quanto inizialmente preventivato. Inoltre tutti i 10 mila volantini sono da fare entro lunedì 8, giorno in cui parte l'offerta sponsorizzata dalla pubblicità. Al chiosco mi avevano garantito i due giorni del weekend, dalle 10 e 30 alle 18, lasciando in sospeso un probabile giorno durante la settimana; ieri mi hanno poi chiamato per lavorare domani e dopo dalle 11 fino a ora incerta, si decide in base a come procede la giornata.

Questo quindi significa che non potrò consegnare tutti i volantini come avrei voluto, ma va bene così, in fondo al chiosco prendo di più faticando meno. Proprio a proposito di fatica, avendo quindi qualche giorno disponibile per volantinare, c'ho dato dentro alla grande. Ieri ho avuto solo quattro ore di tempo, visto che poi avevo il corso di african drumming (ne parlo in seguito). In quelle ore ho consegnato 900 volantini, creandomi finalmente un riferimento visto che non avevo veramente idea di quanto tempo questo lavoro avrebbe impiegato.

Oggi gli ho dedicato tutto il giorno ed ora sono veramente stremato. Stamattina l'area in cui ho consegnato le pubblicità era veramente odiosa: una zona residenziale con singole case giganti e grandi prati, il che ha significato sgambettare per gran poco; vedendo che mi rimanevano ancora un sacco di volantini ho iniziato a consegnare pure di corsa, arrivando a racimolare 700 miseri volantini in quattro ore. Nel pomeriggio invece sono tornato nelle zone vicino a casa mia, con begli appartamenti e cassette della posta in gruppo: sei, otto, dieci, anche sedici! Quando le vedevo ero felice come un bambino! Ho finito alle 19 e 30 collezionando un 2100 volantini consegnati per tutta la giornata: soddisfatto, ma con qualche problema di deambulazione...

Ottimo esercizio per le gambe, comunque, ma soprattutto ottimo per le entrate economiche: non solo il gommista mi ha alzato la paga da 50 a 60 dollari ogni mille volantini consegnati, ma m'ha anche detto che se riesco a consegnarne almeno 5000 mi regala una card con 100 dollari da spendere in vari posti, tra cui il mio supermercato! Contando che non faccio mai grandi spese e, la volta che ho speso tanto sono stato sui trenta dollari, significa che mi posso veramente fare tre spesone grasse gratis! Voglio assolutamente quella card e direi che sono a buon punto con 3000 già raggiunti, un venerdì tutto libero e, se finisco presto al chiosco, anche mercoledì e giovedì per farne qualche centinaio. Il titolo della mail si rifà ad un adesivo che si trova su almeno la metà delle cassette della posta. In teoria penso che anche il mio volantino, come ogni pubblicità, sia junk mail (cioè posta spazzatura), ma il gommista m'ha detto di andar tranquillo che al massimo la gente si lamenterà con lui. Meglio così, altrimenti sarei a mille volantini consegnati, altro che tremila!!

Mi rendo conto inoltre che prima di iniziare a lavorare pensavo alle cose che avrei voluto fare e per cui mi spiaceva non avere i soldi, mentre ora che guadagno qualcosa mi faccio più problemi a spendere. In ogni caso, avere un primo assegno da 120 dollari da depositare nello zaino e la card in mente mi ha dato la carica per affrontare il lungo pomeriggio. Beh, ora vediamo come procede al chiosco, inoltre spero mi chiamino ancora i greci, così in una settimana potrei veramente raccogliere un bel po' di soldi.

Ieri sera, come detto, ho iniziato il corso di african drumming: veramente divertente! Ray Pereira, musicista professionista che organizza queste lezioni, ha passato un po' di tempo con noi, ma, come annunciato già in precedenza, ha lasciato il posto di insegnate per il corso principianti ad un suo allievo, Kanchana (accento sulla prima 'a'), un ragazzo dello....Sri Lanka! E' inutile, sono circondato da asiatici qualsiasi cosa faccia. Ma mi fa molto piacere, visto che anche lui si è rivelato molto simpatico, inoltre vive in Australia da molto tempo, tanto da aver perso l'accento cingalese. All'inizio eravamo solo in sei, per una mezzora Kanchana ci ha spiegato le basi del djembe, una percussione originaria dell'Africa occidentale oggi diffusa ovunque e ci ha insegnato le tre note, i tre modi di colpire la pelle: basso, tono e slap, questi ultimi due molto simili come esecuzione, ma dal suono molto diverso. E' la cosa più difficile da imparare e viene col tempo, io ancora non ho capito come devo fare! Ci arriverò pian piano.

Kanchana che ci mostra un ritmo

In seguito è arrivata una decina di altre persone che già avevano seguito qualche corso o qualche lezione in passato. Insieme abbiamo imparato un nuovo ritmo, con Kanchana che dava il via e chiudeva e noi che entravamo tutti insieme, con metà del gruppo che suonava una certa parte e l'altra metà un'altra. Veramente bello sentire l'insieme ed esserne parte! In alcuni momenti ho chiuso gli occhi per concentrarmi meglio sul ritmo (talvolta guardare gli altri che suonano parti diverse può distrarre) e l'effetto è proprio esaltante, ho liberato la mente dopo le ore di volantinaggio ed il tempo della lezione mi è proprio volato.

screenshot da un video che ho fatto per ricordare il ritmo, il braccio sulla sinistra è il mio

Il mio background batteristico mi ha sia aiutato che messo in difficoltà. Aiutato perché il senso del ritmo ce l'ho ed anche un minimo di coordinazione. Col djembe si gioca molto di levare, inoltre la base a cui si fa riferimento non è il 4/4, ma il cosiddetto "bell": non riesco a renderlo a parole, ascoltate il suono delle bacchette all'inizio di questa canzone di Jack Johnson, quello è il bell. L'intro di ogni pezzo è suonato dal solista e si basa sul bell, serve a dare l'avvio a tutti gli altri, che non entrano all'1 del 4/4, ma prima. Insomma, a parole, viste anche le mie scarse conoscenze musicali, mi viene difficile da spiegare, è molto più semplice da fare. Tra l'altro leggevo che a livello professionistico certi ritmi non sono scritti perché non trasportabili su pagina col modo occidentale di scrivere musica!

Tornando alla batteria, mi sono reso conto di come l'uso delle braccia e delle mani sia proprio opposto con il djembe: suonando la batteria si deve muovere molto il polso e poco il braccio, con questa percussione invece è proprio l'opposto. Quindi all'inizio mi dovevo proprio forzare per tenere il polso fermo e muovere invece tutto il braccio! Bell'esperienza comunque, adesso devo aspettare due settimane perché qui l'8 marzo è festa del lavoro, quindi si salta lezione. Peccato, ho proprio voglia di picchiare sulle pelli!

lunedì 19 ottobre 2009

brütal legend!

Ho appena scoperto questo nuovo videogioco grazie ad un video su Outune: è veramente esilarante! Non ho idea di come sia il gameplay vero e proprio, ma i video di presentazione sono davvero spassosi. Ho scoperto che l'ideatore è tale Tim Schafer, nome sconosciuto pure per me, ma che mi ha permesso di risalire ad un suo vecchio progetto che già evidenziava la sua passione per il metal e i vestiti in pelle: l'avventura LucasArts Full Throttle.

Ora Schafer ritorna con un progetto molto più semplice e immediato e dalla promozione notevole, visto che il protagonista ha le sembianze, ma soprattutto la voce di Jack Black e che tutta l'avventura vede la presenza di diversi ospiti più che conosciuti in campo rock e metal, come Rob Halford, Ozzy e Lemmy. Ho visto ora che anche Tim Curry ha prestato la sua voce, cosa che fa aumentare notevolmente la mia simpatia per questo gioco!

Questo è un primo video promozionale:



E questo il trailer ufficiale:



Poi magari il gioco si rivela un action platform qualsiasi, ma l'atmosfera è divertente, pur se non molto originale: è da un po' che lo stile "Conan Metal" si vede in giro, anche se di solito associato a musiche più estreme.

lunedì 21 settembre 2009

Esum

Grandi Muse, nonostante il loro ultimo lavoro non mi abbia completamente convinto (ma sono ancora ai primi ascolti), la loro impresa a Quelli che il calcio... dell'ultimo weekend m'ha fatto davvero morire dal ridere. Credo all'insaputa della Ventura (che è molto più incapace di quanto ricordassi, non sa nemmeno leggere) durante l'esecuzione e pure l'intervista si sono scambiati i ruoli! Ovviamente il pezzo che si sente è in playback, ma vederli fingere di suonare senza nemmeno convinzione fa davvero ridere! Il cantante s'è messo alla batteria ed è quello più buffo, il batterista canta e suona il basso ed il bassista è alla chitarra e, quando si ricorda, alle tastiere.

Qui la notizia sul Corriere e di seguito il video, da vedere.

sabato 25 luglio 2009

drum duets

Stavo vagando per la rete quando mi sono imbattuto in un video inaspettato e sconosciuto: un duetto alla batteria tra Mike Portnoy (che suona nei Dream Theater per chi non lo sapesse) e Richard Christy, ex batterista dei Death ed ora comico nello show di Howard Stern.

Ho poi piacevolmente scoperto che questo non era l'unico duetto e che Portnoy si è prestato ad altri episodi simili, due dei quali si trovano su youTube: quello con Jason Bittner (Shadows Fall) e Charlie Benante (Anthrax).

I video sono divertenti, soprattutto se si è abituali ascoltatori di rock e metal: nel duetto con Christy, i due si divertono a fare citazioni di varie canzoni, dai Rush agli Slayer passando per gli immancabili Iron Maiden. Gli altri due video invece sono tagliati, credo provengano da un dvd didattico di Portnoy dove spero si possano vedere nella loro interezza. Vedrò se è possibile procurarlo...

I duetti sono permessi dall'ampiezza assurda del set di batteria che ormai da qualche anno Portnoy usa ai suoi concerti: in pratica si tratta di due set uniti insieme, uno più ricco con doppia cassa e una marea di piccoli tom, mentre l'altro con cassa singola (ma doppio pedale, ovviamente) e un struttura più classica. Durante i concerti Portnoy si alterna da un lato all'altro del set in base alle richieste del pezzo. E' un po' un'esagerazione, ma quella di avere un set assurdo non è certo una sua prerogativa, vedi anche Neil Peart dei Rush con una batteria che lo circonda completamente e si gira di 180° a comando o quella di Vinnie Appice che lo sovrasta con tom praticamente sopra la sua testa...

Comunque, se vi può interessare, ecco i qui i tre video degli inusuali duetti batteristici:





martedì 7 luglio 2009

dmb a Lucca

Che spettacolo. Più di tre ore di Dave Matthews Band, un sacco di gente e tanto calore. "Good food, good wine!" dice Dave, un luogo comune che però ci fa sorridere tutti per il suo modo sempre buffo di parlare. Tanti pezzi dal loro ultimo album, che a quanto pare vista la risposta del pubblico è stato giustamente molto apprezzato, ma anche grandi classici, l'immancabile Ants marching, Two step con l'assolo di Carter Beauford, un acido Tim Reynolds alla chitarra che ci sta veramente bene, dei giganti (anche letteralmente...) ai fiati, Stefan Lessard che sorride come sempre tutto allegro mentre suona, Boyd Tinsley e il suo splendido violino... Gran concerto e grande evento, felice di esserci stato nonostante la tirata in macchina sia stata provante.

Unici nei della giornata un palco decisamente troppo basso con gli schermi laterali montati pure quelli rasoterra, una coda interminabile per ritirare i biglietti e un gruppo spalla decisamente fuori luogo. A parte questo, Lucca ha fatto da splendida cornice, regalando un'atmosfera per me inedita, abituato a Forum e Palacosi e non a piazze storiche.

Incredibile la tenuta del gruppo, a fine concerto sembravano ancora freschi! E invece il pubblico non si reggeva più in piedi. Ogni pezzo era allungato da assoli, improvvisazioni, quasi i vari strumentisti giocassero tra loro in una sfida che non vedeva prevalere solo la tecnica, ma anche tanto feeling e il risultato lo si poteva vedere sulle facce emozionate di chi stava a guardare e ad ascoltare estasiato.

Pensare che erano diversi anni che non venivano in Italia e che probabilmente ne passeranno altrettanti prima di rivederli non fa che aumentare la soddisfazione di esserci stati!

venerdì 3 luglio 2009

l'orologio atomico

Finalmente Gene Hoglan pare in dirittura d'arrivo col suo dvd-clinic sulle sue tecniche musicali da batterista estremo. Per chi non lo sapesse, Hoglan è un istituzione nel metal, nonché il mio batterista preferito. E' un omone di quasi due metri per un centinaio abbondante di chili, ma questo non gli impedisce di essere uno tra i più veloci batteristi in circolazione. Questo suo dvd doveva uscire almeno un anno fa, se non prima, ma Hoglan si è impegnato in mille progetti vari che hanno quindi portato a interminabili ritardi. Anche ora non si sa bene quando questo dvd sarà messo in vendita: alla fine del trailer c'è segnalato il link al suo sito dove poterlo ordinare, ma quest'ultimo è off-line da qualche giorno... Vabbé, intanto mi godo questo succoso trailer, con una spettacolare canzone in soddofondo creata apposta per questo dvd che mi fa impazzire. Ecco il trailer:

lunedì 29 giugno 2009

two sides of the gods of metal story - side one

Inizio a scrivere quello che sarà uno dei due resoconti delle due giornate monzesi del Gods of Metal, festival metallico che ha visto alternarsi su due palchi nello Stadio Brianteo di Monza gruppi più o meno conosciuti, spaziando (non troppo) tra l'hard rock e il metal più estremo.

day one

Si parte sabato mattina, io e il fratellone Luca, e già prima di raggiungere lo stadio facciamo conoscenza con due simpatici mantovani, Simone e Nicola, che si aggregano al carrozzone e con cui raggiungiamo lo stadio monzese dove si terranno i concerti. Il posto non si rivela affatto male: i palchi sono due, uno affiancato all'altro, così da dimezzare i tempi di attesa tra un concerto e il successivo; lo spiazzo è veramente ampio, l'erba morbida, è pure possibile piazzarsi in tribuna per godersi un po' di ombra (se si sta sotto) o un po' d'aria (se si sale in alto, ma davvero in alto, con una vista davvero impressionante, ma ne parlo più avanti).

Gli stand sono pochi, avremmo sperato in un po' più di offerta: non che di solito si facciano grandi acquisti, ma è carino ingannare le attese facendo qualche giro tra chi vende dischi, magliette o braccialetti borchiati molto tamarri. Oltre ai soliti punti di ristoro, che verranno da noi bellamente evitati viste le code assurde, sostituiti dai rivenditori di salamelle appena fuori lo stadio, c'è lo stand di Metal Hammer, rivista di settore, dove ci sarà modo di incontrare qualche artista, pochi ahimé, per foto e strette di mano.

vista dei palchi dalle tribune laterali

Appena superata la prima salita all'ingresso la vista è notevole, con uno stadio praticamente ancora vuoto come non lo vedremo più e mentre scattiamo qualche foto iniziano a suonare i The Rocker (voto 6-): praticamente una cover band degli AC/DC, molto più degli Airbourne (e ho detto tutto). Ma non me la sento di condannarli, è sempre difficile aprire un festival suonando al mattino davanti a pochissime persone che non ti conoscono. L'attitudine c'è, la musica si fa ascoltare, hanno giusto tolto la polvere agli impianti scaldando l'atmosfera per i gruppi che seguiranno. E a seguire arrivano gli Extrema (voto 6 e mezzo), altra band italiana che ormai non si può più definire giovanissima, ma che nel tempo non ha cambiato la proposta di molto: anche qui si può parlare di cover band, io li ho sempre considerati come la versione nostrana dei Pantera di "Vulgar display of power". Detto questo, il loro sporco lavoro lo fanno bene, la tecnica c'è e anche l'attitudine, tanto che la risposta del pubblico si fa sentire. Non sono mai stato un grande fan, non ho sentito i loro ultimi lavori quindi ho faticato a farmi coinvolgere, ma il concerto è stato piacevole.

E' ora il turno di Lauren Harris (voto 5), già vista l'anno passato sempre al Gods: che dire, la definizione migliore l'ho sentita da Stefano quando ha detto che la Harris fa le canzoni della pubblicità delle Mentos! Direi che c'ha proprio preso. Un rock piatto che non coinvolge, e soprattutto non graffia. Anche la band che l'accompagna non mi sembra brillare particolarmente. Si è quindi deciso per una rinfrescata con birra & bibita allo stand apposito, gentilmente offerte da Simone e Nicola di cui sopra, e per un po' di chiacchiere e commenti sfogliando il nuovo numero di Metal Hammer. Prima della fine del concerto di Lauren Harris decidiamo di prendere posto davanti al palco dove si terrà la prossima performance, che si rivelerà una delle migliori delle due giornate.

il mega poster dietro al palco dei Voivod

Pochi minuti dopo arrivano i canadesi Voivod (voto 8+) con un concerto veramente notevole che coinvolge molti dei presenti, ma che soprattutto ce li mostra contenti e allegri, cosa che non mi aspettavo. Non posso spendermi in troppe parole avendo due giganti fan come Samuele e Stefano alle spalle; io sono un fan dell'ultim'ora, addirittura ho imparato a conoscerli nel periodo Eric Forrest, parentesi più estrema (comunque realizzata con grande stile) a metà dei '90, quindi non sono proprio in grado di entrare troppo nello specifico. Tornato Snake alla voce ormai da qualche anno, il gruppo ha riscoperto il lato più thrash degli esordi e le atmosfere astronomiche create dal tristemente scomparso chitarrista Piggy. Proprio questo evento mi faceva pensare ad una sorta di farewell tour mesto e triste e invece il gruppo si presenta sul palco con grandi sorrisi e una carica da gruppo esordiente! Il sostituto chitarrista, di cui conosco solo il nome, Dan, si è rivelato un grandissimo soggetto, a suo agio in qualsiasi canzone. Si dice che sia un nerd-fan da decenni e che abbia insegnato al resto del gruppo le canzoni più vecchie che si erano dimenticati... Away alla batteria è uno spettacolo, avevo già avuto modo di vederlo in azione anni fa, con un set tutto sommato modesto è in grando di fare grandi cose, non tanto paurose tecnicamente, ma dallo stile molto particolare e, per un batterista come me, molto coinvolgenti. Un altro membro storico è Blacky, tornato nella band per le date live, che anche lui si diverte un mondo e che fa molto bene il suo dovere: nonostante il basso "plettrato" non sia quello che preferisco, il sound che usciva dalle casse mi ha soddisfatto. Da vedere inoltre le sue facce sceme per le foto coi fan, veramente un mito!

io, Blacky e Away

Da segnalare il fatto che questo gruppo credo sia l'unico che arriva al completo al mett&greet per venire a contatto coi fan: se è vero che non sono delle star, è anche vero che il seguito è tanto, la gente c'era ed era esaltata. Quoto una frase di Stefano: "Spero che cambino nome e continuino a suonare", penso dica tutto. Secondo le loro dichiarazioni, i Voivod si fermano qui, ma non pare possibile che questi "ragazzi" non abbiano più voglia di calcare palchi vista l'energia e la voglia di suonare che hanno mostrato. Ecco un altro esempio di facce intelligenti...

Luca e Snake

Parte quindi una parentesi meno interessante, con due gruppi (Backyard Babies ed Epica) che non ci ha interessato e su cui mi è persino impossibile dare un giudizio. In questa parentesi abbiamo avuto modo di incontrare i Voivod allo stand di MH, di prenderci una pausa sugli spalti e di ricaricarci un po' in attesa di band per noi più interessanti.

Marty Friedman in versione metal-manga

Ritorniamo sotto al palco per l'arrivo di Marty Friedman (voto 7 e mezzo) , senza sapere bene cosa aspettarci. L'unico act strumentale della due giorni monzese si rivela molto coinvolgente, con un Friedman che pare non invecchiare (ma quanti anni ha?) e che si fa accompagnare da due giapponesi da Yokohama davvero in gamba (soprattutto la seconda chitarra) e da un batterista californiano che non brilla per varietà, ma che pesta come pochi. I pezzi coinvolgono, lasciamo perdere poi il momento revival Megadeth con l'assolo di Tornado of souls che mi ha letteralmente fatto impazzire! Ho intenzione di procurarmi gli ultimi lavori di questo chitarrista perché non si tratta dei soliti esercizi di stile, ma di qualcosa di più fresco. Nel lento della scaletta Friedman cita anche "Io che non vivo (senza te)" di Pino Donaggio, lasciando il pubblico davvero stupito!

Altra piccola serie di gruppi poco interessanti, in cui non ricordo bene cosa si è fatto, magari il fratello avrà più memoria. So che gli Edguy non li ho seguiti, mentre avrei voluto fare lo stesso con Lita Ford (voto 4), ma non mi è proprio stato possibile: pezzi scialbi, voce stonata, sembrava di assistere ad un concerto revival da balera! Davvero imbarazzante, anche se va detto che di pubblico sotto al palco ce n'era e pareva pure coinvolto. Non so, praticamente non la conosco, sarà anche una vecchia gloria, ma ora è molto più la prima e molto meno la seconda... Pace, almeno ci ha permesso di occupare un buon posto per l'arrivo dei Queensrÿche (voto 7 e mezzo) che danno un'ottima prova, soffermandosi purtroppo come temevo anche sui lavori recenti che non hanno certo lo stesso mordente dei vecchi. I pezzi nuovi non sono brutti, ma manca quell'ingrediente che li renda vincenti. Altro "difetto" della loro prestazione sarà quello di ignorare un'opera spettacolare e fondamentale come "Operation: Mindcrime", ma forse dopo il tour in cui l'hanno proposto integralmente hanno voglia di dedicarsi ad altro. Finite le lamentele, posso dire che questo concerto è stato un piacere, è bello vedere un Geoff Tate smagrito (e parecchio muscoloso) dopo l'imbolsimento degli ultimi anni. Forse la voce sta cominciando a cedere, inoltre all'inizio era anche bassa di volume, ma il gruppo c'è e i classici suonano gran bene. La pioggia comincia a cadere, senza dare però troppo fastidio, anzi il clima si rinfresca come invece non succederà il secondo giorno e la differenza s'è sentita.

Siccome anche lo stomaco vuole la sua parte, approfittiamo della pausa tra i gruppi per uscire a mangiare, perdendo l'inizio dei Tesla (voto 7), ma potendo vedere a panza piena metà del loro concerto e godendoci un bello spettacolo. Il gruppo sembra ancora giovane dopo venticinque anni di carriera, e di sicuro ha ancora l'attitudine giusta. Non conosco tutti i loro album, ho sentito cose qua e là, dal loro primo "Mechanical resonance" al più recente "Into the now", quindi non sono riuscito a farmi coinvolgere troppo, ma li apprezzo per il loro rock con venature blues che ha convinto anche buona parte del pubblico.

Il cielo comincia a scurirsi e non è solo una questione meteorologica: stanno per salire sul palco i Black Sabb...oops, volevo dire gli Heaven & Hell (voto 9), capitanati da Ronnie James Dio (al secolo, Ronald James Padavona), classe 1942!! Per chi non sa di chi sto parlando, pare che sia stato colui che ha popolarizzato l'uso delle corna del diavolo fatte con la mano, dopo averlo visto fare spesso dalla nonna... I compagni d'avventura sono Tony Iommi, Geezer Butler e Vinnie Appice. Anche qui come per i Voivod, per una recensione come si deve rimando a chi è più preparato di me. Non sono mai stato un fan dei Black Sabbath, non ho nessun disco del periodo Dio, quindi non posso davvero esprimermi sulla scelta dei pezzi. Quello che posso dire è che questi quattro sono ancora a livelli paurosi. Forso solo Appice è più fumo che arrosto, il set della batteria è abbastanza ridicolo, con tom anche sopra la testa, ma il suo dovere lo fa e bene, quindi non si può parlarne male. Iommi fa impressione, tira fuori dei riff che sembrano senza tempo, penso che questa definizione sia proprio azzeccata e che non sia possibile aggiungere altro. Lo fa con una tranquillità paurosa, ma con due movimenti e poche note ti trasporta in un altro mondo! Geezer se ne sta tranquillo in disparte, ma riempie come pochi bassisti sanno fare e soprattutto è sempre uno spettacolo da vedere, coi capelloni alla Abatantuono, la mano destra che saltella sulle corde e un sound semplicemente fantastico. E Dio ha una voce ancora meravigliosa, nonostante l'età non sta certo fermo impalato e non ha nemmeno bisogno di grandi pause tra un pezzo e l'altro. Veramente grandiosi, credo che come me tutto il pubblico abbia avuto l'impressione di aver assissito ad un vero e proprio evento.

La serata per me e il fratello è praticamente finita qui. Con un ingiustizia che forse solo i dati di vendita possono smentire, la leggenda non è stata messa a fine concerto e così dopo gli Heaven & Hell è stato il turno dei Mötley Crüe (voto 5-): nonostante non sia un loro fan, ho apprezzato l'ultimo album, caratterizzato da un rock bello carico e dalla produzione quasi metal. Invece in sede live i quattro non mi hanno affatto entusiasmato: il cantante sembra una papera, il batterista pesta, ma con il set che aveva (con una cassa alta quasi come lui) fa veramente troppo ridere e anche gli altri non convincono. I pezzi mi sembravano scialbi, ma è anche vero che non essendo un fan e non conoscendoli non posso esprimermi troppo. Dopo quattro o cinque canzoni abbiamo quindi deciso per un rientro anticipato anche per evitare il caos al parcheggio. Finisce così la prima giornata metallica, riportiamo le stanche membra a casa soddisfatti per la giornata e ansiosi di cominciare la seconda, che ci regalerà altrettante soddisfazioni.

day two

Dopo un viaggio tranquillo in un'autostrada praticamente vuota, raggiungiamo per la seconda volta lo Stadio Brianteo trovando già dalle prime ore parecchia più gente rispetto al sabato mattina. A scaldare gli animi (invero già caldi per la temperatura cocente) ci pensano i The Black Dahlia Murder (voto 7), una piacevole sorpresa di metal estremo che ha entusiasmato non solo il sottoscritto. Come giustamente notava Luca, il cantante non ha nulla del frontman tranne l'elemento fondamentale, cioè l'attitudine: ci crede, e la cosa si vede e quindi, nonostante l'apparenza, funziona. Se il chitarrista mi è sembrato fare qualche sbavatura durante gli assoli, devo dire che l'elemento più impressionante si è rivelato il batterista, di una precisione come pochi possono e senza mai perdere un colpo. E' vero che suonando solo per venti minuti si possono spendere più energie, ma la sensazione era quella di aver davanti un vero professionista di extreme drumming, al contrario della delusione Jordison, ma andiamo con ordine...

Se sul palco alternativo gli Static-X (voto 5+) fanno saltellare i loro fan, ma non animano troppo noi fratelli Togni (poca la varietà, fanno più scena che altro), un gruppo sempre più nutrito di intenditori dal palato fino si accalca e prende posto davanti al palco di fianco che vedrà suonare una delle band più attese dal sottoscritto, i Cynic (voto 9+). In realtà anche durante il concerto degli Static X era possibile vederli, visto che si sono dovuti fare il soundcheck da soli... Il metal fusion, o progessive metal o tecno thrash o quello che è proposto dagli americani fa veramente paura. Tornati ad incidere un album dopo decisamente troppi anni, i Cynic sono stati autori di quello che secondo me è stato il più bel concerto della due giorni metallara. Immensi. Da batterista, devo dire di essere rimasto praticamente sempre a bocca aperta fisso a guardare le evoluzioni di Sean Reinert, praticamente un jazzista prestato al metal, o viceversa. Ma non c'è nulla da dire anche sugli altri membri del gruppo, dal chitarrista e cantante Masvidal, quasi timido mentre parla coi fan, ai nuovi membri Zielhorst e Kruidenier (ma che nomi, però...). La scelta dei pezzi è stata bilanciata tra il debutto "Focus" e il ritorno sulle scene "Traced in air", forse un pochino più sbilanciata sul secondo, comunque grandissimo disco (Sam ravvediti!). Fenomenali, non ho altre parole.

i Cynic al lavoro

E' quindi il turno dei Napalm Death (voto 6+), macchina da guerra extreme metal che devasterà lo stadio almeno a livello sonoro. Personalmente non li ho mai trovati interessanti, li rispetto perché so che hanno scritto la storia del genere che propongono, ma ho sempre preferito chi rallenta un po' i ritmi curando di più la tecnica, mentre qui si sfiora l'hardcore, genere che non mi ha mai troppo convinto. In ogni caso il loro pubblico c'è ed è in delirio.

L'ora che è seguita è stata la fase più critica dei due giorni, una lunga attesa caratterizzata da un caldo notevole con pochissime zone d'ombra sotto cui rifugiarsi, inoltre la stanchezza cominciava a farsi sentire. I Saxon, per misteriosi problemi al tour bus, non si sono presentati e così, probabilmente per problemi tecnici, invece che anticipare gli altri gruppi si è semplicemente atteso l'orario di esibizione del gruppo seguente, cioè i Mastodon (voto 7). E' la seconda volta che li vedo ed è la seconda volta che mi dico che devo approfondire la conoscenza di questo gran gruppo: il muro sonoro che proveniva dal loro palco era notevole, uno schiacciasassi che è stato superato solo dai Carcass. Il nuovo album tanto discusso a me è piaciuto e le canzoni di questo lavoro che il gruppo ha proposto sono quelle che mi hanno coinvolto di più, ma mi rendo conto che è dovuto ad una mia lacuna. Piacevoli da vedere, ero però distratto da membri dei Cynic che si presentavano a sorpresa a bordo palco: ho fatto il possibile per incontrare Sean Reinert, addirittura Masvidal m'ha assicurato che l'avrebbe chiamato per me, ma dopo un'ora di attesa sotto il sole ho desistito. Mannaggia! Comunque grandi e umili, molto disponibili col pubblico (però perché non fare un semplice meet&greet?).

Il concerto di Tarja non posso proprio giudicarlo, ero praticamente incatenato alle transenne nell'attesa, vana, di Reinert. Non mi è parso però di perdermi molto, nonostante la gente sotto il palco fosse parecchia e anche molto esaltata. Non so, la voce di questa cantante l'ho persino trovata fastidiosa, mentre ho poi scoperto che i musicisti che l'accompagnavano erano di tutto rispetto, tra cui il grande Mike Terrana alla batteria. Ma, come ho letto in altre recensioni, mi chiedo perché reclutare gente così preparata per suonare canzoni piuttosto banali...

Anselmo e i suoi Down

I Down (voto 7-) mi sono piaciuti, il loro southern metal mi ha sempre entusiasmato, anche se trovo il loro ultimo album un po' scialbo. I pezzi proposti dal primo disco, "Nola", sono stati i migliori, Lifer e Losing all su tutti. E' stata la terza volta che ho visto Phil Anselmo, non sembra cambiato di una virgola nel modo di porsi, ma va bene così, ormai è un personaggio. Simpatico il siparietto con Fratello Metallo che viene fatto accomodare nel backstage, mentre Anselmo finge di farsi una pippa...

Phil Anselmo

La pausa salamella & patatine si rivela ancora molto gradita oltre che necessaria, una passeggiata all'ombra di lato allo stadio ci permette di rilassarci un po' e di riprenderci dopo la botta di caldo che ha contraddistinto questa seconda giornata. Anche in questo caso perdiamo l'inizio di un concerto, nello specifico quello dei Blind Guardian (voto 6-). Mi aspettavo di più dai tedeschi, la scaletta proposta non giocava a loro favore, almeno per i miei gusti, perché molti pezzi mi sono ritrovato a non conoscerli. Il punto più esaltante del loro concerto è stato cantare a squarciagola (e fare air drumming) con Imagination from the other side. Per il resto, fanno il loro dovere senza però entusiasmare troppo. Forse sono io che ho cambiato gusti, forse invece sono loro che non sono riusciti a rinnovarsi abbastanza nel corso degli anni, ma mi pare che poco sia cambiato da quanto li vidi dieci anni fa (batterista a parte).

Non sono a favore della vivisezione, tranne quando ad operarla sono i Carcass (voto 8 e mezzo), soprattutto quando uno specialista quale Daniel Erlandsson si occupa delle pelli. Questo gruppo si è riformato nel 2007, dopo più di dieci anni di silenzio, ma sembra che l'alchimia tra i musicisti sia quella dei tempi migliori! Il loro metal estremo è caratterizzato da una pulizia chirurgica che pochi altri gruppi riescono a raggiungere, il batterista poi è tra i miei preferiti, ha una doppia cassa che è stata superata solo da Reinert (in effetti solo nel tocco e non nella potenza, ma è anche questione di suoni) nella due giorni monzese. Commovente poi vedere il ritorno alla batteria, anche se per un solo improvvisato, del vecchio batterista Ken Owen, compito da emorrargia cerebrale.

Cade ancora il buio sullo stadio e questa volta l'attesa è per i Dream Theater (voto 9), autori di un concerto spettacolare, che riesce a non deludere le aspettative altissime che chiunque nutre verso questi mostri dello strumento. Se in studio sembrano un po' statici nel ripetere formule già sentite, dal vivo sono una delle band più belle che si possano vedere. Personalmente Caught in a web è stato il momento più alto del Gods, almeno emozionalmente. E' stato bello risentire dei classici suonati con una passione (e ovviamente una tecnica) al 100%. LaBrie, forse l'unico che in passato è stato autore di prestazioni non al top, è tornato ad altissimi livelli, Portnoy è sempre il solito pagliaccio, ma se lo può permettere visto quello che combina dietro i tamburi, gli altri accompagnano divertendosi (a parte Myung che se ne sta sempre sulle sue) e forse è proprio questo che colpisce positivamente durante il loro concerto. Io me la sono spassata alla grande, soprattutto durante la splendida versione con solo allungati di Metropolis. Sempre grandiosi.

A chiudere il secondo giorno e il Gods in generale sono arrivati i nove dell'Iowa, gli Slipknot (voto 5 e mezzo), che a mio parere ripetono la prestazione mediocre di chiusura della sera precedente. Suoni impastati, volumi troppo alti, pestano sull'acceleratore velocizzando i loro brani, ma sembra che poi il tutto sfugga di mano. Li ho visti dal vivo pochi mesi fa in un concerto che ricordo sicuramente migliore, devo però ammettere che sono rimasto deluso dal batterista Joey Jordison, una delle promesse del metal moderno. Se la volta precedente avevo giustificato qualche imprecisione (una su tutte, non tenere i ritmi di doppia cassa veloce, che sugli album lo caratterizzano) pensando all'infortunio che l'aveva colpito poche settimane prima, quest'altra volta non ci sono scusanti: purtroppo in studio di registrazione si possono colmare le lacune che ahimé dal vivo saltano all'orecchio. Forse molti non ci fanno nemmeno caso, forse io sono un po' ossessionato dalla batteria (ma essendo batterista mi viene naturale), ma sentire Jordison che spara a mille perdendo colpi e ripetendo spesso gli stessi giri un po' mi intristisce. E' giovane, magari si farà, ma nel corso delle due giornate ho sentito di meglio, anche da gruppi esordienti. In ogni caso, il pubblico, tanto, è li per loro e se la gode, fa impressione vedere dall'alto delle tribune la marea che si forma sotto il palco e non solo, anche a decine di metri di distanza! Di sicuro la proposta musicale dei nove funziona, mietono consensi tra i giovani (i vecchi sono usciti dopo i Dream Theater) e quindi evidentemente comincio ad invecchiare anch'io...

Ecco fatto, ho concluso finalmente la mega recensione del Gods! Ecco una foto dei due prodi metallari orobici durante la pioggia di sabato sera:

Un grande grazie a Luca per la compagnia e il divertimento, è stata una bella esperienza da mettere in archivio di fianco alla cinque giorni bolognese dell'anno scorso. Grazie anche per le foto davvero belle (tutte quelle che vedete in questo post sono sue) e per l'idea della foto d'apertura (che ti rubo senza nemmeno chiedertelo, pensa te!). Intanto, mentre noi si invecchia, piccoli metallari crescono...

Stay metal!

mercoledì 24 giugno 2009

video music

A dieci giorni dal concerto della Dave Matthews Band a Lucca, ho trovato un simpatico antipasto nel loro nuovo video del singolo "Funny the way it is". Purtroppo su youTube non è presente, se non in una versione inguardabile, e questo per motivi di copyright a me poco chiari. La pagina ufficiale di MySpace invece rimanda al sito Spinner, dov'è invece possibile guardare il video.

Questo è il link. Io lo trovo divertente e ben fatto. Come dice anche la didascalia, è stato realizzato in una specie di stop-motion. La cosa più bella sono le facce di Dave, anche perché non si vede molto altro in effetti...

Meno dieci!!

giovedì 14 maggio 2009

iiro rantala new trio


Sembra l'inizio di una barzelletta: ci sono un pianista classico, un ragazzo che fa beatboxing e un chitarrista schizzato che si trovano a suonare... Ma il risultato è tutt'altro che da ridere! Settimana scorsa ho ricevuto una mail esaltata da mio fratello Luca con un link ad un video di questo assurdo ensemble finlandese, capitanato dal pianista Iiro Rantala: già al primo ascolto sono rimasto molto colpito! C'è una gran freschezza in questi pezzi jazz accompagnati da beat hip hop o jungle e sporcati da assoli tra il virtuoso e lo sperimentale, si sente il sapore classico e tecnico (anche se ci capisco gran poco) del pianoforte e l'immediatezza di melodie efficaci e dirette.

Il loro unico album è dell'anno scorso e si chiama Elmo. Mi sono avvicinando all'ascolto temendo un po' di noia alla lunga, e invece tiene decisamente bene, è abbastanza vario nonostante alcuni pezzi superino i cinque minuti di durata e ci si ritrova spesso a battere il piede e muovere la testa tutti coinvolti, soprattutto durante i primi due splendidi pezzi.

Questo è il video di Shit catapult:



Qui invece la versione live, condita da varie improvvisazioni, di La toalla:



Impressionante poi il video di beatboxing di Felix Zenger:



New music!

lunedì 11 maggio 2009

dave matthews band


La scorsa settimana, sfogliando una rivista di musica, sono rimasto folgorato da un piccolo riquadro tra le pubblicità dei concerti estivi contenente queste semplici parole: Dave Matthews Band, Lucca, 5/7. Meno di 24 ore dopo avevo già i biglietti prenotati!

Conosco questo gruppo newyorkese [cavolata, sono di Charlottesville, Virginia ndnic] da parecchio tempo, ma solo da poco più di un anno ho approfondito l'ascolto, procurandomi l'intera discografia. Beh, almeno quella da studio, perché i live non si contano sulle dita di due mani... Praticamente ne pubblicano almeno uno all'anno. Se qualcuno di voi lettori non li conoscesse e volesse approfondire, direi che il modo migliore per farsi un'idea della musica proposta sia procurarsi il loro concerto migliore, The Central Park Concert: più di due ore dei loro classici nella splendia cornice verde al centro di Manhattan.

Il 2 giugno uscirà il loro nuovo album, dal titolo stravagante di Big Whiskey and the GrooGrux King. Qui sotto potete ascoltare il primo singolo, Funny the way it is:



Ho grandissime aspettative per il concerto e credo che saranno pienamente rispettate! Intanto attendo l'album che, se si mantiene sui livelli del primo singolo, sarà di grande spessore. Buon ascolto!

lunedì 5 gennaio 2009

aussie music: Pete Murray


Musicalmente parlando, il duemilaotto è stato abbastanza ricco di novità interessanti, sia in ambiti estremi (anche se ormai i miei ascolti metal sono sempre più rari) sia in sonorità più rilassate. Da qualche tempo ormai ho ampliato abbastanza i miei ascolti, virando verso la melodia e, piano piano, apprezzando sempre di più la semplicità. E' strano, a volte credo che per me fosse più facile "capire" i ritmi composti dei Dream Theater o le sfuriate ultra tecniche ti tanti gruppi metal dell'immediatezza di un mio attuale idolo, Jack Johnson. Sono maturato così, forse al contrario, abituando via via l'orecchio ad apprezzare linee melodiche semplici, ma non per questo meno efficaci. Anzi, da totale incapace al riguardo, mi chiedo se sia più facile comporre una canzone di dieci minuti piena di assoli o un pezzo di tre con solo chitarra, voce e una linea melodica che funzioni; credo che la risposta non sia scontata.

Comunque, questa è una piccola premessa per prepararvi all'artista di cui voglio parlare, Pete Murray. Grazie a Seh (e non ti ringrazio mai abbastaza bro!), due settimane fa ho scoperto questo cantautore australiano che mi ha proprio preso! Viene da Brisbane, ha ormai una quarantina d'anni e non è certo un ragazzetto novità. Ha all'attivo tre album, di grande successo in Australia e di ignoto seguito nel resto del mondo. Sulla Wiki, le influenze citate sono Nick Drake, Neil Young e Bob Dylan. Essendomi avvicinato da poco a questi suoni di rock leggero ed acustico ed essendo da sempre legato più alla musica attuale e ben prodotta che ai grandi classici, probabilmente non mi rendo conto che ciò che il buon Murray propone non è probabilmente nulla di nuovo. Ma tant'è, voglio comunque condividere con voi questa recente scoperta.

Certi suoi pezzi (come quello che sto ascoltando ora, So beautiful) ti si stampano proprio in testa. C'è inoltre una vena malinconica, ma non troppo depressa, che accompagna quasi tutti i suoi pezzi e che fa proprio al caso mio. Inoltre, e la cosa non guasta affatto, quasi tutti i suoi video sono veramente ben fatti, originali anche nella loro semplicità.

Se sono riuscito ad incuriosirvi, ecco qui di seguito una lista della sua videografia, album per album:

Feeler:

See the sun:

Summer at Eureka:

Attendo commenti o insulti! Buon ascolto!

domenica 19 ottobre 2008

radio days


Qualche giorno fa ascoltando Nikki e il suo Tropical Pizza sono venuto a conoscenza di una radio australiana chiama Triple J, radio nazionale del canale pubblico ABC. Conosco poco il panorama radiofonico italiano, figurarsi quello agli antipodi, quindi non so quanto sia ascoltata. E' sicuramente dedicata ad un pubblico giovane, su Wiki si parla di una proposta di musica alternativa e indipendente da tutto il mondo, ma con supporto della scena nazionale. Ad un primo sguardo l'offerta mi pare tanta, ci sono programmi di ogni tipo, dal pop al metal.

Per ora l'unica cosa che ho ascoltato è il programma Full Metal Racket, tre ore settimanali condite con interviste, pezzi storici e ovviamente novità, soprattutto internazionali, ma anche australiane. Il bello è che è possibile ascoltare l'ultima puntata trasmessa in qualsiasi momento, ovviamente in streaming (se siete interessati, cercate il primo Listen che si trova alla destra del logo della radio), e questo vale per ogni programma. Forse è una cosa comune per qualsiasi radio in Internet, la mia conoscenza al riguardo è piuttosto scarsa! Comunque, questo programma è piacevole, il deejay è simpatico (e ovviamente dalla buffa pronuncia!) e la musica è forse perfino troppo estrema.

Approfondirò presto ascoltando anche altri programmi, visto che da tempo ormai i miei ascolti si sono diversificati, e se troverò materiale che reputo interessante non mancherò di segnalarlo sul blog. Stay tuned!

Musica: Gojira "The way of all flesh"