mercoledì 12 novembre 2008

"wolcam to Ostrelia"


Da qualche settimana è finalmente disponibile il trailer di Australia, il nuovo film di Baz Luhrmann, meglio conosciuto come "il regista di Moulin Rouge". Nonostante la fama, è un regista che centellina le sue uscite, un po' come i Tool in campo musicale: in sedici anni ha diretto solo quattro film! Non posso giudicare i suoi lavori, avendone visto solo uno, ma è di sicuro un regista originale; ogni sua opera inoltre genera parecchia attesa.

Il film si colloca temporalmente negli anni della Seconda Guerra Mondiale, l'evento che vedrà coinvolti da vicino i protagonisti sarà il bombardamento di Darwin, cittadina nel nord dell'Australia, da parte dei giapponesi. Nel mezzo, la Kidman che arriva dall'Inghilterra, un'allevamento da gestire e un piano segreto ai suoi danni da sventare.


Tra gli altri attori decisamente più di richiamo, è presente l'ormai immancabile attore aborigeno David Gulpilil, già visto in tanti altri film tra cui: The proposition, The tracker, Rabbit-proof fence e persino in Crocodile Dundee. Ormai un'icona, sta passando il testimone al figlio Jamie Gulpilil, anche lui presente nella pellicola di Luhrmann.

Ovviamente già dal nome un film così non poteva non interessarmi... Però arriva proprio mentre A fortunate life mi sta dando un background di quel periodo, quindi in qualche modo completa e dà immagine e spessore a ciò che sto leggendo. A differenza della Prima Guerra Mondiale, vissuta dallo scrittore sulla sua pelle (vedi post precedente), la Seconda viene descritta da padre di famiglia che vede partire tre figli per andare a combattere i giapponesi, vedendone purtroppo tornare solo due. Quindi dopo i drammi e traumi del combattimento nelle trincee, si passa all'ansia per chi è al fronte e alle difficoltà sociali da affrontare, con mancanza di lavoro cronica e aiuti da parte del Governo praticamente inesistenti.

Mi piace come, tra documenti, romanzi, film, stia prendendo forma nella mia testa la storia dell'Australia, almeno degli eventi principali. Ahimé devo riconoscere la mia ignoranza e ammettere che questo tipo di studio sarebbe da fare anche sull'Italia, visto che le mie lacune sulla storia del nostro paese sono sicuramente ampie. Ma che dire, l'Australia è esotica e appassionante; sono sicuro che poi quando sarò lontano rivaluterò l'Italia, come fatto da molti emigrati, ma per ora le mie attenzioni sono rivolte verso l'estero.

Il titolo del post fa riferimento al trailer del film e alla pronuncia tipicamente aussie di Hugh Jackman! Uscita in Italia prevista per il 16 gennaio. Qui il sito ufficiale.

sabato 1 novembre 2008

in the trenches


Con la mia proverbiale lentezza, sto finalmente ultimando la lettura di A fortunate life, autobiografia di un australiano cresciuto nel primo novecento. Dopo diversi capitoli dedicati ai suoi primi vent'anni di vita, pieni di avvenimenti, ma comunque sempre legati ad una vita rurale, mi ha colpito molto invece essere trasportato nelle trincee della battaglia di Gallipoli.

Come nel resto del testo, la scrittura di Facey è molto semplice ed essenziale (non ha mai potuto andare a scuola ed ha imparato a leggere e scrivere per conto suo), ma forse è proprio questo a rendere la descrizione della guerra così cruda ed efficace.

Forse per voi leggere gli estratti seguenti non darà le stesse sensazioni, è probabile che io ormai sia piuttosto coinvolto dal libro e dalla vita di questo australiano e che quindi queste sue esperienze di guerra mi emozionino di più, ma voglio comunque citare qualche riga del testo.

"Troops were taken off both sides of the ship onto destroyers. My platoon and other 'D' Company men were on the same destroyer. All went well until we were making the change into rowing-boats. Suddenly all hell broke loose; heavy shelling and sharpnel fire commenced. The ships that were protecting our troops returned fire. Bullets were thumping into us in the rowing-boat. Men were being hit and killed all around me. When we were cut loose to make our way to the shore was the worst period. I was terribly frightened. The boat touched bottom some thirty yards from shore so we had to jump out and wade into the beach. The water in some places was up to my shoulders. The Turks had machine-guns sweeping the strip of beach where we landed - there were many dead already when we got there. Bodies of men who had reached the beach ahead of us were lying all along the beach and wounded men were screaming for help. We couldn't stop for them - the Turkish fire was terrible and mowing into us. The order to line up on the beach was forgotten. We all ran for our lives over the strip of beach and got into the scrub and bush. Men were falling all around me. We were stumbling over bodies - running blind."

"It is a terrible thing, a bayonet charge. I was in several in the first few days, and about eleven altogether. You would have to be in a charge to know how bad it is. You are expecting all the time to get hit and then there is the hand-to-hand fighting. The awful look on a man's face after he has been bayoneted will, I am sure, haunt me for the rest of my life; I will never forget that dreadful look. I killed men too with rifle-fire - I was on a machine-gun at one time and must have killed hundreds - but that was nothing like the bayonet."

Ad un certo punto, dopo giorni di guerra di posizione ed un fallito attacco da parte turca, fu deciso un armistizio di un giorno per recuperare e seppellire i cadaveri.

"This whole operation was a strange experience - here we were, mixing with our enemies, exchanging smiles and cigarettes, when the day before we had been tearing each other to pieces. Apart from the noise of the grave-diggers and the padres reading the burial services, it was mostly quiet and strange. Away to our left there were high table-topped hills and on these were what looked like thousands of people. Turkish civilians had taken advantage of the cease-fire to come out and watch the burial. Although they were several miles from us they could be clearly seen."

"On May twenty-fifth something happened that shocked all who saw it. Quite a few of use were sitting on the edge of our dugouts watching the navy ships shelling the Turkish positions away beyond our frontline. One large ship, the Triumph, was sending shells over our position from what seemed about two miles off shore. Suddenly there was a terrible explosion and for a few seconds we wondered what had happened. Then we realised that the Triumph had been hit by a torpedo. She started to list to the side and within fifteen minutes was completely upside down with her two propellers out of the water. In another half an hour she had disappeared completely. After the torpedo struck, the guns, both fore and aft, were firing as fast as they could and those gunners must have gone down with their ship. We considered this one of the most gallant acts of bravery that we had seen and we had seen many by this time. Most of the crew jumped overboard, and destroyers and small boats went to their rescue. We were told that about four hundred had lost their lives."

lunedì 27 ottobre 2008

terra senza tempo

Qualche sera fa ho guardato un documentario chiamato Australia: Land beyond time. Nei cinema è uscito in versione IMAX, quel formato cinematografico che permette una definizione più alta rispetto alle comuni proiezioni e anche una profondità 3D grazie agli appositi occhiali.

Non ho visto molti prodotti IMAX finora, credo che questo sia il terzo o il quarto in totale, uno solo dei quali al cinema, e l'impressione che ne ho ricavato non è sempre stata positiva. Se li si vede al cinema, l'effetto terza dimensione è notevole, niente a che vedere con il vecchio 3D fatto con gli occhialini dalle lenti rossa e blu. Ma la mia esperienza in questo caso è molto limitata perché il film che vidi (un documentario sui mini sommergibili che hanno permesso di entrare a filmare nel Titanic e recuperare alcuni oggetti) non sfruttava certo questa possibilità: ricordo due sole scene in cui un oggetto filmato sembrava davvero venire addosso allo spettatore.

Il problema di Australia: Land beyond time è un po' diverso, in effetti, e forse la colpa è mia che ne fruisco in un contesto che non è proprio quello per cui è nato, e cioè la visione privata su un banalissimo schermo da computer. In questo caso, quindi, l'effetto 3D ovviamente non posso giudicarlo. Più che altro quello che non mi ha convinto molto è che il tutto si risolva in una serie di immagini sulla natura australiana con commento piuttosto piatto di quello che si sta vedendo. C'è anche da dire che condensare in 40 minuti l'evoluzione di un continente e le sue caratteristiche attuali non è certo un compito facile.

Le immagini comunque sono spesso splendide, grazie alle ambientazioni incredibili di cui l'Australia pare piena, e quindi il risultato finale è sicuramente sufficiente. Diciamo che è un documentario che gioca molto sull'effetto visivo e meno sulla profondità dei contenuti.

In ogni caso, metto qui di seguito qualche snapshot delle scene che più mi son piaciute.
Enjoy!










mercoledì 22 ottobre 2008

the toxicity of our city


Se gli americani per testare le bombe atomiche hanno scelto Bikini, se i francesi hanno sfruttato l'atollo di Mururoa, gli inglesi... beh, loro hanno pensato in grande: perché non utilizzare l'Australia? Tanto di posto ce n'è... E così è stato, tra il 1955 e il 1963 a Maralinga, parte dell'area dedicata ai test di Woomera nel South Australia, sono state effettuate più di 700 prove, di cui sette furono esplosioni atomiche vere e proprie (qui una delle sette, di media potenza, ma sempre impressionante).

Non avevo mai sentito parlare di questi test. Magari sono cosa conosciuta per molti di voi, ma sicuramente non hanno avuto la stessa risonanza dei test americani, oppure di quelli francesi anche per via della ripresa degli esperimenti negli anni '90 (come dimenticare l'efficace "Fuck Chirac!" ?). E' stato Sergio a parlarmene di recente, prestandomi una rivista con un servizio al riguardo. Facile poi trovare notizie sul web, soprattutto legate alla disputa sull'efficacia o meno delle seguenti bonifiche. Ma andiamo con ordine.

Dopo due test minori nel Western Australia e in una zona vicino Maralinga, il Governo Britannico fece richiesta all'Australia di un sito permanente. Maralinga venne ritenuta ideale per limitare la contaminazione seguente alle esplosioni. La zona era abitata da due tribù aborigene, i Pitjantjatjara e Yunkunytjatjara (più facili da pronunciare che da scrivere) che vennero trasferite (ovviamente a forza) in un'altra località, senza grandi considerazioni per i significati storici e soprattutto spirituali dei luoghi originari di queste persone.

Nonostante i grandi test atomici abbiano più risonanza (non solo al momento dell'esplosione...) e siano abbastanza pubblicizzati, i test minori sono passati praticamente in silenzio e, almeno in questo caso, furono certamente i più dannosi. Obiettivo di questi test secondari era analizzare le conseguenze di un'esplosione non nucleare di una bomba atomica, situazione che si sarebbe potuta creare in caso di esplosione accidentale dell'ordigno. Il problema è che in questo modo molto del materiale radioattivo venne disperso sul terreno. Anche le esplosioni principali comunque ebbero conseguenze negative superiori alle aspettative, con ricadute inquinanti molto più vaste di quanto pianificato. Inoltre, a differenza di quanto detto al tempo dal Governo Britannico, è stato scoperto che nei giorni immediatamente seguenti alle esplosioni fu ordinato a truppe militari di esercitarsi nelle aree utilizzate per gli esperimenti, per testare gli indumenti protettivi e studiare gli effetti del fallout radioattivo.

Una prima bonifica venne fatta nel 1967, ma questa era evidentemente molto superficiale, visto che dall'inizio degli anni '80 vennero alla luce i primi casi di tumore e cecità, soprattutto riguardanti le popolazioni aborigene che si erano ristabilite nella zona. Nel 1985 venne istituita una commissione con il compito di investigare sui danni causati dai test atomici. La commissione McClelland provò che l'area era ancora contaminata e che era necessario operare una bonifica più approfondita. Questa venne effettuata comunque anni dopo, tra il '96 e il 2000. Ora le zone più a rischio lo sono solo in caso di occupazione permamente, ma non in caso di accesso limitato.

Molto poco venne fatto per aiutare le tribù deportate, le cui difficoltà di integrazione non fecero che aumentare i problemi sociali già accusati dagli aborigeni; del resto i molti indigeni che riuscirono ad evitare la deportazione rimanendo a Maralinga subirono forse una sorte peggiore per via delle radiazioni ancora presenti.

Concludo con due riferimenti più o meno contemporanei a questi eventi: un team minore di rugby, credo di Sydney, ha il simpatico nome di Maralinga Isotopes! Infine, il supergruppo Anderson Bruford Wakeman Howe si ispirò ai fatti di Maralinga per una canzone dell'album omonimo e, all'interno del libretto, riportò queste parole:

"In 1954 the British Government, in order to maintain the balance of power between east and west, exploded their first atom bomb at Woomera. They failed to contact all of the aborigine peoples at the time. The aborigines still call this ’the day of the cloud.’ "

domenica 19 ottobre 2008

radio days


Qualche giorno fa ascoltando Nikki e il suo Tropical Pizza sono venuto a conoscenza di una radio australiana chiama Triple J, radio nazionale del canale pubblico ABC. Conosco poco il panorama radiofonico italiano, figurarsi quello agli antipodi, quindi non so quanto sia ascoltata. E' sicuramente dedicata ad un pubblico giovane, su Wiki si parla di una proposta di musica alternativa e indipendente da tutto il mondo, ma con supporto della scena nazionale. Ad un primo sguardo l'offerta mi pare tanta, ci sono programmi di ogni tipo, dal pop al metal.

Per ora l'unica cosa che ho ascoltato è il programma Full Metal Racket, tre ore settimanali condite con interviste, pezzi storici e ovviamente novità, soprattutto internazionali, ma anche australiane. Il bello è che è possibile ascoltare l'ultima puntata trasmessa in qualsiasi momento, ovviamente in streaming (se siete interessati, cercate il primo Listen che si trova alla destra del logo della radio), e questo vale per ogni programma. Forse è una cosa comune per qualsiasi radio in Internet, la mia conoscenza al riguardo è piuttosto scarsa! Comunque, questo programma è piacevole, il deejay è simpatico (e ovviamente dalla buffa pronuncia!) e la musica è forse perfino troppo estrema.

Approfondirò presto ascoltando anche altri programmi, visto che da tempo ormai i miei ascolti si sono diversificati, e se troverò materiale che reputo interessante non mancherò di segnalarlo sul blog. Stay tuned!

Musica: Gojira "The way of all flesh"

giovedì 2 ottobre 2008

vee eight!


Archiviato un altro esame e finito il corso intensivo di lingua cinese, eccomi tornato a scrivere sul blog. Il post di oggi però temo possa risultare interessante solo per due o tre di voi, visto che parlerò di motori e corse australiane.

Gli australiani sono un popolo che ha grande passione per lo sport, è facile capirlo guardando i risultati ottenuti alle Olimpiadi di Pechino: sesto posto assoluto, credo uno dei primi se rapportato al numero di abitanti del paese. La passione è forte anche per gli sport motoristici, il maggiore dei quali è chiamato V8 Supercars, ed è proprio quello che ultimamente ha attirato la mia attenzione.

In realtà conosco le gare di Turismo australiano già da tempo, il primo contatto coi motori australi è avvenuto parecchi anni fa grazie al cugino Sam e ad una videoregistrazione della Bathurst del 1993 (credo, anno più anno meno), gara culto che per gli australiani vale come Monza per noi, o Indianapolis per gli americani.

Purtroppo gli unici canali televisivi che si occupano di corse da tutto il mondo stanno sul satellite, quindi io son tagliato fuori, inoltre sono praticamente impossibili da recuperare con altri mezzi (download) essendo poco diffuse, al contario delle gare NASCAR americane. Spero almeno di riuscire a recuperare la Bathurst di quest'anno, che si terrà il secondo weekend di ottobre.

L'unica mia fonte è quindi youTube, ci sono video interessanti che vanno dalle solite crash compilation, a situazioni eccezionali (sicuramente molti di voi avranno visto il video del canguro che attraversa la pista evitato, fortunatamente, da tutte le auto; è stato trasmesso persino dai tg nazionali) e, purtroppo più raramente, da qualche highlights delle gare.

La serie è basata sul duello tra due case motoristiche, la Ford e la Holden (che è del gruppo General Motors; per qualche tempo i modelli non erano altro che delle Opel con un altro marchio, ora invece non hanno più nulla a che fare con quelli europei), con i modelli chiamati Falcon e Commodore rispettivamente. Le gare sembrano spettacolari, complice anche il fatto di avere circuiti ancora interessanti, con tanti saliscendi e curve veloci, come ormai in Europa ce ne sono pochi. Tra le piste famose c'è il vecchio circuito cittadino di Adelaide, dove correva la Formula 1 fino agli anni '90, o quello di Surfers Paradise diventato famoso sempre nei '90 grazie alla Formula Indy. Poi c'è Phillip Island dove corre anche la MotoGP. C'è anche un circuito in zona Perth, dal simpatico nome di Barbagallo Raceway. Di sicuro l'anno prossimo farò il possibile per andare ad assitere alla gara delle V8!

Come già detto, la gara più mitica della serie, e dell'Australia, è la Bathurst, corsa sulla distanza di 1000 km sul circuito Mount Panorama, nel New South Wales. Traguardo, rettilinei lunghi, salita sul monte, destra-sinistra veloci in discesa, rettilineo da trecento all'ora di raccordo e via così.

Ecco qualche video:

Bathurst:

Ecco un premio per chi è arrivato in....fondo a questo post!


Musica: Seether "Finding beauty in negative spaces"

sabato 13 settembre 2008

dalla Cina con furore!


Cari amici, la mia assenza da due settimane a questa parte è dovuta a impegni universitari, soprattutto alla frequentazione di un corso di alfabetizzazione di lingua...cinese! Eh si, visto che tanto col tedesco non ho alcun tipo di problema, perché non imbarcarci in quest'altra avventura? Beh, in realtà il corso di cinese vero e proprio è di un solo semestre, per trenta ore di lezione. Peccato che per ottenere i cinque crediti corrispondenti debba anche seguire il corso propedeutico di settantacinque ore in tre settimane...

Ma tant'è, questa lingua mi affascinava (o meglio, i suoi caratteri; vedi sopra) e così ho deciso di buttarmi. Lo studio del cinese è difficoltoso, ma non pare insormontabile come si potrebbe pensare. La fonetica è astrusa, la lingua ruota tutta intorno a quattro toni diversi che cambiano il significato a parole per il resto identiche; i caratteri sono veri e propri disegni, a volte anche complessi, che si devono saper disegnare e ovviamente anche riconoscere; per farvi un esempio, per poter leggere un giornale bisogna conoscere qualcosa di più di 2500 caratteri. Al termine dei primi due semestri, il bagaglio di caratteri sarà intorno ai 750, mentre io che ne seguo solo uno quindi credo potrei arrivare ad un 300 scarso, visto che inizialmente ci si concentra più sulla lingua parlata.

In ogni caso, seguire lezione mattina e sera in maniera intensiva mi porta via abbastanza tempo, da cui il mio latitare sul blog (e con le e-mail, sorry Ele!), ma l'Australia mi accompagna grazie all'ottimo "A fortunate life" (vedi post precedente) che mi ha davvero coinvolto! Ho scoperto che non è mai stato tradotto in italiano (perché la storia di uno sfortunatissimo australiano campagnolo del primo '900 non interessi un lettore del Belpaese, proprio non lo capisco...) e così mi ero pure cimentato in un tentativo di traduzione amatoriale, scoprendo quanto sia un lavoro difficile, ma di soddisfazione. Se troverò ritagli di tempo qua e là prossimamente, cercherò di potarlo avanti, più come esercizio personale che come progetto utile a qualcosa, in effetti.

Comunque, quando avrò un po' di tregua dal cinese, prometto nuovi aggiornamenti!

mercoledì 27 agosto 2008

letture...

In quest'inizio di settimana ho ricevuto via posta due libri a tema australiano acquistati su Amazon, attirato dai prezzi da discount di questo sito. Il primo libro è un romanzo, "A fortunate life" di A.B. Facey, mentre il secondo è una specie di manuale: "Living and working in Australia", di David Hampshire.


"A fortunate life" è un autobiografia, pubblicata nel 1981 quando l'autore aveva 87 anni; morì pochi mesi dopo, ma fece in tempo a vedere il grande successo avuto dal suo libro. Ho trovato un riquadro che ne parlava sulla Lonely Planet, nel capitolo dedicato al Western Australia. L'autore ci arrivò da piccolissimo con la nonna e i fratelli, dopo aver perso il padre ed essere stato abbandonato dalla madre. La sua storia pare una raccolta di sfortune: iniziò a lavorare a otto anni, venne costantemente sfruttato, combattè nella prima Guerra Mondiale dove venne ferito gravemente (sopravvisse a Gallipoli, ma non così due suoi fratelli), lottò per sopravvivere durante la Grande Depressione, perse un figlio nella seconda Guerra Mondiale...

Citando dalla Lonely: "Oltre all'impatto emotivo, questa autobiografia è anche un importante documento storico: Facey, infatti, visse in prima persona molti degli avvenimenti principali che hanno contribuito a formare l'identità culturale dell'Australia. [...] A.B. Facey ha documentato in modo così semplice ma al tempo stesso così potente la sua esistenza e gli eventi che hanno contribuito a forgiare una nazione intera."

Questo libro mi sembra quindi un buon modo per conoscere meglio la storia di questo paese. E inoltre era in vendita usato a una sterlina, praticamente ho pagato di più per le spese di spedizione che per il libro stesso...


Anche qui attirato dal basso prezzo (meno della metà, ma questa volta il libro è nuovissimo), ho deciso l'acquisto di questo manuale per avere un riferimento su varie materie: si va dal lavoro alla sanità, dalle assicurazioni alla ricerca di un abitazione, da tutto ciò che riguarda auto e circolazione stradale a notizie varie su shopping, sport e cultura generale. Sono tutte informazioni che si possono trovare con qualche ricerca su internet (o, se vogliamo fare i tennici, "gugolando"), ma certo è comodo averle tutte insieme elencate in maniera chiara e (spero!) affidabile.

Mi sembra un libro ben fatto, che almeno può darmi un'idea di base su certi temi che non vanno sottovalutati (primi fra tutti casa e lavoro). Certo non c'è nulla come l'esperienza sul campo (cosa che farò anche in senso letterale, ma questo è un altro discorso...), ma almeno la potrò fare avendo qualche riferimento in testa.

Infine, volendo proprio valutare ogni aspetto, sono letture in inglese che vanno sempre bene per esercitare la lingua straniera!