Visualizzazione post con etichetta tai ji quan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tai ji quan. Mostra tutti i post

lunedì 5 dicembre 2011

jiu jitsu!


Da questa settimana inizio una nuova esperienza, ho deciso di seguire il corso di jiu jitsu brasiliano al posto del taijiquan, comunque sempre nella mia scuola e sempre col bravissimo maestro Max. E' stata una scelta che ho fatto in poco tempo, ma c'è da dire che i primi segni di interesse verso quest'altra arte marziale si vedevano da un po'.

Diciamo che i motivi di questo cambio sono molti e diversi tra loro. La prima cosa ad avermi attratto del jiu jitsu brasiliano (BJJ), forse proprio perché agli antipodi del taiji, è la sua vivacità, il suo essere in crescita come numero di scuole e praticanti, il fatto che sia tuttora in evoluzione. C'è proprio la sensazione di qualcosa di energico (non solo riguardo la pratica vera e propria), di vivo e di condiviso. Il taiji è per sua stessa natura più riflessivo, non crea lo stesso coinvolgimento e non ha forse la stessa spettacolarità, almeno ad un occhio inesperto che può essere più facilmente catturato dal BJJ. A mio parere nel taiji c'è troppa ortodossia, o almeno questo è un elemento che (qui come in qualsiasi altro ambito) a me fa storcere il naso. Alcuni miei amici del corso di taiji non saranno d'accordo, ma a me le evoluzioni contaminate non dispiacciono, così come apprezzo la scelta del mio maestro di creare una sorta di ibrido che prende a piene mani dalla tradizione cinese, ma modifica quegli elementi che, a suo parere e grazie ai suoi studi fisioterapici, non sono idonei al giusto utilizzo del corpo e al mantenimento della forma fisica.

Oltre a questi aspetti di contorno, a spingermi verso il BJJ è una rinnovato interesse verso un allenamento più fisico, più intenso. Il taiji può essere duro, e anche parecchio, dipende ovviamente da come lo si pratica, ma nella mia scuola l'accento è posto sul concetto di benessere, tralasciando l'aspetto più marziale, quindi non ho esperienze di un taiji più intenso. L'intensità io e alcuni compagni di corso la cercavamo nelle mattine dei weekend, passati al parco a fare tuishou, cosa a cui non voglio proprio rinunciare, turni di lavoro permettendo ovviamente... Ma di recente ho sentito il bisogno di qualcosa di più. E questo desiderio mi è venuto in un periodo in cui ho cercato di praticare il taiji quotidianamente, sia per sopperire alle assenze dal corso dovute al lavoro, sia per approfondire lo studio come quest'arte merita e necessita. Mi piace l'idea che col jiu jitsu possa confrontarmi sempre coi compagni, visto che è molto più basato sulla pratica e sul duello che su esercizi in solitario. E mi piace l'intensità di questi duelli, il primo assaggio mi ha molto colpito. Ho fatto una lezione di prova venerdì scorso, facendo qualche esercizio sicuramente in forma molto ridotta rispetto agli standard, ma già questo è bastato perché alla fine sentissi di aver usato ogni singolo muscolo del mio corpo!

A differenza della maggior parte delle arti marziali, il BJJ si basa soprattutto sulla lotta a terra. Se non si è abituati a questa nuova dimensione, anche solo muoversi risulta molto dispendioso dal punto di vista energetico. Figuratevi dover lottare con un avversario! Il jiu jitsu potrebbe sembrare la cosa più agli antipodi del taiji, invece ne condivide lo spirito, perché entrambi si basano sulla cedevolezza (jiu jitsu, dal giapponese, appunto, "arte della cedevolezza" o "arte della flessibilità"), sull'uso della forza dell'avversario piuttosto che della propria e su un ampio studio della tecnica. L'idea di base è che un avversario più grande e più grosso di noi perde tutti i suoi vantaggi se portato a terra, dove quello che conta è solo l'abilità tecnica e la familiarità con questo ambiente che in ambito marziale a molti è sconosciuto. Una volta atterrato l'avversario, si usano diverse tecniche per prenderne il controllo e bloccarlo con leve o strangolamenti.

Il jiu jitsu ha origine dalle pratiche usate dai guerrieri giapponesi tra il 1300 ed il 1500 durante gli scontri in battaglia, dove non era possibile utilizzare armi lunghe. Essendo coperti da un'armatura leggera, i colpi come calci e pugni servivano a poco, era meglio invece imparare l'utilizzo di armi corte o di prese e proiezioni dell'avversario da effettuare a mani nude. Da qui si è arrivati alla codifica del jiu jitsu intorno al XVIII secolo e alle sue varie ramificazioni, tra cui, nel primo '900, al judo. L'origine della versione brasiliana del jiu jitsu è davvero curiosa. La famiglia Gracie iniziò a studiare judo da uno dei maestri giapponesi inviati in giro per il mondo per diffondere questa nuova arte. Il giovane Helio Gracie però non poteva seguire le lezioni dei fratelli perché troppo gracile e spesso malato, ma questo non gli impedì di osservare avidamente i movimenti e di farli suoi, tanto che un giorno, di nascosto, si sostituì al fratello Carlos, in quel momento assente, nell'insegnare ad un allievo. Questi fu così positivamente colpito dalla lezione che non volle più tornare a seguire le lezioni dal suo maestro precedente!

Il punto debole di Helio, il suo essere di magra costituzione, era stato sfruttato per studiare ed in un certo senso far evolvere i movimenti del judo arrivando ad un'arte più tecnica e più efficace, capace, se padroneggiata, di far primeggiare l'atleta anche nei confronti più impari, per lo meno sul piano fisico. Da quel momento il BJJ si diffuse in tutto il mondo, grazie anche alle vittorie di uno dei figli di Helio, Royce, capace di imporsi nello UFC (Ultimate Fighting Champion) grazie al jiu jitsu, arte ormai fondamentale per ogni atleta che voglia cimentarsi nei tornei di mixed martial arts. Dal judo il BJJ ha trattenuto anche un'altra caratteristica: quella di non essere solo un'arte marziale, ma anche uno sport, un modo per tenere allenato il proprio corpo e di formare il carattere, quella di essere, alla fine, uno stile di vita.

In questi giorni uno stimolo ancora più grande all'iniziare questa nuova esperienza mi è venuto grazie alla possibilità di poter assistere ad uno stage con Robin Gracie, il più giovane dei figli di Helio, al vedere il mio maestro Max passare di cintura e vedersi riconoscere ufficialmente con insegnante della nuova Accademia Gracie Jiu Jitsu di Bergamo!


Max riceve la cintura viola da Robin Gracie

Mi dispiace davvero molto di aver lasciato i miei compagni del corso di taiji, soprattutto in un modo un po' brusco: mi hanno fatto compagnia in un periodo non facile della mia vita e a molti di loro rimarrò legato. Non mi è proprio possibile seguire entrambi i corsi, sia per questioni pratiche che economiche. Cercherò però di non abbandonare il taiji, che tanto mi ha dato e tanto mi può ancora dare. Ma ora ho voglia di iniziare questo nuovo capitolo e son curioso di vedere dove mi porterà. Aspettatevi presto nuovi aggiornamenti!

sabato 6 agosto 2011

knee-deep in mergozzo


L'ultimo weekend di luglio ho avuto la fortuna di sfruttare i giorni di riposo dal lavoro capitati giusto di sabato e domenica per una gita a Verbania con gli amici del taichi: Vinz, Ale e Mirko. L'occasione era la graditissima ospitalità di Antonio, istruttore di taichi della scuola di Marcello, persona splendida nonché praticante dalle spettacolari capacità!


Partiti leggerissimamente in ritardo (intorno all'ora dopo rispetto ai piani...) siamo giunti a Verbania verso metà mattina. Recuperati da Antonio, abbiamo giusto lasciato i bagagli a casa sua e cambiati per una sessione di un paio d'ore di pratica, in un angolo di natura davvero bello che proprio mi dispiace non aver catturato in fotografia. E' stato davvero un piacere ritornare a praticare dopo uno stop un po' troppo lungo, salvo qualche serata in compagnia dei soliti sospetti al parco (ultimamente il Montecchio di Nese). Certo le settimane di nullafacenza si sono sentite subito, soprattutto sulle gambe: è inutile, o sono belle presenti e solide, oppure tutto il resto ne risente. In ogni caso è stato molto d'aiuto scoprire qualche esercizio in più per sciogliere bene le anche come si deve, uno dei miei tanti problemi da risolvere e su cui ci sarà davvero tanto da lavorare.

Il tempo è volato e il richiamo del "Signor Carbonara", come diceva Antonio, è diventato sempre più irresistibile! Oltre all'ottima e gradita carbonara, ci si è deliziati il palato anche con bruschette e stuzzichini made by Olivia & Marino (provate gli sfilati alle olive), il tutto bagnato da vino rosso. Cibo, chiacchiere, caffè, ammazzacaffè e si son fatte le 16 senza accorgercene! Dopo un'oretta di graditissima pennica, eccoci pronti a ritornare a praticare: nuovo parco e, dopo un'oretta, nuova compagnia con cinque o sei allievi di Antonio. Abbiamo rivisto gli esercizi di respirazione inversa fatti durante la mattinata e poi provato ad applicarli nel tuishou insieme ai nuovi compagni di pratica. Infine, gran duello dimostrativo tra Antonio e Vinz! Sempre molto coinvolgente vedere un taichi di questo livello!


Una breve passeggiata ci ha riportato in città dove abbiamo cenato in ottima compagnia con una buona pizza (e un pessimo servizio) in riva al fiume. Nonostante la stanchezza e la sveglia sul presto, si è rimasti a parlare fino a tardi, spaziando nei discorsi da Fantozzi allo stile Chen...


Al mattino colazione di commiato da Antonio, davvero un'ottima persona e un gentilissimo ospite, peccato non aver potuto passar più tempo insieme. Recuperata la macchina, abbiamo raggiunto Mergozzo, localita sul lago omonimo consigliataci come luogo adatto per una domenica tranquilla di pratica e relax. E così in effetti è stato: il paesino è molto carino e non molto caotico (era pur sempre una domenica di luglio col bel tempo). Certo i posti dove praticare ce li siamo ricavati un po' noi sul lungolago, coi passanti che si fermavano a commentare tra il divertito e il curioso. Tra le perle: "Ma voi fate parte del taichi?", o la signora che ha chiesto a Vinz: "Fammi sentire la tua forza!"




Nel mezzo un buon pranzo al ristorante, sempre serviti da cameriere ingrugnite, per poi rientrare nel tardo pomeriggio a BG, felici, ma un po' malinconici per la ripresa della routine. Da ripetere sicuramente, sia per rivedere Antonio e praticare insieme, sia per approfondire la conoscenza delle zone che ci sono molto piaciute.


Grazie ad Antonio per l'ottima ospitalità e ai compagni di viaggio per non tirarsi mai indietro quando si tratta di praticare, che sia in casa o in trasferta!

lunedì 13 giugno 2011

autodifesa?

Ieri ho visto questo video su Corriere.it, che commentava la notizia dell'istituzione di corsi gratuiti di Krav Maga per tutta la popolazione di Carnate, promossi e in parte anche tenuti dal sindaco del comune, esperto di arti marziali.

A me pare, nel migliore dei casi, una mossa inutile. Primo, è ridicolo pensare che si possa imparare a difendersi con tecniche simili senza poter fare affidamento su un fisico allenato. Come pensa di insegnare la difesa da armi da fuoco o da taglio agli anziani il sindaco Riva? Ma anche se non si è ultra settantenni, basta essere fuori forma e un po' sovrappeso per avere serie difficoltà nel muoversi agilmente.

Secondo, penso che sia preoccupante che un sindaco consideri questi corsi come una soluzione al disagio sociale. Siamo ai livelli del dito e della Luna. Invece che generare un senso di sicurezza, un insegnamento approssimativo così indiscriminato aumenta la percezione del pericolo. Il Krav Maga si basa sulla risposta nel minor tempo possibile, o sull'attacco preventivo. Questo significa avere i nervi tesi e all'erta in situazioni che si possono percepire come pericolose. Se anche questo corso si rivelasse efficace nell'insegnare questa forma di autodifesa alla popolazione di Carnate, prevedo un aumento e non una diminuzione delle aggressioni. In più, se ci si illude di poter fare chissà cosa, si rischia solo di andarsi a infilare in situazioni più spiacevoli di quanto sarebbe stato in partenza.

Mi è stato insegnato e ripetuto più volte che un conto è provare qualche mossa di difesa in una palestra con un istruttore, un'altra cosa è trovarsi di fronte una persona che ti aggredisce senza pietà e a sorpresa. Lo so anch'io che il militare israeliano che si vede nel video reagisce in millisecondi, ma il carnatese medio? Non stiamo quindi illudendo le persone (e mettendole in pericolo) sprecando tempo e risorse per qualcos'altro?

Iscriversi ad un corso di arti marziali può fare solo bene, se lo si affronta con serietà. Io ne sto ricavando tantissimo, principalmente nella consapevolezza e nel rapporto col mio corpo e con le mie possibilità, nel confronto (controllato) e nella sfida coi compagni. Ma non mi illudo di essere diventato un pericolo pubblico, perché faccio molto più fitness che combattimento. Nel medioevo cinese le arti marziali avevano un senso e difendevano la popolazione dai briganti, pensare che questa sia ancora la soluzione ideale a me sembra un pochino illusorio. E se proprio si crede che alla violenza si debba rispondere con altrettanta violenza, allora facciamo come gli americani e liberalizziamo il porto d'armi, mi sembra più coerente: se siamo nel far west e devo salvare la pelle, allora datemi l'arma migliore.

Come sempre i Monty Python illuminano.



Fatemi sapere che ne pensate, soprattutto se siete in disaccordo.

mercoledì 8 giugno 2011

domenica 5 giugno 2011

notte bianca del taichi


Dopo lo stage di maggio, l'appuntamento più atteso col taichi era quello con la Notte bianca dello sport in Bergamo città, dove sono stato presente in rappresentanza della mia scuola Yun Shou, insieme agli amici del jiu jitsu brasiliano, un'altra arte marziale insegnata dal mio maestro Max. E' stata una bellissima esperienza, nonostante la pioggia che ha dato gran poca tregua. Ma l'entusiasmo dei presenti ha veramente fatto dimenticare il dispiacere, tanto che dopo qualche ora nemmeno mi accorgevo se stessi praticando sotto l'acqua o meno!

Sono arrivato sul posto proprio all'orario di inizio, le 17. Ho fatto un giro veloce tra gli stand, ma più per trovare il luogo esatto della mia scuola che per dare un'occhiata a chi fosse presente. Il cielo scuro ed il vento facevano presagire il peggio, ma per quasi un'oretta non ha piovuto e così, raggiunto da Vinz e Ale, si è iniziato a praticare un po'. Dopo le 18, però, uno scroscio di pioggia ci ha fatti riparare sotto i portici dove, dopo un iniziale scoramento, si è ripresa l'attività. A differenza dei compagni del jiu jitsu, che per praticare hanno bisogno del tatami su cui si possono rotolare senza troppi problemi, noi del taichi abbiamo solo necessità di qualche metro di spazio, e così abbiamo potuto continuare l'attività senza grandi problemi. Certo non eravamo esattamente in mostra, ma piuttosto defilati, in ogni caso più di un passante si è fermato a buttare un'occhio incuriosito dalle lotte di tuishou che si son fatte subito serrate.

Dopo un'ora abbondante la pioggia è calata fino a quasi smettere, continuando questo on e off per tutta la serata. Da lì si è quindi tornati sul tatami (bello praticare sul morbido a piedi nudi e con la possibilità di cadere senza paura) tra forma, tuishou da studio e libero. Davvero piacevole rispondere alle curiosità della gente, soprattutto riguardanti gli esercizi a due, l'aspetto meno conosciuto del taichi. Certo, gli occhi erano più per la lotta del jiu jitsu, sicuramente più appariscente (e con molti più praticanti ieri sera), ma la cosa a me fa solo piacere, sia perché si tratta sempre della mia scuola, sia perché è bello vedere l'interesse e la curiosità degli altri verso questi sport e queste arti "minori".

La pratica è continuata fino alla conclusione della manifestazione, a l'una di notte, con giusto qualche pausa per salutare gli amici che son venuti a far visita, cosa molto gradita! Io ho veramente dato tutto quello che potevo, e lo stesso hanno fatto i miei compagni, Vinz, Ale e Nicola. Ci si è contagiati a vicenda con l'entusiasmo ed alla fine ero quasi commosso. Bello vedere anche due new entry della scuola venire a praticare senza timori nonostante abbiano iniziato solo da un paio di mesi! Ottimo spirito.

C'è stato un momento in mezzo ad una sessione intensa di tuishou in cui ho realizzato di essere a praticare nel pieno centro della mia città, di notte, sotto l'acqua, davanti alla gente e col sorriso sulle labbra. Ho capito che stavo vivendo il presente e che me lo stavo godendo, ogni singolo minuto, con serenità e con l'affetto degli amici. Davvero un'esperienza da ricordare!

Preso dall'attività, non ho scattato praticamente foto, giusto una per testimoniare le facce soddisfatte che avevamo a fine serata.


Ho già sentito parlare di un possibile ritorno tra il pubblico a metà luglio, appena ho informazioni più precise vi faccio sapere!

lunedì 23 maggio 2011

stage di taichi


Dal 19 al 22 maggio sono stato al tanto atteso stage con la mia scuola di taichi. Abbiamo soggiornato in un ottimo agriturismo in provincia di Verona, per la cronaca l'Agriturismo dei Grippi, immerso nella quiete dei vigneti e a solo pochi minuti dalle terme di Colà. Quattro giorni splendidi, passati ad approfondire lo studio del taichi, dalla forma al tuishou, ma dedicandosi anche alla meditazione e alla scoperta di routine d'allenamento per il benessere del corpo.

Che la compagnia fosse delle migliori già lo sapevo, ma la serenità, le risate, le lunghe chiacchierate a tavola e la simpatia di tutti mi hanno rapito e davvero conquistato. Le ore di studio passavano come minuti, si arrivava all'ora di pranzo o alla conclusione del pomeriggio proprio senza accorgersene, ovviamente anche grazie all'insegnamento di Max ottimamente calibrato. Se poi al divertimento della pratica del taichi e all'ottima compagnia aggiungete lunghi bagni alle terme, pranzi rigeneranti a base di frutta, pizze con lardo e salamino piccante e grigliate, beh, allora si sfiora la perfezione!

Per darvi una pur minima e vaga idea di come sia stato partecipare a questo stage, ecco un filmato con foto e video fatti durante i quattro giorni. Un po' per pigrizia, un po' per il desiderio di vivere l'esperienza più che registrarla, la mia fotocamera è stata per lo più spenta e così non ho raccolto molto materiale; recupererò quello degli amici che sono stati più meticolosi e attenti (oltre che professionali) nel fotografare e filmare i momenti salienti dello stage, come le sfide di tuishou protratte fino allo scioglimento causa caldo estivo! In ogni caso, ecco il video:



Tra le esperienze più emozionanti, il tentativo (ancora molto maldestro e incerto) di effettuare i primi fajin. Si tratta di un'esplosione di potenza effettuata in brevissimo tempo e in altrettanto breve spazio. Sgombriamo subito il campo da equivoci: non si tratta di evocare magie oscure o di far ricorso a energie mistiche, ma "solo" di imparare a ottimizzare i movimenti del proprio corpo e la sensibilità nel gestirli per poter ottenere il massimo risultato dirompente, appunto in maniera esplosiva, quindi in un arco di tempo limitatissimo. Questa tecnica non si applica ad un movimento specifico, ma ad esempio la si può studiare per metterla in pratica nel tirare pugni, oppure gomitate o spallate. Noi l'abbiamo provata con l'ultimo di questi esempi, e come dicevo, almeno nel mio caso, si tratta delle prime maldestre prove. Però già si intravede qualcosa, si comincia a capire quanto la sensibilità e la sequenzialità nel movimento possano aumentare l'efficacia del risultato finale. E, soprattutto, cosa fondamentale nel taichi, quanto la rilassatezza sia sempre l'elemento chiave, al contrario di quello che si potrebbe pensare quando si parla di tirare una spallata ad un avversario.

Il tuishou poi continua ad essere un modo divertente e per quel che mi riguarda immancabile per migliorare il taichi. Ho la fortuna di aver trovato un gruppo affiatato e appassionato che mi ha permesso di crescere tantissimo, se la si unisce alla costanza nell'allenamento direi che si hanno ingredienti giusti per un miglioramento costante. Sentir parlare di possibili prove agonistiche nei mesi futuri non fa che mettermi ulteriore voglia di impegnarmi! Le sessioni di tuishou durante lo stage, soprattutto quelle in cui si cambiava partner di continuo e si provava anche col maestro, sono state fantastiche, mi verrebbe voglia di passare giornate intere così! E la cosa bella è che ho due o tre compagni che lo farebbero davvero... :)

"Perché pratichi il taichi?" E' una domanda che è sorta durante le varie discussioni a tavola. Di risposte ce ne possono essere tante, ovviamente ognuno ha le sue motivazioni, più o meno chiare e non necessariamente scontate. In questi mesi ho capito che il dono più bello che ho avuto dal taichi è la possibilità di conoscere meglio il mio corpo, di imparare a usarlo con efficacia proprio grazie al rilassamento ed alla coordinazione. E se già la pratica della forma in solitario me l'aveva fatto sentire, mettersi in gioco con i compagni di studio grazie al tuishou l'ha reso molto più esplicito, ed anche il rimando è diventato più forte. Ho passato tanti anni senza avere un buon rapporto col mio corpo, diciamo che convivevamo forzatamente. Poi le esperienze con la piscina prima e la corsa poi mi hanno fatto scoprire un mondo che avevo troppo trascurato. E adesso il taichi mi ha aperto ampi orizzonti tutti da esplorare, regalandomi benessere e soprattutto la compagnia di ottime persone con cui condividere il cammino.

domenica 30 gennaio 2011

tui shou


Con la lezione di martedì inizierò il quinto mese di taichi, con un entusiasmo che non ha fatto altro che aumentare settimana dopo settimana. Non è solo bello scoprire cose nuove, qualche movimento da aggiungere, qualche mossa da studiare, ma fa piacere rendersi conto di aver raggiunto piccole consapevolezze sui passaggi appresi agli inizi e ripetuti per più tempo. Anche ritrovarsi con dei dubbi su quello che si credeva appreso, anche solo superficialmente, non crea troppo sconforto, perché dimostra di aver raffinato la sensibilità, permettendo quindi di notare quanto prima non era possibile. Come Max, il mio maestro, ripete spesso, noi che abbiamo iniziato da poco partiamo come ovvio da qualcosa di molto grezzo. Con calma, con la ripetizione e l'attenzione dello studio, andiamo a togliere le imperfezioni, prima macroscopiche, poi sempre meno evidenti, cercando una perfezione che rimarrà pur un miraggio, ma che spero diverrà sempre meno lontana.

Con l'introduzione del tui shou (dal mandarino "spingere con le mani") a fine 2010 la mia passione per il taichi ha preso una vera e propria impennata. Cos'è il tui shou? E' una forma di allenamento a due che permette di sviluppare quanto appreso con l'allenamento della forma fatto singolarmente. Prendo da wikipedia (mia traduzione), perché non potrei dirlo in modo migliore: "Il tui shou permette agli studenti di capire in maniera sperimentale gli aspetti marziali delle arti marziali interne: leve, riflessi, sensibilità, tempismo, coordinazione e posizione. Il tui shou permette di perdere l'istinto naturale dell'opposizione ad una forza con una forza contraria, insegnando invece al corpo a cedere alla forza permettendo così di ridirezionarla. [...] Tra le altre cose, allenarsi con un avversario permette allo studente di sviluppare il ting jing (capacità di ascolto), la sensibilità nel sentire la direzione e la forza delle intenzioni dell'avversario."


Ci sono diversi modi di allenarsi col tui shou, partendo da movimenti relativamente semplici e controllati di un singolo braccio e arrivando alla totale imprevedibilità di un confronto libero, passando per diversi stadi intermedi. Inutile dire che, avendo appena iniziato, l'allenamento che facciamo in palestra è ancora molto blando e controllato. C'è però spazio per qualche sfida che si è rivelata emozionante già dalle prime prove! Ci si mette uno di fronte all'altro, a piedi fermi, e si cerca di sbilanciare l'avversario facendolo uscire dalla posizione, sfruttando quanto imparato finora, quindi con tanta attenzione alla postura, all'equilibrio ed al controllo del proprio baricentro, col mantenimento della posizione ideale delle braccia, col rilascio delle tensioni per permette sia di sentire meglio l'avversario che di reagire in maniera cedevole (ma controllata) e non rigida alle forze che questo pratica, infine con la ricerca della risposta difensiva migliore per neutralizzare l'attacco dell'avversario sfruttandolo a proprio favore. Tante, troppe cose da tenere a mente all'inizio, come ovvio! Ma già dopo qualche weekend passato ad allenarci (il sabato pomeriggio con la palestra libera, più qualche sabato e domenica mattina che stanno diventando piano piano appuntamenti fissi) e grazie all'ottimo insegnamento di Vinz, i miglioramenti sono stati palpabili.

Non avevo alcuna esperienza di un confronto con un avversario, non ho mai praticato sport di squadra e tanto meno altre arti marziali. Quello che mi piace, oltre al poter sperimentare l'applicazione di quello che imparo durante le lezioni e che cerco di far mio con l'allenamento giorno dopo giorno, è il fatto che l'agonismo che nasce tra noi sia sano, che ci si diverta davvero molto e che non importi nulla quante volte si ha il sopravvento o quante si è il primo a cedere. Si cresce e si impara insieme e ci si accorge del tempo che passa solo per i muscoli che cedono e la stanchezza che si fa sentire, perché altrimenti passeremmo ore e ore a far tui shou.

Il taichi non è la forma (la ripetizione in sequenza dei movimenti imparati) e non è nemmeno il tui shou. E' tutte e due le cose insieme ed ora che ho sperimentato entrambe non potrei fare a meno di nessuna delle due: ripetere quel poco di forma che ho imparato in questi quattro mesi, lavorando ogni volta su dettagli diversi, osservando avidamente Max o Vinz quando la si fa insieme per carpire ogni particolare e cercare di stamparsi in testa ogni singolo movimento, dà sempre molta soddisfazione; che poi anche il tui shou mi entusiasmi, direi che è ormai evidente!

Mentre oggi guardavo i miei compagni che si affrontavano nel tui shou, mi è saltato agli occhi come l'esercizio che stavamo facendo, e nel complesso il taichi stesso, fosse più vicino allo studio che allo sport. In particolare, visto che è il mio campo universitario, ho trovato similitudini con lo studio delle lingue. A lezione, quando Max ci mostra un nuovo movimento, la maggior parte delle volte una difesa da un attacco che si trasforma in offesa verso l'avversario, e la si sperimenta lentamente con un compagno, è come imparare un nuovo vocabolo o una forma grammaticale; in seguito, quando si inserisce il nuovo movimento nella forma, riprovandolo decine e centinaia di volte, si fa qualcosa di paragonabile all'esercizio ripetitivo per riuscire a ricordarsi e a far propria quella parola oppure quella costruzione sintattica; infine, arriva il tui shou, in cui quello che si è ripetuto e imparato lo si deve mettere in pratica alla svelta, rispondendo agli input esterni e tenendo a mente una gran quantità di cose che all'inizio sembrano ingestibili, ma che col tempo vengono interiorizzate e diventano automatiche, ed è come il ritrovarsi a far conversazione in una lingua straniera: all'inizio si sente frustrazione, non si riesce a tenere a mente nemmeno quel poco che si è imparato e non si sa come rispondere, e quando lo si fa si è comunque lenti. Ma poi piano piano qualche frase esce in maniera sempre più naturale, si risponde più velocemente e magari si riesce anche a dirigere la conversazione.

Quello che voglio dire è che fare tai chi è un esercizio mentale importante, non c'è solo fisicità, e anche quando ci si esercita a due, pur faticando e sudando, si sta mettendo in pratica un ragionamento che deve essere ancora più veloce e rapido, difficile soprattutto perché ti impone di andare contro al tuo istinto. Non potrei immaginare nulla di più completo, un allenamento contemporaneo del corpo e della mente. Credo che sia proprio questo che contraddistingue le arti marziali interne.

Proprio una bella scoperta il taichi, e per questo devo solo ringraziale Ale e Vinz! Già temo il prossimo rientro del mio padrone di casa, con agguati tesi ad ogni angolo, leve a non finire e miei voli dell'aquila che spero finiscano sul divano e non sul tavolo di cristallo. Ale, ti aspetto con...ansia! :)

martedì 7 dicembre 2010

बुद्ध

Nuovo arrivo in casa Baroni-Togni, uno splendido Buddha regalatomi da Sergio per il mio trentesimo compleanno! Ecco subito una foto fresca di scatto:


Questo Buddha è stato acquistato recentemente da Sergio durante una vacanza a Bali fatta con il padre. Nella lettera che lo accompagna si fa riferimento "alla strada che porta verso il vulcano Batur", quindi da qualche parte qui nei dintorni. Un'altra informazione interessante contenuta nella lettera è la seguente: "la tradizione vuole che le statue del Buddha non possano essere acquistate per se stessi. Le si può ricevere solo in regalo..." Al di là dei significati religiosi legati al Buddha, mi piace quest'idea che implica il donare come qualcosa di più importante del semplice possesso personale.

Buddismo e induismo hanno un'origine comune e possiedono diversi punti in comune, ma anche alcune differenze sostanziali. Comprensibile lo stupore dei due splendidi Ganesh ricevuti in regalo da Samuele negli anni passati nel veder arrivare questo Buddha baliano! Avranno tempo per fare amicizia, intanto però il Ganeshone ha preteso il dominio sulla camera da letto e una foto separata. Per la cronaca, il Ganesh a sinistra non è in cura dimagrante, proviene (se la memoria non mi inganna) dall'Orissa e rappresenta il simbolismo sempre induista, ma più tribale, di quella regione (Sam correggimi se sbaglio).


Così il Buddha fa ora bella mostra di sé accanto alla super tv di Alessandro, che da Buddha Warrior qual'è credo che apprezzi il nuovo ospite. Che dici Ale, il mio Tai Chi migliorerà grazie all'aura della statuetta? :)

Grazie mille a Sergio per l'ottimo regalo, il Buddha mi ha già detto che ti attende in pellegrinaggio in via Tremana per una visita!

ps: il nome del post è "Buddha" scritto in sanscrito.

giovedì 21 ottobre 2010

come i vecchietti nel parco


Da qualche settimana ho iniziato un corso di Tai chi chuan. In realtà questa non è la corretta traslitterazione, ma è così comune e conosciuta che vien difficile pure a me cambiare. Si rifà al sistema di traslitterazione Wade-Giles del XIX secolo, mentre con le regole attuali del pinyin si dovrebbe scrivere Tai ji quan (e visto che sono entrato nel merito, la lettera q va pronunciata come 'ci'). So che pare secondario, ma dopo i tre mesi in università sotto le grinfie della professoressa Amy, molto brava e severa, mi son sentito in dovere di precisare!

Mi sono avvicinato a quest'arte marziale per diversi motivi e grazie alla passione degli amici Alessandro e Vincenzo; quest'ultimo è anche uno degli istruttori. Prima di chiedere a loro qualche informazione, vedevo il Tai ji come una versione sbiadita e lenta di quello che una volta era una forma di combattimento praticata soprattutto dai vecchietti nel parco. Inutile dire che c'è dietro un mondo e che qualsiasi vecchietto che lo pratica ha ora tutto il mio profondo rispetto!

La verità è che quei movimenti lenti e, ad uno sguardo superficiale, semplici, sono in realtà eseguiti con una precisione che va ricercata col tempo e con tanta, tanta pratica. Inoltre lo sforzo che si va a chiedere alle gambe non è affatto indifferente. In questo sono aiutato dalla corsa, che, pur praticata saltuariamente, mi ha dato un po' di muscolatura su cui posso far affidamento. Ma sicuramente i margini di miglioramento e rafforzamento sono tanti e mi fa solo piacere. Lo stesso vale per la cura nei movimenti. Ogni singolo dettaglio dev'essere tenuto in considerazione, dalla posizione delle mani a quella delle ginocchia, dal movimento del busto alla posizione della testa, senza parlare dell'elemento fondamentale, l'allineamento della colonna vertebrale. E tutto questo è fatto per trovare l'equilibrio perfetto e con questo la postura migliore, rafforzando i muscoli che controllano le singole vertebre della spina dorsale garantendo un ovvio benessere a tutto il corpo.

Come in tutte le cose, se si presta attenzione e si è indirizzati nel modo giusto, si scoprono tante cose a cui non si faceva attenzione, si acuiscono i sensi e si impara ad ascoltare sensazioni che non si erano mai sentite prima. Inutile dire che per ora ho solo potuto percepire questa profondità, ci vorrà tanto tempo ed il maestro non smette mai di dircelo, giustamente. Quello che già so è che, affinando il fisico, faccio solo uno dei tanti passi da compiere per poter padroneggiare il Tai chi. La maggior parte del percorso da fare sarà nella mia testa.

La voglia è quella di imparare tutto e subito, ovviamente! Ma cerco di avere pazienza e lavorare con quello che ho. Per descrivere i maestri del Tai ji, la loro fermezza ed il loro perfetto equilibrio nonostante un'apparenza fluida, si usa paragonarli a delle sbarre di ferro avvolte nella seta, o qualcosa di simile. Ecco, quello che percepisco io quando mi esercito è più cannucce di plastica avvolte nella carta igienica... :) Ma tant'è, spero di poter rileggere questo post tra un po' di mesi e vedere quanto percorso ho fatto. Magari tra un po' vi aggiornerò su come procede l'esercizio!