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venerdì 11 giugno 2010

take me home

Ultimo weekend australiano prima della partenza, si cominciano a chiudere vari capitoli: stamattina sono stato alla Boathouse per prendere l'ultima paga e per i saluti e gli addii di rito. L'ultimo mio giorno di lavoro l'ho fatto martedì, visto che la mia disponibilità per il giorno seguente non è servita causa pioggia. Se gli ultimi giorni di lavoro non mi hanno dato particolari emozioni, forse perché vedevo la partenza ancora non così imminente, andare oggi al lavoro da semplice cliente mi ha colpito.

Certo, i tre mesi e poco più passati al chiosco non sono tantissimi, però l'esperienza l'ho sentita molto emotivamente, e comunque è stata parte del mio quotidiano australiano, che proprio perché tale è forse amplificato: tutto qui è stato nuovo, l'unico collegamento con l'Italia era dietro questo schermo del computer, per il resto ogni cosa è stata da scoprire e conoscere. Mi sono un po' commosso allontanandomi dal parco dopo i saluti, un po' perché era palese il dispiacere dei colleghi e persino del capo, un po' per le belle parole che mi sono state dette, e poi perché sapevo che non avrei più rivisto questo angolo del parco per me ormai così familiare.

Ma come dicevo qualche post fa, ci sono progetti nuovi ad attendermi, quindi ben venga questa nuova partenza, vissuta un po' come la terza dopo quella dall'Italia prima e da Perth verso il Victoria poi. Scrivevo qualche giorno fa in una mail ad un amico di come per me questo continuo cambiare sia inedito, vista la fossilizzazione in cui tendo sempre a ficcarmi. E insegna anche molto, a far tesoro di quello che si sperimenta e ovviamente a mettersi in gioco di più, altra mia grande lacuna. Questo ritorno è solo tale perché verso il luogo da cui sono partito, ma non è un ritorno alla mia vita prima dell'Australia. E penso che capirò se davvero e in cosa sono cambiato solo quando mi ritroverò in Italia e vedrò le mie risposte a input familiari.

Intanto l'emozione è forte, faccio fatica a prender sonno la notte allo stesso modo di quando contavo i giorni prima della partenza per l'Australia. Sinceramente ora come ora non sento tanto nostalgia di questa vita australiana, ma probabilmente è solo perché ci sono ancora immerso. Mi è bastato allontanarmi dal chiosco per sentire un nodo allo stomaco, probabilmente sarà così anche martedì mattina quando uscirò di casa per l'ultima volta. Sono però contento di aver trovato quella serenità nel pensare e programmare il mio futuro che probabilmente era l'obiettivo principale di questo viaggio. Avevo bisogno di allontanarmi da tutto, per quanto difficile fosse, e stare solo per conto mio per capirlo. Veramente non ne ero sicuro, ma ha funzionato!

Vorrei dedicare il tempo restante a visitare un po' la città, ma il meteo non mi aiuta vista la pioggia che si fa vedere spesso. Ieri comunque ho seguito un itinerario della mia guida di Melbourne che mi ha portato nelle viette più nascoste del centro: nate come strade di servizio, con lo sviluppo intenso della città si sono pian piano riempite di negozi e di caffè, vedendo sfruttato ogni centimetro disponibile.

Alcune di queste vie, però, sono rimaste quasi inutilizzate, preda quindi degli artisti di strada che le hanno trasformate in un'opera d'arte in continua evoluzione, tra graffiti e poster ovunque. Una di queste è la famosa ACDC Lane, istituita ovviamente in onore della più famosa band australiana e di Melbourne.

E' stato bello essere "Nick" per qualche mese, riabbracciare Sergio, scoprire un paese nuovo e viverlo andando oltre l'immagine da cartolina, parlare inglese con più o meno difficoltà, guidare per migliaia di chilometri con un sei cilindri sotto il pedale, fare lavori diversi, scoprire l'indipendenza di un appartamento mio... E istruttivo, più di tutto, scoprirsi fragili e in crisi nelle difficoltà e venire a contatto coi propri limiti. Ora mi aspettano sedicimiladuecentosettanta chilometri (e centoventiquattro metri) da attraversare, da casa mia a Kew a quella dei miei genitori ad Albano. Si torna a casa! E visto il lungo viaggio, un Ganesh benaugurante non fa male.

lunedì 17 maggio 2010

inglish

"Vado in Australia per migliorare il mio inglese". La maggior parte delle volte dopo aver detto questa frase mi sono sentito rispondere: "Ma allora stai sbagliando paese!"

E' vero, l'inglese parlato dall'australiano medio ha una cadenza particolare, ma il più delle volte la verità è che un inglese "vero" non esiste. Certo, c'è il british english, c'è "l'inglese della regina", ma anche solo in Inghilterra è possibile trovare diversi dialetti, per non parlare della Gran Bretagna intera. Il più delle volte quando si pensa ad un inglese standard, si ha in mente quello americano: vuoi per la musica, vuoi per i film o le serie tv, è questo per me l'inglese che ho come riferimento e quello che la mia cadenza maccheronica tenta di imitare di più.

Essendo un ex colonia inglese, in Australia l'influenza del british english è forte, ed è la base su cui poi è partita l'evoluzione dell'inglese australiano. Probabilmente questi mesi passati downunder stanno un po' modificando la mia parlata, in fondo non avevo mai passato prima più di due settimane in un paese anglofono. Quello su cui riflettevo oggi, però, è che quotidianamente sono esposto ad una miriade di inglesi differenti, di cui quello australiano è solo una piccola parte.

Al chiosco dove lavoro ho a che fare con molti stranieri, dai paesi più differenti, oltre a qualche australiano: c'è Joe da Newcastle, Tammy da Manchester, Clare e Lee da Glasgow, poi gli asiatici Chay e Rick (India), Basu e Ace (Nepal), Jet (Malaysia), più qualche altro collega del caffè che vedo ogni tanto, come il messicano Juan, o i cuochi del ristorante, un italo-australiano di nome Enzo e un indiano.

Ognuno di loro parla un inglese differente, quello senza "erre" e con delle vocali aperte degli inglesi, lo scottish english che è sicuramente il più curioso e per me il più difficile da capire, il buffo inglese degli indiani che sa essere ostico anche per la testardaggine dei parlanti che non si sforzano molto per risultare meglio comprensibili, la versione malese un po' più nasale e aperta, che fa percepire il background della lingua orientale di partenza, oppure le cadenze più familiari dell'inglese influenzato dallo spagnolo o dall'italiano. Durante le prime settimane ho anche avuto un collega tedesco che come molti suoi connazionali parlava un inglese corretto e facilmente comprensibile.

Oltre a questi colleghi stranieri c'è una manciata di australiani, ognuno col suo modo di parlare: c'è Robbie che è l'australiano doc con la parlata dell'outback, quella proprio eccessiva e caratteristica, c'è Emma che sarebbe comprensibile se rallentasse un po' la velocità di espressione, Kieran che eccede nel senso opposto con una parlata lenta e per questo molto chiara, più qualche superiore, ognuno con una gradazione diversa di accento australiano nel proprio inglese.

Insomma, il chiosco è uno spaccato dell'Australia, tante nazionalità e tante parlate differenti. Sicuramente una buona palestra, se non per imparare un inglese perfetto, almeno per adattare l'orecchio ad una costante babele di inglesi diversi!

martedì 13 aprile 2010

il ritorno

Oggi ho comunicato al mio capo che tra un mese smetterò di lavorare e devo ammettere che la decisione di tornare in Italia a maggio non è stata così facile da prendere come avrei immaginato. In realtà era già nei piani, anzi mi ero persino detto che sarei anche potuto tornare prima. Poi dopo ardua ricerca ho finalmente trovato il lavoro al chiosco e da lì è cominciata la routine casa-lavoro che continua tutt'oggi.

Proprio questa routine mi ha tenuto lontano dal blog, non perché non avessi materialmente tempo per scrivere, ma a causa di una mancanza di argomenti interessanti di cui parlare. Qui tutto procede bene: sono arrivati i genitori del mio coinquilino (anche se ora sono tutti a Sydney per festeggiare il capodanno buddista), sul lavoro ormai mi arrangio senza problemi e coi colleghi mi trovo sempre bene e sto piano piano approfondendo la conoscenza e legando.

Ma c'era un altro motivo che mi ha tenuto temporaneamente distante dalla scrittura in queste prime settimane di aprile: dopo i giorni impegnativi delle vacanze pasquali ho cominciato a pensare al ritorno in Italia e a come organizzarmi ed in quel momento mi sono reso conto che mi spiaceva lasciare tutto quello che avevo costruito qui. Ci sono tanti motivi per cui ho voglia di tornare, non fraintendetemi: rivedere la famiglia, i nipoti, gli amici, ritrovare le atmosfere di casa, tornare ad esprimermi compiutamente senza troppe ansie (si, lo so, anche in italiano a volte faccio fatica) e soprattutto continuare coi progetti di studio. Però....

Però qui ho una casa in cui mi trovo bene ed ho i miei spazi, ho un lavoro che non è eccezionale, ma che mi permette di mantenermi e che vivo serenamente, che a volte è impegnativo e altre mi regala belle risate. Ed ho un visto che dura fino a metà novembre. Per un po' di giorni sono stato quindi incerto sul da farsi. Certo, restare avrebbe voluto dire posticipare per l'ennesima volta gli impegni universitari, rinviare di qualche mese il ritorno tra le persone che ho care, ma almeno mi sarei goduto ancora un po' la mia vita a Melbourne, la mia indipendenza, e avrei potuto garantire un rapporto di lavoro più duraturo al chiosco.

Stamattina la decisione definitiva, quella di tornare a metà maggio. Il mio capo non ha fatto storie, probabilmente non solo perché è una persona comprensiva, ma anche perché in fondo non sarei stato così essenziale nei prossimi mesi, con l'inverno alle porte (il chiosco è aperto tutto l'anno, chiude solo il giorno di Natale). Mi sono ritrovato a commuovermi quando l'ho poi comunicato ai miei colleghi. Oggi c'erano proprio le persone con cui mi trovo meglio, l'indiano Chai che condivide con me la zona cibo, Rebecca e Joe. Mi ha commosso soprattutto trovarli dispiaciuti, mi son quasi sentito in colpa. Ma quello che mi ha fatto decidere è proprio il fatto di sentire la mia indipendenza così importante. Rimanere qui prolungherebbe una situazione sicuramente piacevole, ma comunque temporanea. So per certo di non voler restare qui a lungo termine, quindi non creerei le basi per qualcosa di più duraturo, né questo lavoro mi permette di mettere da parte chissà quanti soldi in questi mesi. Meglio quindi tornare, perché prima torno, prima mi incammino lungo una nuova strada.

La malinconia però c'è, pur con ancora un mese davanti a me. Mi sembra di terminare anzitempo un'esperienza che sarebbe dovuta durare di più. E mi colpisce come sia praticamente il lavoro a darmi questa sensazione, come sia il mio essermi ambientato e sistemato a farmi desiderare di restare. Ma le cose sono andate così, avessi trovato il lavoro appena arrivato a Melbourne magari ora sarebbe tutto diverso e mi sentirei più pronto a partire. In ogni caso, visto che di esperienze lavorative ne avevo ancora poche, faccio tesoro di questi mesi al chiosco, sia per quello che ho imparato praticamente, sia per il lato umano dell'esperienza.

Inoltre l'alternativa era tra farmi l'inverno australe e poi quello boreale o tornare per l'estate italiana...

mercoledì 24 marzo 2010

studley park boathouse kiosk

Ecco qualche foto del mio posto di lavoro, trampolino di lancio per la mia carriera di scaldatore di cibo.

Questa la struttura vista da fuori, col ristorante al piano superiore. Il chiosco è diviso in tre parti: la prima è occupata dalla macchina per fare caffè e varie bevande calde e dalla zona ritiro di queste, nella parte centrale ci sono le due casse ed il frigorifero/espositore del cibo, nell'ultima invece l'area di lavoro per la preparazione del cibo e la zona per il suo ritiro.

Qui la zona cibo in primo piano, con Chay che se la ride davanti al forno; alla destra del forno c'è la friggitrice, nascosti il tostapane e i due microonde.

Visione d'insieme all'entrata, con Rebecca che distoglie lo sguardo per non essere fotografata (troppo tardi). Dietro di lei c'è qualche scaffale che si usa per mettere borse e vestiti e, più indietro, l'area pulizia piatti, con la lavastoviglie professionale.

Primo piano all'espositore del cibo con, nell'ordine da sinistra a destra: pie, sausage o spinach roll (nascosti), frittata (che è una torta alle verdure), beef o chicken focaccia (che è un panino), ham tomato and cheese toasty e croissant, egg and bacon muffin e vegetable muffin, una cosa dolce che non ricordo come si chiama e i muffin dolci con la frutta. Il ripiano superiore è occupato da torte varie, che cambiano di giorno in giorno.

La mia zona lavoro; anche se ogni tanto faccio altre cose, tipo il noleggio barche, la maggior parte del tempo la passo qui. I piatti al centro sono quelli che si usano nel forno (e con cui mi sono marchiato a fuoco il secondo giorno di lavoro), più a destra si vede l'olio spray (.....) che usiamo per non far attaccare il cibo ai piatti mentre li scaldiamo. Nell'angolo in alto a destra si intravede la macchinetta che stampa i "docket", gli ordini che noi poi mettiamo in fila appendendoli alla barra il alto al centro della foto (in questo momento vuota, visto che non c'era molta gente in giro).

Questo è il molo con le barche a remi (metà erano state prese da una scolaresca, di solito è più affollato). Scatterò qualche altra foto più avanti, intanto almeno vi siete fatti un'idea di dove passo le giornate e mi guadagno il pane.

lunedì 15 marzo 2010

quarantadue

Sono mezzo addormentato, ma mi andava di scrivere qualche riga e quindi eccomi qui. Ieri sera sono rimasto sveglio fino a tardi per vedere il primo Gran Premio della stagione 2010 di Formula 1. Stare sveglio non è stato affatto facile, purtroppo, visto che le nuove regole non hanno cambiato di molto la competizione. Certo c'è da dire che la pista non aiutava, a parte qualche bel rettilineo, e che qualche duello all'ultima staccata nelle retrovie si è visto. In ogni caso, a dieci giri dalla fine la mia attenzione ha subito un brusco aumento quando Vettel ha cominciato a rallentare, permettendo il sorpasso del duo Ferrari. Meglio di così la stagione non poteva iniziare!

Oggi ero ancora al chiosco, giornata piuttosto spenta dedicata a qualche pulizia ed alla preparazione delle scorte di cibo visto che i clienti sono stati proprio pochi. Anche con questo lavoro, com'era già per il cinema, mi ritrovo ad avere weekend piuttosto intensi e pieni e inizi settimana molto blandi: altro che triste lunedì, ieri sera ero proprio contento di essermi lasciato il weekend alle spalle! Otto ore sabato e altrettante domenica, con tanta gente visto che dopo qualche giorno di sole l'estate pare tornata: oggi 30° di temperatura massima.

Oggi invece ho staccato alle tre e domani ho il giorno libero, che dedicherò al volantinaggio prima ed allo studio poi. Invece questa sera sono finalmente tornato in città per la seconda lezione di african drumming. Ritrovato Kanchana e gli altri compagni di corso (anche se c'era qualche defezione, eravamo una decina), abbiamo ripreso coi ritmi della prima lezione aggiungendo nuove cose e aumentando le velocità: il risultato mi è proprio piaciuto, suonare tutti insieme con tre pattern diversi e Kanchana che fa il solista è stato proprio bello! Mi ha anche affascinato sentire racconti di musiche tradizionali con tamburi giganti usati solo per le cerimonie più importanti di re africani che hanno rischiato di andare perdute e vengono oggi studiate e recuperate; ore intere di basi percussive coi tamburoni (una buona dozzina) che si alternano in una sorta di dialogo.

Oggi ho concluso un libro che mi è davvero piaciuto tantissimo e che mi ha colpito per l'assurda genialità. Si tratta del famoso "Guida galattica per gli autostoppisti" di Douglas Adams. Mi è stato regalato appena prima della partenza per l'Australia (grazie Vale!). Anzi, in realtà mi era stato espressamente richiesto di leggerlo durante il viaggio, ma sull'aereo, vista la scomodità, la tensione e la stanchezza, non ero andato oltre le prime pagine. Dopo quella prima lettura, ho erroneamente creduto che il libro fosse semplicemente demenziale, invece ho ora scoperto che Adams s'è spinto molto oltre! Nato inizialmente come programma radiofonico e, si dice, scritto puntata dopo puntata, è successivamente diventato un libro e poi, di recente, anche un film. La storia dei personaggi del primo volume continua poi in altri quattro libri, formando quella che viene definita una "trilogia" di cinque volumi. Non stupisce scoprire che Adams abbia collaborato coi Monty Python, addirittura scrivendo insieme a loro qualche sketch, onore che condivide con una sola altra persona. Leggo da Wiki che era un fan della Apple, addirittura pare il primo a comprare un Mac nel Regno Unito... In ogni caso era un grande fan della tecnologia, cosa che si capisce chiaramente leggendo la sua "Guida galattica", che non sembra affatto un libro scritto nel '79, visto quanto risulta essere moderno e all'avanguardia quando immagina tecnologie come, ad esempio, gli schermi touchscreen. Certe trovate poi sono semplicemente indescrivibili, come l'astronave a propulsione d'improbabilità! Ora voglio leggere gli altri libri della "trilogia"!

domenica 7 marzo 2010

rainy

Se in Sud Africa splende il sole, qui invece piove senza tregua. Ieri poi c'è stato un bel temporale, che qui a Kew non ha causato troppi danni, ma che in città ha intasato il traffico e creato parecchi disagi. E' caduta una bella grandine, addirittura si parla di peggior tempesta degli ultimi quarant'anni. Mi pareva esagerato, a me era parso allo stesso livello di un temporale orobico, niente di più, ma in effetti le foto dei quotidiani facevano effetto: auto con l'acqua ai finestrini, chicchi di grandine della dimensione di una pallina da tennis, auto ammaccate o addirittura con lunotti posteriori bucati... Insomma, una ventina di minuti di delirio!

Io però ero al calduccio della mia casa. Mi sono alzato di buon ora, ho fatto la doccia, preparato la colazione e, tra una fetta di pancarré e l'altra, ho ricevuto una telefonata dal lavoro: visto che aveva appena iniziato a piovere, non ero più necessario. Devo ammettere che non mi è dispiaciuto troppo, dall'altro ieri sono un po' raffreddato, quindi un giorno tranquillo a casa avrebbe fatto al caso. Confesso però che ogni buon proposito è andato a farsi benedire, visto che la giornata non è stata per nulla produttiva. Un po' ho riposato, un po' ho chiacchierato con gli amici tedeschi di Sujee che stavano giusto per ripartire, un po' ho letto... Tra una cosa e l'altra è arrivata sera. Va beh, l'ho preso come un giorno di meritato riposo dopo la settimana piena di lavoro.

Oggi invece al chiosco si è lavorato parecchio. Nel primo mattino il cielo era ancora scuro, poi si è schiarito giusto verso le 11 e questo ha portato parecchia gente al parco: sembra quasi che siano tutti all'entrata ad aspettare il sole! Appena vedi qualche raggio, arriva gente a ordinare cibo! Mah... Se faccio ancora un po' fatica a star dietro agli ordini quando se ne accumulano cinque o sei insieme, devo dire che è bello quando c'è molto da fare perché il tempo vola. Oggi poi ho incontrato ben tre italiani, quindi ho potuto chiacchierare un po' senza preoccuparmi dell'inglese, ogni tanto fa piacere. Ho anche visto un bell'opossum! Stavo sistemando le barche nel deposito, quando ho visto questo coso peloso (un poco più grande di un coniglio) che è corso a rintanarsi impaurito: peccato che il buco dove voleva entrare fosse piuttosto stretto, così per diversi secondi è rimasto col sedere di fuori, salvo poi riuscire a infilarsi completamente!

Domani è ancora un incognita, visto che tuttora sta piovendo e piuttosto bene. Attendo una chiamata per le 9, mi diranno se sono necessario o meno. In settimana poi dovrei continuare coi volantini: per ora sono a 4000, ma ho già un altro migliaio pronto nello zaino ed ho già ricevuto la card di 100 dollari per la spesa al supermercato! Ah, dimenticavo: domani qui è festa, la festa del lavoro. Tanto per fare i diversi, ogni stato ha la sua data: qui nel Victoria ed in Tasmania sarà domani, nel WA è stato lunedì scorso, negli altri stati addirittura in mesi diversi.

Il mio coinquilino Sujee stasera m'ha detto che presto verranno a trovarci i suoi genitori e che ha già detto a sua madre di prepararsi a cucinare ogni giorno! Mi aspetta una dieta cingalese full time! Non mi spiace affatto, penso che sia un'occasione che non capita spesso. Tra l'altro Sujee prima mi raccontava di Whitney Houston che da più di una settimana alloggia all'Hyatt hotel dove lui lavora: sembra che si scoli una birra dopo l'altra e sia sempre più ubriaca! Magari sfrutterò il mio coinquilino a fine mese, quando per il Gran Premio d'Australia penso che il suo hotel si riempia di piloti (come per l'Australian Open era pieno di tennisti)!

mercoledì 3 marzo 2010

pensieri notturni

Giornata piacevole quella di oggi, iniziata con un bel sole e una temperatura un poco più estiva (ho controllato, 27 di massima, direi perfetto). Le gambe non erano nemmeno così doloranti come temevo, inoltre visto che dovevo iniziare alle 11 alla Boathouse me la sono presa comoda piazzando la sveglia alle 9 e facendomi quindi una bella nottata di riposo. La camminata verso il lavoro me la sono proprio goduta, devo dire che non mi dispiace la mezzora a piedi da casa al parco, stamattina con Branduardi in cuffia.

Il lavoro è stato abbastanza vario: ho passato la giornata con Joe, inglese di Newcastle che ha appena iniziato il suo secondo anno in Australia, mi ha mostrato come gestire il noleggio delle barche e mi ha fatto compagnia nel preparare il cibo. Questa mattina un ragazzo a cui ho noleggiato una barca è tornato tutto contento, si è proposto alla fidanzata durante il giro lungo il fiume! Tra l'altro prima o poi proverò anch'io a farmi un giro, si possono usare anche canoe e kayak. E se ho capito bene per noi dipendenti è pure gratis, ma mi informerò meglio.

Stamattina ho anche ricevuto il marchio del fuoco: da bravo pirla invece del panno adatto ho preso una sorta di asciugamano per togliere un piatto dal forno e da bravo furbo la mia reazione non è stata quella di mollare tutto, ma di trovare un posto dove appoggiarlo! Non so perché, ma l'idea di rimetterlo subito nel forno non m'è venuta, forse perché ho istintivamente valutato che non sarei riuscito a mirare bene tra i vari ripiani, chissà. Joe dice che il prossimo passo sarà intasare il lavandino della zona pulizie, ci sono passati tutti. Farò del mio meglio! Consiglio: la vescica che si forma è meglio romperla o lasciarla?

Domani ancora Boathouse, dalle 11 in poi. Oggi sono rimasto fino a chiusura alle 17 e 30, credo sarà ancora così anche domani. Venerdì invece ho in programma i duemila volantini che mi separano dal buono da 100 paperdollari.

Stasera invece ho avuto ospiti, l'altra coppia di italiani, quella conosciuta in ostello: Simone e Francesca. Purtroppo il loro lavoro da camerieri si è rivelato un incubo, con la padrona del ristorante italiano che li tratta a pesci in faccia. Visto che anche con la casa è un po' un casino, hanno comprato un van e nel weekend partono per la Tasmania. Magari è un pensiero un po' stupido, però prima riflettevo su come possono essere diverse le esperienze di ognuno, anche quando si vive nella stessa città. Conosci persone poco affidabili, superiori sul lavoro che spadroneggiano ed il tuo ricordo del posto non potrà che essere negativo. Altri, come me, nonostante le difficoltà incontrano persone simpatiche e affidabili, trovano un lavoro con un'atmosfera serena e si ambientano bene. Mi spiace per loro, ennesima conferma di come sia meglio evitare i ristoranti italiani, ho sentito praticamente solo racconti di esperienze negative, almeno da parte di connazionali. In effetti però il mio capo è italiano... Ma magari coi chioschi è diverso.

martedì 2 marzo 2010

no junk mail!

Sdraiato a letto, tazza dissetante di tè caldo, in pigiama più felpa perché fa freschino (fuori ci sono 17 gradi), mi sa che l'estate è agli sgoccioli. Mi sto proprio godendo questo momento di relax, ma andiamo con ordine.

"Attento a ciò che desideri, potresti ottenerlo", diceva qualcuno. Ho scritto post su post lamentandomi di non avere lavoro ed ora mi ritrovo a dovermi giostrare con gli orari per riuscire a far tutto quello che mi viene richiesto! Finalmente ieri mi hanno chiamato per il volantinaggio, con una buona settimana di ritardo su quanto inizialmente preventivato. Inoltre tutti i 10 mila volantini sono da fare entro lunedì 8, giorno in cui parte l'offerta sponsorizzata dalla pubblicità. Al chiosco mi avevano garantito i due giorni del weekend, dalle 10 e 30 alle 18, lasciando in sospeso un probabile giorno durante la settimana; ieri mi hanno poi chiamato per lavorare domani e dopo dalle 11 fino a ora incerta, si decide in base a come procede la giornata.

Questo quindi significa che non potrò consegnare tutti i volantini come avrei voluto, ma va bene così, in fondo al chiosco prendo di più faticando meno. Proprio a proposito di fatica, avendo quindi qualche giorno disponibile per volantinare, c'ho dato dentro alla grande. Ieri ho avuto solo quattro ore di tempo, visto che poi avevo il corso di african drumming (ne parlo in seguito). In quelle ore ho consegnato 900 volantini, creandomi finalmente un riferimento visto che non avevo veramente idea di quanto tempo questo lavoro avrebbe impiegato.

Oggi gli ho dedicato tutto il giorno ed ora sono veramente stremato. Stamattina l'area in cui ho consegnato le pubblicità era veramente odiosa: una zona residenziale con singole case giganti e grandi prati, il che ha significato sgambettare per gran poco; vedendo che mi rimanevano ancora un sacco di volantini ho iniziato a consegnare pure di corsa, arrivando a racimolare 700 miseri volantini in quattro ore. Nel pomeriggio invece sono tornato nelle zone vicino a casa mia, con begli appartamenti e cassette della posta in gruppo: sei, otto, dieci, anche sedici! Quando le vedevo ero felice come un bambino! Ho finito alle 19 e 30 collezionando un 2100 volantini consegnati per tutta la giornata: soddisfatto, ma con qualche problema di deambulazione...

Ottimo esercizio per le gambe, comunque, ma soprattutto ottimo per le entrate economiche: non solo il gommista mi ha alzato la paga da 50 a 60 dollari ogni mille volantini consegnati, ma m'ha anche detto che se riesco a consegnarne almeno 5000 mi regala una card con 100 dollari da spendere in vari posti, tra cui il mio supermercato! Contando che non faccio mai grandi spese e, la volta che ho speso tanto sono stato sui trenta dollari, significa che mi posso veramente fare tre spesone grasse gratis! Voglio assolutamente quella card e direi che sono a buon punto con 3000 già raggiunti, un venerdì tutto libero e, se finisco presto al chiosco, anche mercoledì e giovedì per farne qualche centinaio. Il titolo della mail si rifà ad un adesivo che si trova su almeno la metà delle cassette della posta. In teoria penso che anche il mio volantino, come ogni pubblicità, sia junk mail (cioè posta spazzatura), ma il gommista m'ha detto di andar tranquillo che al massimo la gente si lamenterà con lui. Meglio così, altrimenti sarei a mille volantini consegnati, altro che tremila!!

Mi rendo conto inoltre che prima di iniziare a lavorare pensavo alle cose che avrei voluto fare e per cui mi spiaceva non avere i soldi, mentre ora che guadagno qualcosa mi faccio più problemi a spendere. In ogni caso, avere un primo assegno da 120 dollari da depositare nello zaino e la card in mente mi ha dato la carica per affrontare il lungo pomeriggio. Beh, ora vediamo come procede al chiosco, inoltre spero mi chiamino ancora i greci, così in una settimana potrei veramente raccogliere un bel po' di soldi.

Ieri sera, come detto, ho iniziato il corso di african drumming: veramente divertente! Ray Pereira, musicista professionista che organizza queste lezioni, ha passato un po' di tempo con noi, ma, come annunciato già in precedenza, ha lasciato il posto di insegnate per il corso principianti ad un suo allievo, Kanchana (accento sulla prima 'a'), un ragazzo dello....Sri Lanka! E' inutile, sono circondato da asiatici qualsiasi cosa faccia. Ma mi fa molto piacere, visto che anche lui si è rivelato molto simpatico, inoltre vive in Australia da molto tempo, tanto da aver perso l'accento cingalese. All'inizio eravamo solo in sei, per una mezzora Kanchana ci ha spiegato le basi del djembe, una percussione originaria dell'Africa occidentale oggi diffusa ovunque e ci ha insegnato le tre note, i tre modi di colpire la pelle: basso, tono e slap, questi ultimi due molto simili come esecuzione, ma dal suono molto diverso. E' la cosa più difficile da imparare e viene col tempo, io ancora non ho capito come devo fare! Ci arriverò pian piano.

Kanchana che ci mostra un ritmo

In seguito è arrivata una decina di altre persone che già avevano seguito qualche corso o qualche lezione in passato. Insieme abbiamo imparato un nuovo ritmo, con Kanchana che dava il via e chiudeva e noi che entravamo tutti insieme, con metà del gruppo che suonava una certa parte e l'altra metà un'altra. Veramente bello sentire l'insieme ed esserne parte! In alcuni momenti ho chiuso gli occhi per concentrarmi meglio sul ritmo (talvolta guardare gli altri che suonano parti diverse può distrarre) e l'effetto è proprio esaltante, ho liberato la mente dopo le ore di volantinaggio ed il tempo della lezione mi è proprio volato.

screenshot da un video che ho fatto per ricordare il ritmo, il braccio sulla sinistra è il mio

Il mio background batteristico mi ha sia aiutato che messo in difficoltà. Aiutato perché il senso del ritmo ce l'ho ed anche un minimo di coordinazione. Col djembe si gioca molto di levare, inoltre la base a cui si fa riferimento non è il 4/4, ma il cosiddetto "bell": non riesco a renderlo a parole, ascoltate il suono delle bacchette all'inizio di questa canzone di Jack Johnson, quello è il bell. L'intro di ogni pezzo è suonato dal solista e si basa sul bell, serve a dare l'avvio a tutti gli altri, che non entrano all'1 del 4/4, ma prima. Insomma, a parole, viste anche le mie scarse conoscenze musicali, mi viene difficile da spiegare, è molto più semplice da fare. Tra l'altro leggevo che a livello professionistico certi ritmi non sono scritti perché non trasportabili su pagina col modo occidentale di scrivere musica!

Tornando alla batteria, mi sono reso conto di come l'uso delle braccia e delle mani sia proprio opposto con il djembe: suonando la batteria si deve muovere molto il polso e poco il braccio, con questa percussione invece è proprio l'opposto. Quindi all'inizio mi dovevo proprio forzare per tenere il polso fermo e muovere invece tutto il braccio! Bell'esperienza comunque, adesso devo aspettare due settimane perché qui l'8 marzo è festa del lavoro, quindi si salta lezione. Peccato, ho proprio voglia di picchiare sulle pelli!

domenica 28 febbraio 2010

beeeutiful

Domenica sera, dopo un weekend finalmente lavorativo. Ieri sera ho passato un altro sabato sera facendo il cameriere allo Stars International, per un altro dinner-dance greco. Questa volta la musica era molto più bella, con un gruppo decisamente più preparato, mentre il lavoro è stato più o meno lo stesso, con qualche differenza nelle portate: non singoli piatti per tutti, ma dei vassoi per ogni tavolo. Non so bene per quale motivo, ma la gente era più lamentosa, c'era un po' più insoddisfazione e quindi c'è stato un po' più da mediare: ovviamente noi camerieri ci prendiamo tutte le lamentele, com'è giusto che sia, e ancora più ovviamente noi dobbiamo sempre sorridere e scusarci e andare a riferire ai capi che poi gestiscono la situazione.

C'è stato comunque modo di incontrare anche persone molto cordiali, in particolare un signore che si è poi presentato come Ioannis con cui ho scambiato qualche parola. In generale coi greci mi trovo bene, non ne avevo mai conosciuti in precedenza. I proprietari dello Stars sono davvero gentili, in particolare Elle, che gira sempre col suo pancione (è incinta) e un bel sorriso. Ieri poi ho lavorato in coppia con un ragazzo greco, di cui ho dimenticato il nome come mio solito. Insieme avevamo sei tavoli da gestire e con lui mi sono trovato bene. Le facce comunque erano più o meno le stesse di sabato scorso, con qualche new entry greca.

Oggi invece primo giorno di lavoro alla Boathouse! Nonostante il sonno (sono tornato a casa ancora verso le 3 ieri notte), mi sono svegliato ben prima della sveglia, probabilmente per via dell'ansia. Ho lavorato per cinque ore, giusto per vedere un po' come funziona il tutto. Il posto è abbastanza grande, c'è il chiosco dove lavoro io, un caffè interno ed un ristorante, più la zona di noleggio barche. Io lavoro nella zona di preparazione del cibo del chiosco: riceviamo gli ordini da una macchinetta e dobbiamo preparare ciò che viene richiesto, chiamando poi il cliente con una sorta di cicalino. La parte difficile del lavoro consiste nel coordinarsi bene quando gli ordini sono tanti: abbiamo una decina di cibi diversi e ognuno ha il suo modo di essere scaldato, con tempi differenti, quindi si tratta di gestirsi bene facendo in modo che tutte le ordinazioni di un cliente vengano pronte nello stesso momento.

Nel chiosco siamo in cinque o sei, sto iniziando a conoscere i vari ragazzi, come Rob e Rebecca che sono i due manager del chiosco e sono molto gentili e disponibili: non mi hanno messo alcuna pressione e mi hanno messo a mio agio. La zona cucina dove sto io è gestita da un indiano altrettanto disponibile, si è dovuto sorbire le mie mille domande per tutta la mattina, ovviamente! Come facevo io quando insegnavo ai nuovi arrivati il lavoro in cabina di proiezione, anche lui tende a non farmi far molto e a far tutto per conto suo. Capisco che non lo fa apposta, però ovviamente se si vuole imparare non c'è modo migliore che mettersi a provare ogni cosa. Ho comunque avuto modo di preparare un po' di cibi e di farmi un'idea di com'è il lavoro. Ho già visto che si passa da momenti di quiete al caos totale (per me che sono appena arrivato) di dieci ordinazioni in attesa da organizzare.

Dopo i cingalesi amici di Sujee dello Stars International, anche in questo nuovo lavoro mi ritrovo a lavorare con un asiatico: il "beeeutiful" del titolo viene dal mio collega, col suo accento indiano che mi fa morire dal ridere, me lo dice ogni volta che gli confermo di aver preparato un'ordinazione. Anche nel suo caso mi sono già scordato il nome, è Chai o qualcosa di simile... Va beh, piano piano me li ricorderò tutti. Anche ieri sera momento molto asiatico (tra Asia e Medio Oriente, a dir la verità), con due cingalesi che mi hanno accompagnato al lavoro nella loro Ford con musica elettronica pietosa ovviamente ad alto volume e ovviamente con i bassi spinti al massimo!

Non so purtroppo quanto spesso potrò lavorare alla Boathouse, di sicuro il prossimo weekend, con due giorni dalle 10:30 alle 6, e forse anche un giorno durante la settimana. Spero che i greci mi chiamino ancora, finendo nel tardo pomeriggio dovrei riuscire a mantenere anche l'altro lavoro; poi al lunedì mattina sarò un po' uno straccio, ma va bene così.

sabato 27 febbraio 2010

lavoro!

Uff... Finalmente! Dopo una settimana difficile, con un umore un po' sotto i piedi, è arrivato il weekend con un'interessante novità: il lavoro! Non solo anche stasera lavorerò al mega posto greco per un'altra funzione (in italiano mi suona strano, non so perché ma mi fa pensare ad un funerale...in inglese si dice 'function', sapete se c'è una migliore traduzione?), ma domani comincio il training ad un caffè non lontano da casa, precisamente alla Studley Park Boathouse, nel parco dove vado a correre e di cui ho già pubblicato qualche foto.

Dopo aver dedicato la settimana allo studio, avevo in programma di mettermi sotto nel weekend e cercare lavoro. Ormai il tempo stava scadendo, o trovavo lavoro entro la prima settimana di marzo, o a fine mese sarei tornato a casa. Ieri sera poco prima di cena ho dato un'occhiata a Gumtree, il sito tuttofare che guardo ogni tanto, ma senza troppa fiducia: la maggior parte degli annunci sono per lavori porta a porta che non mi hanno mai convinto, oppure per qualcosa di più specializzato per cui non posso propormi. Ieri sera però era presente un annuncio di ricerca camerieri, cuochi e staff per il caffè per la Boathouse che non mi sono lasciato scappare. Poche ore dopo la replica via mail e stamattina il primo contatto di persona!

Il proprietario, tale Robert Butera, all'inizio ha fatto l'australiano, salvo poi rivelarsi come italiano di origini calabresi, anche se nato qui in Australia. Durante il colloquio che abbiamo fatto non sono proprio riuscito a mentire come mi hanno consigliato tutti riguardo la mia permanenza qui: è inutile, proprio non ci riesco. Non ho detto che sono certo di tornare a casa a metà maggio, ma non ho assicurato mesi e mesi di permanenza, visto che non sarà così. Per il lavoro di cameriere nel ristorante è richiesta almeno una permanenza di un anno, cosa che anche volendo non avrei potuto garantire visto che il mio permesso di soggiorno temporaneo scade a novembre. Quindi rimaneva il caffè, in pratica un grande banco con cassa, zona bevande e caffè e cucina per la preparazione del cibo. Penso che farò un po' di tutto e la cosa non mi dispiace, oltre alle varie attività offerte c'è anche l'affitto di una barca a remi per fare un giro lungo il fiume, quindi potrei anche ritrovarmi a gestire quell'aspetto.

Da domani mattina quindi si comincia, il lavoro poi sarà saltuario perché dipende molto da com'è il tempo; in generale saranno tre o quattro giorni a settimana, per tutta la giornata, il che non è affatto male, visto che devo comunque portare avanti lo studio. L'atmosfera sembra bella, ci sono cinque o sei ragazzi che lavorano al caffè, piano piano farò conoscenza. Per chi intende, ero veramente tentato di dire a Robert: "E' un bellissimo localino, Bob!"

Come dicevo, l'umore non era dei migliori, anche per questo non mi ero fatto sentire in questi giorni. Che dire, mi rendo conto che gli eventi mi influenzano parecchio, ovviamente la mancanza di lavoro prima di tutto, quindi sono sicuro che adesso andrà meglio. Quando c'è poco da fare poi, c'è tanto tempo per pensare, con la nostalgia e la seguente malinconia che si fanno sentire. Anche per questo, nonostante i soldi che scarseggiavano, un mesetto fa avevo deciso di iscrivermi ad un corso di African Drumming. Avevo visto le pubblicità in centro, nella zona dell'ostello, e incuriosito ho dato un'occhiata al sito di questo Ray Pereira che cura tutta una serie di corsi, da chi inizia per la prima volta a livelli più professionali. Già quand'ero a Perth ricordo d'aver visto un locale in cui si insegnava a suonare percussioni. Essendo batterista, sono stato sempre influenzato da questo mondo, considero i percussionisti come una sorta di cugini, visto che certe basi sono comuni. E così, da lunedì, inizio una serie di quattro serate, una a settimana, con un corso ovviamente di base che però mi darà qualche fondamento. Mi ero iscritto un mese fa perché i posti a quanto pare vanno abbastanza a ruba, speravo nel frattempo di trovare lavoro, anche se comunque il corso non è particolarmente costoso; beh, ce l'ho fatta proprio in tempo limite!

Cambiando completamente discorso, qualche mattina fa mentre mi preparavo per uscire ho sentito dei versi di uccello (non posso proprio chiamarli canti) molto vicini, difatti aprendo la porta mi sono trovato due magpie sull'uscio!

Ed ecco una foto un po' più ravvicinata:

Buon weekend a tutti voi, oggi mi prendo un bel pomeriggio di riposo e poi via col lavoro. Vi aggiornerò presto con le prime impressioni!