sabato 16 ottobre 2010

80 voglia di foto


Vorrei segnalarvi un sito in cui raccolgo qualche esperimento fotografico, lo trovate qui. Sono foto rielaborate con l'applicazione Poladroid, che come il nome fa piuttosto chiaramente intuire, trasforma i vostri scatti supertecnologici a oltre dieci megapixel in sfocate Polaroid!

Avevo già visto qualche foto rielaborata in questa maniera, ma sono state le splendide foto canadesi di Luca a farmici appassionare. A catturare la mia attenzione è stato inizialmente l'aspetto vintage, ma poi anche la morbidezza dei contorni sfumati e dei colori tenui, cose che per le mie limitate capacità fotografiche ancora non riesco ad ottenere con una foto "normale". E poi, forse, una foto un po' sfocata rende meglio la realtà di questi tempi incerti... :)

Ho scelto il tumblr perché volevo uno spazio solo per quelle foto, grazie alla funzione archivio si può avere una bella schermata riassuntiva con tutti gli scatti, mi pareva una cosa carina. Beh, tutto qui. Se per caso volete cimentarvi anche voi con Poladroid, fatemi vedere i risultati!

venerdì 8 ottobre 2010

nel paese delle creature selvagge

Orco, mostro, animale... Non sto parlando del film di Spike Jonze, ma dei titoli e dei commenti che leggo al riguardo della tragica vicenda di Sarah. E la cosa mi infastidisce. Perché penso che sia troppo facile commentare in quel modo, ci fa comodo perché ci serve per sentirci normali, di rimando. Lo zio di Sarah non è un orco, ma un uomo. Un uomo malato. Etichettarlo come un mostro, inoltre, a mio parere peggiora ulteriormente la situazione, perché evita di fare passi avanti verso l'unica cosa auspicabile dopo un evento del genere: cercare di fare il possibile perché cose del genere non si ripetano.

Non so quali problemi abbia questa persona, non intendo giustificare il suo gesto in alcun modo, da zio di quattro nipoti a cui sono tanto legato provo brividi e ribrezzo al solo pensiero di quello che ha fatto. Ma non è un mostro venuto da un altro mondo, ed altre persone in questo momento hanno le stesse potenzialità, potrà succedere di nuovo e succederà, in un'altra famiglia "normale" e "tranquilla".

Vorrei poter trovare delle risposte alle domande che ho in testa, perché cose così accadono, perché si scenda così in basso, che problemi possono originare queste azioni, quanto peso ha la nostra società maschilista in tutto questo, quanti abusi ci sono ogni giorno che non vengono a galla, cosa si possa fare per cambiare le cose, per prevenire. Mi rendo conto dei miei mezzi limitati, ma per lo meno so che non voglio risposte facili ed etichette inutili; ho sentito chi proponeva corsi di difesa personale, ci mancano giusto le ronde anti-mostri e siamo a posto.

Non voglio giustificare né difendere lo zio di Sarah, credo però che anche l'invocazione della pena di morte sia una risposta troppo comoda, come se si volesse eliminare il marcio e far finta che così tutto torni sano. Forse dovremmo accettare che l'uomo ha queste potenzialità, e interrogarci su cos'è che le scatena e come fare a incanalarle in altro, a prevenire, e non a guardare dall'altra parte.

Avevo tutto questo in testa quando ieri sera leggevo lo splendido libro Shantaram, e mi ha colpito che le ultime parole del capitolo letto fossero proprio queste, dette da Abdel Khader Khan: "'La verità è che non esistono uomini buoni o cattivi', rispose. 'Sono le azioni a essere buone o cattive. Gli uomini sono soltanto uomini: è quello che fanno o evitano di fare che li guida al bene o al male.'"

E lasciate in pace anche gli animali, che non scendono mai così in basso.

venerdì 11 giugno 2010

take me home

Ultimo weekend australiano prima della partenza, si cominciano a chiudere vari capitoli: stamattina sono stato alla Boathouse per prendere l'ultima paga e per i saluti e gli addii di rito. L'ultimo mio giorno di lavoro l'ho fatto martedì, visto che la mia disponibilità per il giorno seguente non è servita causa pioggia. Se gli ultimi giorni di lavoro non mi hanno dato particolari emozioni, forse perché vedevo la partenza ancora non così imminente, andare oggi al lavoro da semplice cliente mi ha colpito.

Certo, i tre mesi e poco più passati al chiosco non sono tantissimi, però l'esperienza l'ho sentita molto emotivamente, e comunque è stata parte del mio quotidiano australiano, che proprio perché tale è forse amplificato: tutto qui è stato nuovo, l'unico collegamento con l'Italia era dietro questo schermo del computer, per il resto ogni cosa è stata da scoprire e conoscere. Mi sono un po' commosso allontanandomi dal parco dopo i saluti, un po' perché era palese il dispiacere dei colleghi e persino del capo, un po' per le belle parole che mi sono state dette, e poi perché sapevo che non avrei più rivisto questo angolo del parco per me ormai così familiare.

Ma come dicevo qualche post fa, ci sono progetti nuovi ad attendermi, quindi ben venga questa nuova partenza, vissuta un po' come la terza dopo quella dall'Italia prima e da Perth verso il Victoria poi. Scrivevo qualche giorno fa in una mail ad un amico di come per me questo continuo cambiare sia inedito, vista la fossilizzazione in cui tendo sempre a ficcarmi. E insegna anche molto, a far tesoro di quello che si sperimenta e ovviamente a mettersi in gioco di più, altra mia grande lacuna. Questo ritorno è solo tale perché verso il luogo da cui sono partito, ma non è un ritorno alla mia vita prima dell'Australia. E penso che capirò se davvero e in cosa sono cambiato solo quando mi ritroverò in Italia e vedrò le mie risposte a input familiari.

Intanto l'emozione è forte, faccio fatica a prender sonno la notte allo stesso modo di quando contavo i giorni prima della partenza per l'Australia. Sinceramente ora come ora non sento tanto nostalgia di questa vita australiana, ma probabilmente è solo perché ci sono ancora immerso. Mi è bastato allontanarmi dal chiosco per sentire un nodo allo stomaco, probabilmente sarà così anche martedì mattina quando uscirò di casa per l'ultima volta. Sono però contento di aver trovato quella serenità nel pensare e programmare il mio futuro che probabilmente era l'obiettivo principale di questo viaggio. Avevo bisogno di allontanarmi da tutto, per quanto difficile fosse, e stare solo per conto mio per capirlo. Veramente non ne ero sicuro, ma ha funzionato!

Vorrei dedicare il tempo restante a visitare un po' la città, ma il meteo non mi aiuta vista la pioggia che si fa vedere spesso. Ieri comunque ho seguito un itinerario della mia guida di Melbourne che mi ha portato nelle viette più nascoste del centro: nate come strade di servizio, con lo sviluppo intenso della città si sono pian piano riempite di negozi e di caffè, vedendo sfruttato ogni centimetro disponibile.

Alcune di queste vie, però, sono rimaste quasi inutilizzate, preda quindi degli artisti di strada che le hanno trasformate in un'opera d'arte in continua evoluzione, tra graffiti e poster ovunque. Una di queste è la famosa ACDC Lane, istituita ovviamente in onore della più famosa band australiana e di Melbourne.

E' stato bello essere "Nick" per qualche mese, riabbracciare Sergio, scoprire un paese nuovo e viverlo andando oltre l'immagine da cartolina, parlare inglese con più o meno difficoltà, guidare per migliaia di chilometri con un sei cilindri sotto il pedale, fare lavori diversi, scoprire l'indipendenza di un appartamento mio... E istruttivo, più di tutto, scoprirsi fragili e in crisi nelle difficoltà e venire a contatto coi propri limiti. Ora mi aspettano sedicimiladuecentosettanta chilometri (e centoventiquattro metri) da attraversare, da casa mia a Kew a quella dei miei genitori ad Albano. Si torna a casa! E visto il lungo viaggio, un Ganesh benaugurante non fa male.

venerdì 4 giugno 2010

record-racing with the rockers


Nelle ultime settimane, un po' istigato da uno scambio di mail con mio fratello Mattia, ho ripreso a documentarmi sul mercato motociclistico, in attesa di un futuro acquisto della mia prima motocicletta, un evento per ora senza una data precisa. La mia passione per le moto, a differenza di alcuni appassionati motociclisti di lunga data, come per esempio mio padre, è recente ed è legata ad un momento preciso: la lettura del libro Long Way Round, il viaggio intorno al mondo in motocicletta fatto da Ewan McGregor e Charley Boorman, nel 2004.


Il senso di libertà, di avventura, assaporato con quel libro che trasudava passione per le due ruote, mi ha letteralmente conquistato. Ed il vedere qualche mese dopo la serie a puntate di quel viaggio non ha fatto altro che consolidare la voglia di stare in sella ad una moto, di guidare godendosi in maniera diversa il paesaggio rispetto alla guida di un'auto.

Il mondo motociclistico è vasto, mi ci sono avvicinato a piccoli passi e mi sento ancora un neofita anche perché non è con la lettura che si diventa motociclisti, ma coi chilometri che scorrono sotto il sedere. Per ora comunque mi accontento di guardarmi intorno e di farmi un minimo di cultura, base che mi servirà comunque per una scelta della moto da acquistare. Il campo d'azione piano piano si riduce, comincio a capire un po' cosa mi piacerebbe avere sotto mano, comincio a capire qual'è la moto che fa per me, e di pari passo la lista delle moto che mi piacerebbe provare comincia a prendere corpo.



Triumph Thruxton SE

Un tipo di moto che mi ha affascinato da subito è quello delle modern classic, motociclette che riprendono il look degli anni '60 accompagnato da una tecnologia e un'affidabilità moderne. La prima a conquistarmi è stata la Triumph Bonneville, poi ho scoperto le classic di altre marche, come la GT 1000 della Ducati o la V7 della Moto Guzzi. Di recente alcune foto di versioni customizzate della Triumph Thruxton, un'altra classic che si rifà alle café racer dei sixties, mi hanno letteralmente tolto il fiato! La notizia della recente apertura di un concessionario Triumph a distanza di passeggiata da casa mia (in Italia) non ha fatto altro che aumentare la febbre motociclistica di questi giorni!



Moto Guzzi V7 Classic

Questa sera ho voluto un po' documentarmi sulle origini delle café racer, un termine che sento da qualche tempo, ma di cui ignoravo finora l'origine. Alla fine della seconda guerra mondiale, i veterani di guerra rientrati nella società non si sentivano per nulla a loro agio sulle grosse moto tutto confort del tempo e così, col senso pratico derivato dalla loro esperienza militare, si misero a modificarle togliendo tutto quello che non era necessario (da qui per esempio il termine "chopper" delle moto americane, dal verbo "to chop", "tagliare di netto" tutto il superfluo).

Questo avvenne sia negli Stati Uniti che in Europa, e particolarmente in Gran Bretagna, ma siccome la situazione viaria era decisamente differente, anche il risultato è stato molto diverso. In entrambi i casi il punto d'arrivo era una moto veloce e leggera, ma mentre in America le motociclette venivano modificate per ottenere qualcosa di basso e orientato verso una guida di crociera su lunge strade ampie e per lo più rettilinee, in Gran Bretagna si cercò invece di ottenere una moto più alta e agile, adatta alle strade inglesi più strette, tortuose e con solo due corsie. In Europa, inoltre, c'erano anche meno soldi da spendere, quindi i modelli inizialmente erano più spartani e la varietà era minore.

Col benessere che piano piano aumentava dopo la Seconda Guerra Mondiale, coi trasporti in evoluzione, la creazione di caffé lungo le arterie principali e l'influenza di film come The Wild One, i giovani appassionati di motociclette e di musica rock and roll crearono una sottocultura, definendosi Rocker o Ton-up boys (dal termine ton-up, guidare ad una velocità di 100 miglia all'ora o più). I Rocker frequentavano i transport café (pronunciato "caff"), stazioni di servizio con benzinaio e ristorante che si andavano diffondendo per venire incontro all'aumento del traffico dei mezzi pesanti, ed usavano queste stazioni come punto di partenza ed arrivo delle loro gare.

Tipica sfida dei Rocker era il record-racing: partire dal transport café, raggiungere un determinato punto (ad alta velocità, oltre i 100 MPH) e ritornare al punto di partenza, prima che una singola canzone potesse essere ascoltata per intero al jukebox. Se si tiene conto che le canzoni del tempo, come quelle di Eddie Cochran tanto in voga tra i Rocker, duravano spesso meno di due minuti, si capisce come le sfide fossero decisamente ad alta velocità. Uno dei percorsi più famosi è quello dall'Ace Café all'Hanger Lane junction e ritorno, per la distanza di tre miglia, quasi cinque chilometri.




una Triton, motore Triumph e telaio Norton

Se le prime moto café racer erano per lo più telai Norton combinati con il potente motore Triumph Bonneville (combinazione chiamata Triton), o telai BSA se si avevano meno soldi (quindi un Tribsa), in seguito le case costruttrici iniziarono a produrle di serie, per lo più modificando esteticamente modelli esistenti. Il risultato era quindi una moto dalle identiche prestazioni, solo più scomoda da utilizzare. Questo portò il fenomeno ad una quasi completa scomparsa. Di recente, con l'interesse per la moto vintage, le modern classic di cui parlavo ad inizio post, è ritornato in voga il fenomeno café racer, anche se in chiave più che altro estetica.



una delle tante customizzazioni della Thruxton

E qui il cerchio si chiude, visto che si ritorna alle foto delle Triumph Thruxton (la versione café racer della Bonneville, manubrio basso, sella monoposto e coda accorciata) modificate a cui facevo cenno sopra e che molto mi stanno affascinando. Ma come saggiamente mi viene consigliato, è solo con una prova della moto che si può capire se c'è feeling oppure no. Per ora posso però dire di aver trovato un tipo di moto che mi fa aumentare le pulsazioni e la sudorazione e credo che non sia poco...


giovedì 27 maggio 2010

le profezie di Misterione, terza puntata

Continuano le previsioni sul 2000 de Il Globo, questa volta incentrate sul tema alimentazione. Vado subito col primo sommario:

Nell'Imperial Valley della California si fanno fruttare le piante quattro volte all'anno e si ottengono chicchi d'uva grossi quanto mandarini - Carciofi "su ordinazione" in pochi giorni - Esplode il germoglio appena gettato il seme - Dall'istante della semina fino alla tavola del consumatore, nessuna mano d'uomo tocca il prodotto e nessun contadino si sporca più di terra neppure la suola delle scarpe - A forza di incroci, dei maiali sono stati ridotti alle dimensioni di coniglio per un più facile allevamento e smercio - Bastano 42 giorni per trasformare un pulcino in un grasso e carnoso pollo da mercato: meno della metà del processo naturale - I tacchini senza padre, nati da madre vergine

Come nella puntata precedente, anche qui le previsioni sono quell'attimo ottimistiche. Non capisco bene quanto contento potrebbe essere il contadino, né la sua ragione d'esistenza, se davvero non fosse più necessario lavorare i campi. Anche del maiale rimpicciolito mi sfuggono i lati positivi: che me ne faccio di un salame grande come un dito?! Vediamo se col prossimo sommario va un po' meglio:

Alcuni segreti della dieta dei nostri nipoti: bistecche disidratate, ridotte alle dimensioni di francobolli, sandwiches di pollo come un'ostia che si gonfiano dopo l'immersione nell'acqua, fragole trattate con raggi gamma e conservabili fino a vent'anni - Prosciutto, funghi e pere sottoposti a radiazioni atomiche, rimangono freschi come all'istante della produzione e della raccolta - Il frigorifero non servirà più - Gli industriali di cibi inscatolati si lamentavano che i pomodori erano troppo grossi e irregolari: così sono stati prodotti pomodori quadrati - Negli stabilimenti della Du Pont a Wilmington si fabbrica già marmo sintetico che ha le identiche qualità e prestazioni, ma costa un terzo, del marmo naturale - La plastica materiale principale del futuro

A parte l'indovinata impennata dell'utilizzo della plastica, anche qui si naviga nella fantascienza. Se anche fosse possibile avere cibi sempre freschi, non so quanto sarebbe salutare mangiarli conditi di radiazioni atomiche! Mentre il cibo francobollo forse non è così assurdo, ma di certo non si è ancora diffuso quanto credevano.

Stupisce la fiducia incondizionata verso le scienze ed il trattamento chimico del cibo, qualcosa che ora si comincia a mettere seriamente in discussione con coltivazioni biologiche, organiche, biodinamiche... Probabilmente è un po' il taglio della rubrica de Il Globo ad essere così poco critica, magari già dai primi anni '70 c'era qualche movimento verde attento alle coltivazioni; non sono affatto ferrato sull'argomento, quindi non so essere più preciso. Altra cosa da dire, gli accenni alle mutazioni indotte degli animali qui fanno sorridere, ma ci sono cose che l'uomo ha già fatto e che continuerà a fare che forse non sono poi troppo distanti, anzi magari son pure peggio!

Diciamo che questa fantascienza anni '60, questa visione del futuro come qualcosa di efficiente, sicuro e sano, mi fa sorridere, ma in fondo la invidio, perché quest'ottimismo lo si è perso. Ora il futuro è irrimediabilmente oscuro, inquinato, popolato da guerre per le risorse, alterato dai cambiamenti climatici e dall'incuria e il disinteresse dell'uomo. Speriamo di sbagliarci tanto quanto Misterione!

lunedì 17 maggio 2010

inglish

"Vado in Australia per migliorare il mio inglese". La maggior parte delle volte dopo aver detto questa frase mi sono sentito rispondere: "Ma allora stai sbagliando paese!"

E' vero, l'inglese parlato dall'australiano medio ha una cadenza particolare, ma il più delle volte la verità è che un inglese "vero" non esiste. Certo, c'è il british english, c'è "l'inglese della regina", ma anche solo in Inghilterra è possibile trovare diversi dialetti, per non parlare della Gran Bretagna intera. Il più delle volte quando si pensa ad un inglese standard, si ha in mente quello americano: vuoi per la musica, vuoi per i film o le serie tv, è questo per me l'inglese che ho come riferimento e quello che la mia cadenza maccheronica tenta di imitare di più.

Essendo un ex colonia inglese, in Australia l'influenza del british english è forte, ed è la base su cui poi è partita l'evoluzione dell'inglese australiano. Probabilmente questi mesi passati downunder stanno un po' modificando la mia parlata, in fondo non avevo mai passato prima più di due settimane in un paese anglofono. Quello su cui riflettevo oggi, però, è che quotidianamente sono esposto ad una miriade di inglesi differenti, di cui quello australiano è solo una piccola parte.

Al chiosco dove lavoro ho a che fare con molti stranieri, dai paesi più differenti, oltre a qualche australiano: c'è Joe da Newcastle, Tammy da Manchester, Clare e Lee da Glasgow, poi gli asiatici Chay e Rick (India), Basu e Ace (Nepal), Jet (Malaysia), più qualche altro collega del caffè che vedo ogni tanto, come il messicano Juan, o i cuochi del ristorante, un italo-australiano di nome Enzo e un indiano.

Ognuno di loro parla un inglese differente, quello senza "erre" e con delle vocali aperte degli inglesi, lo scottish english che è sicuramente il più curioso e per me il più difficile da capire, il buffo inglese degli indiani che sa essere ostico anche per la testardaggine dei parlanti che non si sforzano molto per risultare meglio comprensibili, la versione malese un po' più nasale e aperta, che fa percepire il background della lingua orientale di partenza, oppure le cadenze più familiari dell'inglese influenzato dallo spagnolo o dall'italiano. Durante le prime settimane ho anche avuto un collega tedesco che come molti suoi connazionali parlava un inglese corretto e facilmente comprensibile.

Oltre a questi colleghi stranieri c'è una manciata di australiani, ognuno col suo modo di parlare: c'è Robbie che è l'australiano doc con la parlata dell'outback, quella proprio eccessiva e caratteristica, c'è Emma che sarebbe comprensibile se rallentasse un po' la velocità di espressione, Kieran che eccede nel senso opposto con una parlata lenta e per questo molto chiara, più qualche superiore, ognuno con una gradazione diversa di accento australiano nel proprio inglese.

Insomma, il chiosco è uno spaccato dell'Australia, tante nazionalità e tante parlate differenti. Sicuramente una buona palestra, se non per imparare un inglese perfetto, almeno per adattare l'orecchio ad una costante babele di inglesi diversi!

sabato 8 maggio 2010

le profezie di Misterione, seconda puntata

Spulciando i vari numeri de Il Globo dei primi anni '70, mi sono imbattuto in una rubrica dal nome "America 2000", dedicata alle invenzioni scientifiche prospettate per i trent'anni a venire. Il giornalista Luigi Romersa, curatore di questa rubrica, ha viaggiato in lungo e in largo gli Stati Uniti da un laboratorio scientifico all'altro, intervistando visionari inventori e cercando di delineare quella che sarebbe stata la vita negli anni duemila.

Dovendomi dedicare alla ricerca di ben altro materiale, non mi è stato possibile leggere gli articoli per intero, ma non ho potuto fare a meno di trascrivere i sommari introduttivi. E' vero che non è mai facile fare previsioni sul futuro, si tende sempre a immaginare un mondo fantascientifico a pochi anni di distanza. Bisogna riconoscere che alcune delle previsioni si sono rivelate corrette. Certe affermazioni di Romersa, però, mi sembrano parecchio ingenue! Mi chiedo che scienziati folli abbia intervistato! E che fine abbiano fatto loro ed i loro studi...

In ogni caso, puntata dopo puntata, prendendo in prestito il nome dell'ormai mitico profeta Misterione, vi riporterò questi geniali sommari. Qui di seguito il primo:

Helmer e Gordon, due vulcanici cervelli da cui dipendono gran parte delle sorti dell'America e del mondo, scatenano una guerra alle leggi della natura per rendere l'uomo utile e giovanile fino dopo i 200 anni d'età - Fra pochi anni, nel 1975, i traduttori automatici elimineranno il problema delle differenze delle lingue - Nel 1990 la vita sarà creata del tutto artificialmente in laboratorio e nello stesso tempo si potrà provocare a piacimento la pioggia e il bel tempo - La scienza farà del futuro un miracolo continuo - Si potrà smontare un essere umano, togliergli il cuore, i polmoni, il cervello, il fegato, l'intestino, le gambe, le braccia e ricomporlo con pezzi artificiali - Si troverà il sistema di avere donne sempre giovani e belle e scomparirà lo spauracchio della menopausa - Topi vengono educati e poi ammazzati, ed il "neurone", in cui è concentrata la scienza appresa, è quindi iniettato in topi "ignoranti": sarà lo stesso per gli uomini

Non male la vita nel duemila, eh? Soprattutto per le donne sempre giovani e belle... Piuttosto ottimistica la previsione sulle lingue, mi sa che Romersa ha intervistato uno sceneggiatore di Star Trek credendo fosse uno scienziato! Col meteo qualcosa si è fatto, ma non così a comando. Anche l'ultima ipotesi fa molto fantascienza ed eugenetica. E questi Helmer e Gordon che avevano in mano le sorti del mondo, dove sono finiti?!

Ed ecco il secondo sommario:

I militari, che potranno essere trasportati da un punto all'altro del mondo nel giro di venti o trenta minuti per mezzo di razzi, adopereranno piccole "carabine atomiche" della potenza di un kilotone - Tempeste e bufere di pioggia e tormente di neve saranno artificialmente create per bloccare il nemico - I delfini verranno adoperati come i ricognitori marini del futuro - Regolari traffici con la "colonia-Luna" per mezzo di autobus spaziali a centocinquata duecento posti - Basterà una pillola per rendere gli uomini immuni alle radaizioni nucleari

Anche qui grande ottimismo, sembra più L'Eternauta che una plausibile previsione per il duemila. I delfini credo siano stati seriamente usati in campo militare, ma sono piuttosto ignorante al riguardo e tutto quello che riesco a ricordare sono quelli totalmente inutili di Steve Zissou! Alla prossima!

giovedì 6 maggio 2010

A380 experience!

Oggi ho preso il biglietto di ritorno, parto il 15 giugno mattina e arrivo il giorno seguente, all'alba, a Malpensa, volando con Singapore Airlines. Purtroppo la lowcost AirAsia che tanto economica si era rivelata all'andata, per il viaggio di ritorno diventa meno conveniente. E' vero che volo da Melbourne, quindi più lontano rispetto all'arrivo nell'Australia Occidentale, però il prezzo è più che raddoppiato!

Con un centinaio di dollari in più, quindi, posso volare con una compagnia aerea vera, cibo e intrattenimento compresi, e non devo fare scalo a Londra. Inoltre avrò l'inaspettato piacere di poter volare, nella prima tratta da Melbourne a Singapore, su un Airbus A380! Trattasi, per chi non ne fosse al corrente, del più grosso aereo di linea mai costruito. E' vero che è solo qualche metro più grande dello storico 747, ma il solo fatto di avere due piani lo rende un vero e proprio palazzo volante! Ok, sto parlando più dell'aereo che del ritorno, ma se mi conoscete non sarete sorpresi. Aggiungo soltanto che ho deciso di partire qualche ora prima e attendere di più a Singapore solo per poter volare sull'A380 e non su un "banale" Boeing 777 (che, per la cronaca, mi attenderà a Singapore per il volo verso l'Italia).

Fino a qualche settimana fa pensavo di tornare intorno a metà maggio, l'avevo anche scritto qui sul blog mi pare. Ho però cambiato idea, o meglio ho deciso di estendere di un mese la mia permanenza, perché mi sembrava di partire troppo presto. Un po' perché sul lavoro ormai mi trovo bene, mi arrangio in tutto e, a parte in questi giorni di pioggia, mi trovo a lavorare di più perché alcuni colleghi hanno lasciato. Per quanto banale possa essere il mio lavoro, è comunque piacevole e abbastanza soddisfacente gestirmi i miei spazi e le mie mansioni senza dover chiedere continuamente agli altri come fare le cose o dove trovare quello che serve come all'inizio. La routine casa-lavoro è, appunto, diventata un'abitudine e mi sono reso conto che non volevo abbandonarla così presto.

Inoltre, sia per il maggior lavoro che per un mio impigrimento, la ricerca per la tesi aveva subito un rallentamento. Ben venga quindi questo mese aggiuntivo per completare gli studi sul posto. La spulciatura delle prime pagine de Il Globo procede a gonfie vele, tra brutto tempo e giorni di riposo, in questi giorni sto facendo una full-immersion alla State Library con i microfilm del giornale, ho appena terminato gli anni '70. Mi ha fatto un certo effetto leggere i titoli del caso Moro, settimana dopo settimana, o le notizie quasi regolari degli altri omicidi legati al terrorismo di sinistra o di destra. Altro titolo regolare in quel periodo è stato questo: "Il governo Andreotti in crisi"! Ma quanti governi ha guidato o tentato di guidare?! Inoltre scopro perle di giornalismo come la seguente:

Mi è stato appena chiesto se mi sento triste o agitato per il rientro. Devo ammettere che in questi giorni ho faticato a prendere sonno, quindi probabilmente agitato lo sono! La tristezza ci sarà di sicuro, ma intanto non si sente visto che ho ancora più di un mese davanti a me. I piani per il futuro prendono piano piano forma, anche per questo il rientro lo vivo in maniera positiva e con attesa. Spero inoltre che il tempo a Bergamo, in questi quaranta giorni che mi separano dall'Italia, abbia modo di sistemarsi e volgersi al bello!